Articolo pubblicato su Olympian's News numero 60.
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Tessuto connettivo
Il tessuto in azione
parte 1

di Elzi Volk
volk@thinkmuscle.com

Gli atleti sono soprattutto interessati all'aumento della forza o della velocità per delle attività specifiche. Aumentare la massa e la forza muscolare, le capacità di durata, l'utilizzazione del carburante e l'efficienza, spesso sono questi gli obiettivi principali dell'allenamento. Dedichiamo molto impegno, tempo e soldi alla massimizzazione delle nostre capacità muscolari. Spesso però una parte integrante della nostra anatomia viene messa in secondo piano: il tessuto connettivo.

L'indolenzimento dovuto all'attività fisica è un'esperienza comune, spesso un risultato incidentale accettato dell'allenamento. Gran parte dell'indolenzimento è dovuto ai traumi sul tessuto muscolare ma lo stress è indotto anche sui tessuti collegati ai muscoli: ossa, tendini e legamenti. Questi tessuti sono anche soggetti a una manifestazione della seconda legge delle termodinamica: l'invecchiamento.

Il corpo umano è una macchina meravigliosa costellata di fasce elastiche, cardini e articolazioni. A differenza dell'uomo di latta, l'oliatore non è un'opzione per quando le articolazioni si “arrugginiscono”. Quando Humpty Dumpty cade tutta l'armata del re non riesce a rimetterlo insieme. Ma se l'uomo di latta e il povero Humpty si fossero presi cura del loro tessuto connettivo forse sarebbero guariti e avrebbero continuato a fare squat anche in età avanzata.

 

I. Cos'è il tessuto connettivo?

Insieme a quello del tessuto muscolare, il trauma al tessuto connettivo è una fonte importante di disagio fisico, specialmente negli atleti. Ciò non è sorprendente considerando che il tessuto connettivo è uno dei tessuti più abbondanti e diffusi del corpo. Forma le ossa, avvolge gli organi, tiene i denti al loro posto, ammortizza e lubrifica le articolazioni e collega i muscoli allo scheletro.

Il tessuto connettivo svolge molte funzioni. Da forma e sostegno meccanico all'organismo. Inoltre, modula la migrazione, la crescita e la differenziazione cellulare. Quelle che seguono sono le caratteristiche principali del tessuto connettivo:

Strutturale e meccanica: Il tessuto connettivo sostiene la forma delle cellule, dei tessuti e degli organi interagendo con il citoscheletro. Il tessuto connettivo strutturale più evidente sono le ossa che formano lo scheletro e sostengono tutto l'organismo.

Difesa: Contiene cellule e metaboliti importanti per la funzione immunitaria per gestire le infiammazioni e la riparazione dei tessuti dopo l'infortunio.

Alimentazione e trasporto di molecole: I vasi sanguigni, un tessuto connettivo, trasportano le sostanze in tutto il corpo. I componenti del tessuto connettivo regolano il movimento dei nutrienti fra le cellule.

Deposito: Il tessuto adiposo è un tessuto connettivo unico, fornisce deposito di energia e isolamento.

La funzione del tessuto connettivo è mediata dalle sue diverse componenti, gran parte delle quali sono macromolecole che interagiscono una con l'altra e con le cellule. Modificare le proporzioni e la disposizione delle singole componenti determina la funzione di un particolare tessuto. Molte malattie sono dovute a difetti noti nella struttura principale di una o più componenti. L'interruzione dei meccanismi regolatori della degradazione contribuisce a condizioni come l'osteoartrite e le complicazioni nel diabete. Inoltre, le deficienze alimentari e molti farmaci possono interferire con la regolazione della sintesi e la degradazione del tessuto.

Questo articolo esamina le influenze di svariati fattori sui tipi di tessuto connettivo più sfruttati dall'attività fisica: cartilagini, tendini e legamenti. Sono presentate informazioni sull'istologia e sulla fisiologia del tessuto connettivo per permettere ai lettori di capire in che modo l'alimentazione e alcuni farmaci influenzano la sintesi, la degradazione e il rimodellamento di questi tessuti. Insieme a una breve discussione degli effetti di attività specifiche e di disordini metabolici, sono esaminati i ruoli dell'alimentazione e di molti farmaci comuni.

 

II. Caratteristiche comuni 1,2

Il tessuto connettivo è metabolicamente attivo e svolge molte funzioni strutturali. Il tessuto è composto da tre componenti fondamentali: fibre, sostanza fondamentale e cellule. Le fibre e la sostanza fondamentale, che si trovano all'esterno delle cellule, sono chiamate collettivamente matrice extracellulare. La matrice separa e protegge le cellule, sostenendo il peso e le tensioni e fornendo difesa. Popolazioni miste di cellule con funzioni diverse interagiscono con la matrice extracellulare contribuendo ai vari meccanismi nella fisiologia del tessuto. Tranne la cartilagine, il tessuto connettivo è innervato (è fornito di nervi). La vascolarità (afflusso di sangue) nei tendini e nei legamenti è limitata mentre la cartilagine è avascolare (non riceve sangue). L'ulteriore analisi delle varie componenti chiarirà il loro contributo nei riguardi di questi attributi.

Fibre: Nel tessuto connettivo sono presenti tre grossi tipi di proteine fibrose: proteine collagene, elastiche e reticolari. I tessuti contengono uno o più tipi di collagene e proporzioni diverse di fibre collagene ed elastiche. Le fibre si associano con componenti aggiuntivi alle componenti e ai minerali extracellulari per formare tessuto connettivo specializzato. Solitamente il tipo di fibra predominante determina le proprietà specifiche di un tessuto. L'espressione dei tipi di tessuto connettivo è in gran parte una funzione dei tipi cellulari inerenti, dell'ambiente esterno e dell'età fisiologica dell'organismo. Il collagene è la proteina più abbondante raccogliendo ~30% delle proteine totali nel corpo. Sono stati isolati e caratterizzati almeno 14 tipi di collagene e la maggior parte dei tessuti ne contiene molti tipi. I tipi di collagene possono formare fibrille o foglietti che danno forza ed elasticità. Tutti i collageni condividono una struttura comune, quello che varia è la loro composizione chimica, l'organizzazione delle macromolecole, la distribuzione nel tessuto e la funzione. I tipi più comuni di collagene sono descritti nella tabella 1. Gli altri tipi sono considerati minori anche se si trovano in quasi tutti i tessuti in quantità minuscole.

Tabella 1. Principali tipi di collagene e loro caratteristiche

Tipi di collagene

Distribuzione nei tessuti

Ultrastruttura

Sintesi

Funzione

I

Pelle, ossa, tendini, fasce

Grosse fibrille densamente accorpate

Fibroblasti, osteroblasti, condroblasti

Stabilità meccanica e resistenza alla tensione

II

Cartilagine

Fibre molto fini

Condroblasti

Forza di tensione

III

Pelle, vasi ematici, organi interni, muscoli lisci

Fibrille fini poco compatte

Muscoli lisci, fibroblasti, epatoblasti

Flessibilità

IV

Sostanza fondamentale

Foglietti sottili amorfi

Cellule endoteliali ed epiteliali

Supporto e filtrazione

La sintesi di collagene coinvolge una cascata di modifiche biochimiche delle sostanza di costruzione originarie. Molti enzimi, cofattori e promotori della crescita influenzano queste modificazioni che sono cruciali per la struttura e la funzione del collagene maturo. La forma di collagene più abbondante, il tipo I, è composto da tre unità di catene di polipeptidi che sono composte da subunità di amminoacidi. Le diversità nella struttura chimica delle catene di polipeptidi determina i diversi tipi di collagene. Queste catene si attorcigliano in una triplice elica per formare molecole chiamate procollagene. Il procollagene si forma all'interno delle cellule e poi è trasportato all'esterno nella matrice extracellulare. Fuori dalle cellule il procollagene è modificato per formare tropocollagene che poi si trasforma in microfibrille. Le microfibrille formano le fibrille quando vengono compattate insieme sovrapponendosi. Le microfibrille sono tenute insieme da legami di idrogeno, interazioni idrofobiche e rinforzate da legami crociati fra le molecole di tropocollagene. I tipi e le quantità caratteristici dei loro legami crociati determinano in larga parte le proprietà meccaniche delle fibre di collagene. Come vedremo nel corso di questo articolo, le deficienze di nutrienti e i farmaci possono influenzare la sintesi o il metabolismo durante le fasi critiche dello sviluppo del collagene.

Nel collagene di tipo I e III le fibrille formano le fibre. Queste fibre si associano per formare fasci nel collagene tipo I ma nel collagene tipo II (cartilagine) le fibre non si formano. Il diametro delle fibre dipende dal numero di fibrille che contengono. Le variazioni nel diametro delle fibrille sono spesso osservate nell'invecchiamento e sono influenzate da alcuni farmaci come gli steroidi anabolizzanti.

Il funzionamento dei tipi di collagene e dell'orientamento differiscono fra i vari tessuti connettivi e anche fra le specie. In generale le fibre di collagene non sono elastiche ma hanno una grande forza di tensione fornendo una combinazione di flessibilità e di forza ai tessuti in cui si trovano. Il diametro delle fibre e il loro orientamento lungo le linee dello sforzo costituiscono la forza di tensione di un tessuto.

Le fibre elastiche sono prevalenti nei tessuti soggetti ad allungamento come i legamenti ma si trovano anche insieme al collagene nei tendini, nelle arterie e nella pelle. La lunghezza, lo spessore e la distribuzione delle fibre elastiche differisce nei vari tessuti. Le fibre elastiche sono composte da elastina racchiusa all'interno delle microfibrille tubolari e sono più sottili e rigide delle fibre di collagene. Queste fibre si allungano facilmente, fino a una volta e mezzo la loro lunghezza originale. Ogni fibra di elastina forma una rete di legami crociati con altra elastina. L'intera rete può espandersi e contrarsi come un elastico.

Le fibre reticolari sono estremamente sottili e diramate per formare una rete estesa in alcuni organi come i muscoli lisci, il tessuto adiposo e il midollo. Queste fibre sono composte da proteine di collagene associate a glicoproteine e proteoglicani. Durante l'infiammazione e la guarigione di ferite la maggior parte dei tessuti ha molte fibre reticolari che in seguito sono sostituite dalle fibre collagene normali.

Sostanza fondamentale: La sostanza fondamentale riempie gli spazi fra le cellule e le fibre. La sua viscosità agisce come un lubrificante a causa dell'alto contenuto di acqua. I precursori solubili delle proteine fibrose, i proteoglicani, le glicoproteine e altri ormoni secreti dalle cellule sono abbondanti nella sostanza fondamentale.

I due maggiori componenti della sostanza fondamentale sono i proteoglicani e le glicoproteine strutturali che trattengono le molecole d'acqua e danno forza, rigidità ed elasticità alla matrice extracellulare. La struttura chimica dei proteoglicani determina la loro struttura e funzione che sono esaminate in seguito.

I proteoglicani sono molecole grandi formate da molte catene lineari di unità polisaccaridi dette glicosaminoglicani (GAG). I proteoglicani monomeri sono raggruppati in base alla lunghezza e al tipo di catene GAG attaccate a una proteina centrale. Queste catene GAG si diramano dal centro come setole da uno scovolino. Sei classi di GAG sono composte da subunità ripetute di due zuccheri modificati. Un amminozucchero (glucosamina o galattosamina) è sempre presente come uno dei due zuccheri nelle subunità ripetute. Queste subunità sono modificate dall'aggiunta di gruppi solfati. Come vedremo, la solfatazione dei GAG determina la loro attività biologica. I proteoglicani monomeri possono combinarsi ulteriormente con una catena di acido ialuronico, un GAG non solfatato, per formare complessi proteoglicani più grandi. Come vedremo, questi complessi, che possono contenere centinaia di aggregati proteoglicani attaccati, ricoprono un ruolo significativo nel tessuto della cartilagine.

Il tessuto
connettivo è uno dei
tessuti più abbondanti
e diffusi del corpo.
Forma le ossa,
avvolge gli
organi, tiene i
denti al loro posto,
ammortizza e lubrifica
le articolazioni e
collega i muscoli allo
scheletro.

I proteoglicani agiscono da filtri molecolari moderando il movimento delle cellule e delle sostanze nutritive e infiammatorie. Sono anche responsabili per attrarre l'acqua e mantenere l'equilibrio idrico all'interno del tessuto. Le catene lunghe di GAG sono caricate negativamente a causa dei gruppi carbossilici (COO-) e solfati (SO 4 -) degli amminozuccheri. L'alta densità delle cariche negative attrae e lega le molecole d'acqua.

A seconda delle struttura e dei tipi di GAG i proteoglicani possono trattenere fino a 50 volte il loro peso in acqua. Le molecole aggregate ialuronico-proteoglicano nella cartilagine assomigliano a lunghi millepiedi con le gambe pelose. I GAG caricati negativamente (“peli”) si respingono a vicenda conferendo al complesso una struttura aperta che occupa molto spazio. I “peli” fortemente polarizzati attraggono le molecole d'acqua e il complesso agisce come una spugna densa legata dalla rete di collagene. Quando questa “spugna” viene compressa parte dell'acqua trattenuta va persa e perciò assorbe forze e le ridistribuisce equamente. In questo modo la cartilagine protegge le strutture dell'articolazione dal danno meccanico (sforzo e carico).

Le glicoproteine sono simili ai proteoglicani. La frazione proteica è maggiore dei carboidrati che sono strutture ramificate. Le glicoproteine principali sono fibronectina, laminina e condronectina. Il loro ruolo nella sostanza fondamentale è la migrazione e l'adesione delle cellule ai loro substrati. Per esempio, la fibronectina collega i fibroblasti al collagene e si lega ai proteoglicani. Queste sostanze contribuiscono alla struttura nel tessuto connettivo per dare sostegno e sostengono il movimento delle cellule.

Cellule: Le varie cellule nel tessuto connettivo contengono metaboliti vitali e sintetizzano proteine fibrose e altri componenti della matrice extracellulare. Ricoprono ruoli importanti nelle risposte immunitarie e infiammatorie e nella riparazione dei tessuti. Molte cellule sono indigene del tessuto connettivo. Alcune originano nel midollo osseo ma sono costantemente presenti nel tessuto. Queste cellule residenti e le loro funzioni sono elencate nella tabella 2. Altre cellule migrano dai vasi ematici in risposta all'infortunio, l'infiammazione e la riparazione del tessuto. Tendono a sparire con il progredire della guarigione e la scomparsa dell'infiammazione. Queste cellule comprendono le cellule plasmatiche, i neutrofili, i monociti e i basofili. La discussione dell'infiammazione descriverà il loro ruolo nella riparazione dei tessuti.

Tabella 2. Tipi di cellule presenti nel tessuto connettivo e loro funzioni

Tipo di cellula

Distribuzione

Prodotto/funzione principale

Fibroblasti

Tutti i tessuti connettivi

Fibre strutturali e sostanza fondamentale

Condroblasti

Cartilagine

GAG e collagene tipo II

Osteoblasti

Ossa

Fibre collagene e matrice

Macrofagi

Prodotte dal midollo osseo, sono presenti in tutti i tessuti connettivi

Difesa: fagocitosi dei corpi estranei

Mastcellule

Prodotte dal midollo osseo, sono presenti in tutti i tessuti connettivi

Istamine, citochine, ecc. Funzione immunitaria

Ogni classe di tessuti contiene un tipo di cellula fondamentale presente in forma matura e immatura. Le cellule attive che proliferano e secernono la sostanza fondamentale e le fibre sono indicate dal suffisso –blasto (che significa “formante”). Le cellule blastiche principali sono i fibroblasti, i condroblasti e gli osteoblasti (vedere tabella 2). Quando la matrice adulta è formata le cellule blastiche assumono una modalità meno attiva e matura e sono indicate con il suffisso –cita (che significa cellula). Comunque, quando il tessuto si infortuna le cellule possono passare alla loro modalità attiva per rigenerare e riparare le componenti della matrice. Il ritmo di secrezione di sostanze diverse dalla stessa cellula varia con l'età e le influenze ormonali dell'organismo. Le cellule individuali, come i fibroblasti nel tessuto connettivo, raramente si dividono in nuove cellule a meno che il tessuto necessiti di altre cellule come quando si danneggia. Durante l'infiammazione e la riparazione, il numero di fibroblasti aumenta all'interno di alcuni tessuti connettivi. La matrice extracellulare influenza molto la funzione e la differenziazione delle cellule. Anche le forze di tensione possono influenzare la funzione cellulare in quanto i cambiamenti nella forma cellulare possono modificare la sensibilità della cellula agli ormoni e ai fattori di crescita 3 . Le discussioni sull'infiammazione e sui farmaci esaminano le influenze degli ormoni e dei fattori di crescita sulla funzione cellulare.

 

III. Fisiologia del tessuto connettivo 2,4

Per comprendere come il tessuto connettivo è influenzato dall'attività fisica, dall'alimentazione e dai farmaci dobbiamo comprendere un po' di fisiologia fondamentale di questi tessuti. La sintesi e la disgregazione dei tessuti è un processo continuo e sono parti integranti del rimodellamento e del ricambio dei tessuti. Questi processi possono essere influenzati da molti modulatori, come vedremo nella discussione seguente.

Ognuno degli eventi intracellulari ed extracellulari coinvolto nella sintesi di macromolecole è soggetto ad alterazione o modifica biochimica. Modifiche nella traduzione genica e negli eventi successivi la traduzione delle macromolecole possono modificare la distribuzione e il deposito di proteine e proteoglicani. Per esempio, molte condizioni patologiche sono attribuibili alla sintesi di collagene anormale o insufficiente, come lo scorbuto e la deficienza di vitamina C.

Sono molti i modulatori che regolano la sintesi e la disgregazione delle componenti del tessuto connettivo: enzimi e cofattori, ormoni e fattori di crescita, citochine. Dato che i loro ruoli sono così complessi, la trattazione di questi regolatori specifici va oltre lo scopo di questo articolo. Comunque, lo stato energetico e alimentare e vari farmaci influenzano i regolatori e ne parleremo quando rilevanti per il contesto.

La disgregazione dei componenti del tessuto si verifica durante la crescita, il rimodellamento, l'infiammazione e la riparazione dei tessuti. Può verificarsi in qualsiasi punto della sintesi dei vari componenti. Per esempio, lo scorbuto è una malattia causata dalla deficienza di vitamina C alimentare. L'acido ascorbico (vitamina C) è necessario nell'idrossilazione enzimatica dei residui prolina e lisina del collagene. Le molecole di procollagene che non hanno i residui idrossiprolina hanno una forma a elica triplice instabile, sono soggetti ad alterazione e hanno dei legami crociati inadeguati. Di conseguenza, queste molecole sono meccanicamente instabili e prone alla disgregazione. Perciò, la disgregazione si verifica a un ritmo molto maggiore della sintesi di fibre collagene. Ciò è più evidente dove il rinnovamento del collagene si verifica a ritmo veloce.

Enzimi specifici iniziano la disgregazione delle macromolecole. Il collagenasi, che disgrega le fibre collagene, è sintetizzato da vari tipi di cellule ed è stimolato da ormoni, prostaglandine e altre sostanze secrete dai linfociti e dai macrofagi. Anche gli ioni metallo, come il calcio, regolano l'attività del collagenasi. Gli enzimi all'interno dei lisosomi cellulari disgregano i proteoglicani. Vedremo come la sintesi e la disgregazione sono parti integranti del ricambio del tessuto.

Il rimodellamento del tessuto è il processo di cambiare e sostituire i componenti del tessuto con altri. Il normale rimodellamento durante la crescita o la riparazione necessita di un giusto equilibrio di sintesi e disgregazione dei componenti del tessuto. I proteoglicani nella matrice extracellulare sembrano regolare il rimodellamento del tessuto connettivo influenzando la formazione di collagene durante il processo di riparazione. Il rimodellamento è regolato anche dallo stimolo meccanico. La tensione e la compressione meccaniche modificano il rimodellamento delle ossa e delle cartilagini che per il mantenimento dipendono dalla diffusione di nutrienti dato che non ricevono sangue direttamente.

Il ricambio del tessuto connettivo è il bilancio netto fra la sintesi e la disgregazione dei componenti del tessuto. Un bilancio negativo del ricambio è caratteristico di molti problemi infiammatori e articolari in cui la disgregazione si verifica a un ritmo superiore alla sintesi. L'esempio precedente dello scorbuto e della deficienza di acido ascorbico esemplifica l'importanza dell'equilibrio del ricambio dei componenti del tessuto. Il processo di riparazione nell'infortunio del tessuto prevede la gestione del ricambio delle macromolecole affinché la sintesi sia uguale alla disgregazione.

Il ritmo di ricambio non è uguale per tutti i componenti del tessuto connettivo. L'elastina può impiegare mesi o anni per rinnovarsi. Anche il collagene è una proteina stabile e il rinnovamento è lento. La sostituzione del collagene maturo può richiedere settimane o mesi. Il ritmo di ricambio del collagene varia a seconda della struttura. Il rinnovo del collagene dei tendini è molto lento mentre il collagene del tessuto connettivo floscio che circonda gli organi è rinnovato più rapidamente.

Molte modifiche del metabolismo del tessuto connettivo possono essere dovute a modifiche nei legami crociati sia nel collagene che nell'elastina. Le differenze nella composizione di amminoacidi dei legami crociati influenzano la stabilità e il ricambio di queste fibre. Anche se sono gli stessi enzimi a lavorare i tipi di collagene e l'elastina durante la sintesi, i legami crociati che ne risultano possono essere significativamente diversi. Alcuni tipi di legami crociati sono più stabili di altri e perciò influenzano indirettamente il ricambio delle fibre. Per esempio, il 50-80% del collagene nei tessuti delle ossa e delle cartilagini è glicosilato e ha un ritmo di ricambio relativamente più alto. Invece, le fibre collagene nei tendini non sono glicosilate e hanno un ritmo di ricambio più basso.

I proteoglicani si ricambiano rapidamente: 2-4 giorni per l'acido ialuronico e 7-10 giorni per i proteoglicani solfatati. Nell'uomo adulto vengono catabolizzati 250 mg di proteoglicani al giorno 5 . Le catene di polisaccaridi dei proteoglicani sono soggette a modifiche simili a quelle del collagene.

 

IV. Riparazione del tessuto connettivo 2,6

L'infortunio al tessuto connettivo coinvolge il danno alle cellule e ai componenti strutturali del tessuto. Sono innescate molte risposte e una sequenza di eventi comincia a riparare il tessuto. La reazione all'infortunio comprende risposte vascolari, cellulari e biochimiche di seguito evidenziate.

È possibile individuare tre fasi nel processo di riparazione per la guarigione generale del tessuto connettivo 7 . Queste fasi possono comunque sovrapporsi. Queste risposte impediscono la diffusione degli agenti danneggianti ai tessuti circostanti, eliminano le cellule danneggiate e sostituiscono il tessuto danneggiato con componenti di nuova sintesi.

Fase infiammatoria acuta: Immediatamente dopo l'infortunio molte reazioni vascolari e cellulari danno inizio alla risposta conosciuta come infiammazione. Il processo inizia con un rilascio di mediatori chimici dalle cellule nel fluido extracellulare. Il danno iniziale al tessuto stimola il rilascio di istamina dalle mastcellule, ciò causa la dilatazione dei vasi ematici nell'area locale e aumenta la permeabilità vascolare. Il maggiore flusso ematico e i liquidi e le proteine che fuoriescono dai vasi ematici permeabili causano il rilascio di altri mediatori dell'infiammazione, come le chinine e le prostaglandine (PG). La pressione locale sul tessuto e alcuni di questi mediatori agiscono sui nervi circostanti per stimolare il dolore. Questi eventi conducono ai classici segnali dell'infiammazione: arrossamento, gonfiore, dolore e calore.

Lo scopo principale dell'infiammazione è sgomberare il luogo del tessuto danneggiato e preparare il campo per la riparazione del tessuto. Generalmente l'infiammazione acuta dura 48-72 ore dopo l'infortunio e svanisce gradualmente con il progredire del processo di riparazione. Molti degli eventi che si verificano durante questo periodo danno inizio alla riparazione del tessuto. Le PG sono considerate mediatori importanti dell'infiammazione e sono spesso l'obiettivo dell'intervento con gli agenti antinfiammatori. Comunque, le PG possono anche ricoprire un ruolo significativo nella riparazione dei tessuti. Anche molte cellule immigrate ricoprono dei ruoli importanti nel rimodellamento del tessuto. I leucociti (globuli bianchi), come i neutrofili e i monociti, si accumulano all'interno del tessuto danneggiato insieme ai macrofagi residenti. Gli enzimi rilasciati da queste cellule facilitano la digestione delle cellule necrotiche e la disgregazione delle molecole matrice; i neutrofili e i macrofagi fagocitano i frammenti cellulari. Le piastrine rilasciano fattori di crescita che stimolano la sintesi di nuove molecole di fibre e matrice.

Fase di proliferazione cellulare e della matrice: I mediatori chimici rilasciati dalle cellule infiammatorie stimolano la migrazione e la proliferazione di fibroblasti che prendono parte al processo di riparazione. I fibroblasti secernono fibronectina, proteoglicani e fibre collagene tipo III di piccolo diametro. In aggiunta a queste fibre, canali capillari di nuova formazione, proteine aggreganti, piastrine e molecole della matrice di nuova sintesi formano il tessuto a granuli. Questo tessuto a granuli ha poca forza di tensione.

Fase di rimodellamento: Ricordatevi che il rimodellamento dà nuova forma e rafforza il tessuto danneggiato rimuovendo e riformando la matrice e sostituendo le cellule. Con il progredire della riparazione, le cellule infiammatorie scompaiono, il numero dei vasi ematici e la densità dei fibroblasti diminuiscono. La proporzione di collagene tipo I rispetto al collagene tipo III e l'organizzazione della matrice aumentano. Le fibre collagene sono riorientate nella direzione del carico, specialmente nella riparazione dei legamenti. Il collagene matura e si forma l'elastina; la forza di tensione aumenta. Comunque, il tessuto rimodellato può non assomigliare del tutto all'originale e perciò le capacità meccaniche di quel tessuto possono cambiare.

Adesso che conosciamo parte della biologia del tessuto connettivo cominceremo la seconda parte parlando dei tessuti connettivi specifici e di parte della loro patofisiologia. Esamineremo anche i ruoli dell'alimentazione e di molti farmaci nella guarigione e nel rimodellamento dei tessuti.

Riferimenti
1. Fawcett, DW. Textbook of Histology , eleventh edition. 1986. W.B. Saunder, PA.
2. Goldberg B, Rabinovitch M. Connective tissue. In. Cell and Tissue Biology , sixth edition, Weiss, L, ed. 1989:158-188. Urban & Schwarzenberg, Baltimore.
3. Schnaper HW, Kleinman HK. Regulation of cell function by extracellular matrix. Pediatr Nephrol 1993, 7:96-104.
4. Smith CA, Wood EJ. Cell Biology , 1994. Chapman and Hall, London.
5. Paroli E, Antnilli L, Biffoni M. A pharmacological approach to glycosaminoglycans. Drugs Exptl Clin Res 1991, 17:9-20.
6. Oakes, BW. The classification of injuries and mechanisms of injury, repair and healing. In: Textbook of Science and Medicine in Sport . Bloomfield J, Fricker PA, Fitch KD, eds. 1991:200-217.Human Kinetics Books, Ill. 7. Alvarez OM, Uitto J, Perejda AJ, eds. Pharmacological and environmental modulation of Wound Healing. In: Connective Tissue Disease, Molecular Pathology of the Extracellular Matrix , vol. 12 The Biochemistry of Disease 1987:367-383. Dekker, NY.
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L'editore di Olympian's News Sandro Ciccarelli

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