Articolo pubblicato su: Olympian's news - Settore: Allenamento
Inserito il: 23/05/2013 - Visto: 3141 - Gradimento:
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Pubblicato su Olympian's News n.111
EDT training: variazioni sul tema

di Mario Friundi

E’ interessante, con lo scorrere degli anni, assistere all’evoluzione dei sistemi di allenamento.
L’altra sera in un attacco di nostalgia  mi sono trovato a sfogliare i primi numeri di Olympian’s News insieme ai miei “vecchi” diari di allenamento….  Mentre imbrattavo i fazzoletti  mi sono imbattuto nei vecchi articoli di Bill Phillips, di T.C. Luoma,Brooks  Kubik, Tozzi, Sisco etc.  Nella raffinatezza degli articoli della “vecchia scuola” si sentiva il profumo di scienza, di continua ricerca, con un occhio vigile alle innovazioni del settore ma sempre con una mano salda sulle fondamenta del training.

In un precedente articolo abbiamo visto alcune variabili di esempio per personalizzare un programma nella maniera più razionale e produttiva possibile; ritengo che uno dei metodi più personalizzabili ed intuitivi allo stesso tempo sia l’Escalation Density Training dell’americano Charles Staley.
Questo articolo si propone di esaminare alcuni aspetti del metodo proponendo alcuni schemi/varianti per affinare al meglio il proprio training.
Naturalmente consiglio vivamente la lettura della fonte del discorso, tra i quali il libro  “Il nuovo modello muscolare” (ved la sezione editoria di questa rivista).

Nei lavori di Staley troviamo una serie di elementi  che rendono l’allenamento:

Intuitivo (e’ tra gli allenamenti relativamente più semplici che vi siano)
Motivante (i continui gol training da battere di volta in volta ci stimolano a rendere sempre di più)
Efficace (applicando i giusti parametri di allenamento si possono raggiungere risultati interessanti anche in breve tempo).

Di seguito un piccolo riassunto per evidenziare gli aspetti maggiori di questo metodo.
L’Edt si basa specificamente sul controllo dei seguenti  parametri:

Il volume di allenamento inteso come capacità di generare in ogni seduta sempre più lavoro meccanico della seduta precedente.
Se ad esempio, nella seduta di Lunedì abbiamo eseguito alla panca 25 ripetizioni totali con 80 kg in 15 minuti, nel prossimo allenamento di panca cercheremo di superare quel “record”, lavorando quindi sull’aumento delle ripetizioni e sull’accorciamento dei tempi di recupero tra le serie.
Semplice no?
La densità totale dell’allenamento: altri non è che il controllo delle pause tra i set. L’accorciamento dei tempi di recupero aumenterà il parametro definito densità, che ci permetterà quindi l’esecuzione di più ripetizioni nello stesso lasso di tempo.
Il carico da “innestare” sul bilanciere: il buon Charles ci  direziona semplicemente verso un carico che ci permetta di eseguire 10 ripetizioni complete, fallendo, volendo proseguire, l’undicesima.  Teniamoci annotata questa direttiva, perché, come vedremo più avanti, è di importanza basilare.
Zio Charles ha voluto semplificarci la vita da schemi, formulette sull’intensità, lattacido e alattacido focalizzando l’attenzione del sollevatore sul reale lavoro da compiere.
La gestione della fatica: credo sia lo “zoccolo duro”  della filosofia dell’EDT. La fatica è solo uno strumento per raggiungere determinati risultati e non l’obbiettivo della seduta stessa.
Inizieremo quindi con un carico che ci permette di eseguire al limite 10 rep, ma con set di 5 ripetizioni ciascuna (inizialmente), permettendoci di eseguire totalmente più ripetizioni globali ma terminando il lavoro relativamente più freschi dal punto di vista energetico.
La forza da esercitare verso il carico: altro fondamento. Per produrre tensioni muscolari importanti, la velocità di contrazione, specialmente quella concentrica, deve sempre essere elevata.
Una velocità di contrazione maggiore (con i giusti carichi), genera una tensione muscolare maggiore, che, oltre ad innervare un maggior numero di unità motorie, provoca uno stimolo maggiore nelle miofibrille, coinvolte fortemente nei processi ipertrofici.

Lavoro in serie successive su muscoli agonisti/antagonisti: sembra il miglior metodo per massimizzare l’efficacia del binomio stimolo/recupero attivo, in quanto è dimostrato che quando un muscolo si contrae attivamente, il suo antagonista “rilascia” la sua tensione per consentire il movimento al muscolo principale (legge di Sherrington). Sono diversi i preparatori che utilizzano questa metodica tra i quali Poliquin e Ian King.
Tutto cio’ ci permette di economizzare energie e tempi: in una sessione di allenamento per le cosce potremo quindi stimolare i quadricipiti (agonisti), mentre i bicipiti femorali (antagonisti) diminuiscono a zero la loro tensione per pemettere il movimento. Lo stato di stand-by in cui si trovano gli antagonisti accelera tra l’altro il recupero degli stessi muscoli agonisti.
L’antagonismo muscolare viene indicato anche come bilaterale , dove in un esercizio ad un solo arto la parte destra diventa antagonista della sinistra e viceversa, e prossimale, in cui si alternano parti del corpo lontane tra loro, es: deltoidi e polpacci.

Tempo totale di stimolo per ogni muscolo per seduta: l’EDT dispone di un limitatore cronologico  per controllare la durata del tempo di stimolo di ogni “zona PR” (Personal Record).
Questo per evitare un volume di lavoro troppo alto per la seduta, preservando il corpo da sovrallenamento ed infortuni derivanti. Una seduta EDT è composta normalmente da 2-3 zone Pr da 15 minuti, dove all’interno di ognuna di esse, l’atleta eseguirà in alternanza serie allenanti di diversi gruppi muscolari, cercando di battere i suoi precedenti record.
Notare che così facendo la seduta rispetta pienamente i “dettami” fisiologici secondo i quali un allenamento ad alta intensità non deve superare i 60-80 minuti totali.

Facciamo un esempio pratico di una zona PR per torace e dorsali:

1° Zona PR:  Effetto ricercato: Ipertrofia
Carico sul bilanciere: 10RM 
Lavoro muscolare: Agonista/Antagonista

Esercizio

Ipotetiche Ripetizioni eseguite

Ripetizioni Totali

Tempo

Distensione su panca

5/5/4/4/3/2/2

50

15’

Rematore al pulley

5/5/4/4/3/2/2

 

Trazioni al pulley: inizio Trazioni al pulley: fine

In questo caso abbiamo quindi lavorato in schema agonista/antagonista (pettorali-dorsali), con un carico 10 RM ma iniziando con 5 rep, alternando in successione i   2 esercizi scelti.
Le pause sono state determinate in base all’esperienza della precedente seduta e comunque proporzionalmente alla fatica accumulata: possiamo infatti variare i tempi di recupero tra i set, recuperando ad esempio 5 secondi tra la prima e seconda serie di esercizi ed un minuto tra la quarta e la quinta. Sarà la fatica percepita a decidere quando e quanto recuperare, senza nessuno schema prestabilito!
Nel prossimo allenamento tenteremo di battere il PR di 50 ripetizioni, ottenendo così un aumento del carico di lavoro totale. Se la prestazione è aumentata complessivamente del 20% delle ripetizioni totali (per ogni coppia di esercizi) la volta successiva aumenteremo il carico del 5% o di 2 Kg per ogni esercizio (il minore tra i 2 valori).

E’ consigliabile, a seconda delle capacità individuali dell’atleta, eseguire 1 allenamento ogni 5-7 giorni per lo stesso gruppo di muscoli.                                                                     

La scelta del giusto carico.
Di importanza basilare, la scelta del giusto carico, calcolata sulle reali ripetizioni e possibilità dell’atleta, e, a mio avviso, escludendo le percentuali di lavoro come metodo di calcolo.
Mi piace, quando progetto un piano di allenamento, farlo direttamente sul diario, prescrivendo schemi di ripetizioni  in base a diagrammi e percentuali, ma, in questo caso, la qualità del lavoro sara’ proporzionale alle reali capacità fisiche del giorno, e quindi solo parzialmente programmabili!
Se per esempio decidiamo di usare un 12 RM come carico per una determinata zona PR, useremo (anche facendo delle prove) un carico che ci permette realmente 12 ripetizioni fallendo la tredicesima.
Un 12 RM corrisponde a circa il 70% dell’1RM, ma, per diversità individuali, di sesso, di parti corporee allenate, di composizione di fibre e anzianità di allenamento, affidarsi alle percentuali come metodo di calcolo del peso diventerebbe fuorviante: per motivi sopracitati, un atleta potrebbe eseguire anche 15-16 ripetizioni con il 70% dell’1RM o magari 9-10.
Usiamo quindi carichi realmente testati in palestra!

Determiniamo l’effetto allenante:

   

Abbiamo appena visto un esempio di una zona PR di un allenamento per la massa muscolare del torace e dei dorsali; possiamo variare e personalizzare il piano in base alle caratteristiche dell’atleta o in funzione delle sue esigenze personali o sportive.
Sappiamo infatti che cio’ che rende produttivo un metodo di allenamento è proprio la possibilità di personalizzarne i parametri in base all’effetto allenante che ricerchiamo e per cercare di riportare benefici specifici sull’atleta.
Analizziamo alcuni aspetti:

1)Attività sportiva svolta

Se l’atleta per esempio beneficia, per esigenze sportive di lavori maggiormente improntati sulla durata, possiamo adottare i seguenti accorgimenti:

Ovviamente il peso si adeguerà all’effetto allenante desiderato: in tale caso potremmo scegliere un 15RM-25RM ed eseguire 8-12 ripetizioni per ogni set di esercizi.

Un movimento più controllato è maggiormente desiderabile, non ha senso stressare inutilmente il SNC eseguendo  movimenti potenti ed esplosivi per parecchie ripetizioni.

Lavorando con un’intensità meno elevata (minor  %RM), possiamo abbassare le pause tra i set, beneficiando quindi di un volume più ampio e specifico.
Le pause tra i set, specialmente all’inizio della zona PR potrebbero essere inesistenti .

Non credo ai movimenti di isolamento, ma credo sia un fattore di specificità: squat e stacchi e alzate olimpioniche per forza e potenza, pesi liberi combinati con esercizi alle macchine per resistenza e durata.

Quindi, volendo costruire una routine sulla durata muscolare, un esempio potrebbe essere:

1° Zona PR:  Effetto ricercato: Resistenza/Muscolazione a carico delle fibre di tipo 1
Carico sul bilanciere: 20RM 
Lavoro muscolare: Agonista/Antagonista

Esercizio

Ipotetiche ripetizioni eseguite

Ripetizioni Totali

Tempo

Leg Press

10/10/8/8/7/6

98

15’

Leg Curl in piedi

10/10/8/8/7/6

 

Leg Press: inizio Leg Press: fine

2) Esperienza/anzianità di allenamento:
Notare che un volume maggiore con un’intensità medio bassa come questo puo’ essere proposto a diversi target di atleti, tra i quali Il principiante: un neofita con pochi mesi di allenamento, puo’ trarre grandi benefici sia in termini di forza che di volume muscolare, in quanto: la sua scarsa esperienza con gli schemi motori lo rendono molto adatto ad un lavoro di alto volume ma meno intenso; la velocità di contrazione più controllata lo allontanano dal rischio di infortuni; tempi di recupero brevi, nonostante i carichi medio-bassi, permettono di creare congestioni muscolari specifiche e sicure.
 
3)Atleti/e che vogliono lavorare maggiormente sulla composizione corporea finalizzata alla perdita di tessuto adiposo, infatti: i tempi di recupero brevi  aumentano la produzione di GH consentendo un effetto “fat burning”  più rapido.
Utilizzando un antagonismo muscolare prossimale, lavorando quindi in successione zone muscolari distanti tra loro, è possibile utilizzare una maggior azione periferica del cuore, smaltendo più velocemente i substrati energetici in circolo, migliorando l’azione pompa del sistema cardiovascolare.
Quindi, nel caso di un atleta con un accumulo di grasso  globale importante si puo’ utilizzare una routine leggermente modificata:

 1° Zona PR:  Effetto ricercato: Composizione corporea/Riduzione tessuto adiposo
Carico sul bilanciere: 25RM 
Lavoro muscolare: Antagonismo prossimale

Esercizio

Ipotetiche ripetizioni eseguite

Ripetizioni Totali

Tempo

High Pull

12/12/12/10/9/9

128

15’

Trazioni al lat machine

12/12/12/10/9/9

4)Tipo di fibre dominanti:
Atleti che per genetica o per un passato sportivo specifico sono più performanti con lavori più vicini all’1RM.
L’esposizione a carichi più elevati ci permetterà di lavorare su componenti nervose nel caso un atleta necessiti di aumentare la forza relativa nel breve/medio termine.
Un esempio di routine potrebbe essere:

1° Zona PR: Effetto ricercato: Forza relativa
Carico su bilanciere: 5RM
Lavoro muscolare: Agonista/Antagonista

Esercizio

Ipotetiche Ripetizioni eseguite

Ripetizioni Totali

Tempo

Distensione con manubri

2/2/2/2/1/1/1/1

24

15’

Trazioni alla sbarra

2/2/2/2/1/1/1/1

 

Trazioni alla sbarra: inizio Trazioni alla sbarra: fine

In questo caso il carico sarà intorno al 85% dell’1RM che generalmente permette di eseguire 5 ripetizioni, ma, tenendo presente che si tratta di atleti con una specifica dotazione di fibre bianche, non è raro trovare atleti che alla stessa percentuale riescono ad eseguirne solo 3!

Trazioni alla sbarra: fine

Quindi, non utilizzeremo percentuali di lavoro, ma carichi che ci permettono realmente un 5RM!

Abbiamo visto alcuni schemi di esempio per poter personalizzare, tramite la manipolazione di alcuni parametri, il nostro training usando l’EDT di Charles Staley.
Ora, con la lente di ingrandimento, andremo a visualizzare alcuni possibili scenari sul campo, insieme a specifiche varianti, per permettere, specialmente ad atleti avanzati di ottenere i massimi risultati dal proprio training!
Come abbiamo detto, l’EDT è forse uno dei  metodi più creativi e personalizzabili che esistano al momento, in quanto permette di adattare il programma all’atleta e non viceversa!
Atleti e sollevatori esperti devono allenarsi pero’ in maniera sempre più specifica, specialmente per aumentare la forza, che, con il progredire negli anni di allenamento ed anzianità, tende a rallentare gli adattamenti.
La continua variazione dei carichi e dei parametri allenanti costituirà la maggiore chiave per continuare ad avere risultati degni di nota; si è parlato spesso, all’interno di questa rivista, di “contaminazione”, cioè l’estrapolare parametri e filosofie di allenamento da metodi specifici, per crearne altri e personalizzarne alcuni già esistenti, ideologia alla quale sono completamente d’accordo!
Andiamo a vedere insieme alcuni cicli di allenamento di esempio:

EDT Training combinato con il sistema a fasi di Poliquin:
Ho voluto creare un misto tra il lavoro dei 2 famosi preparatori che ho testato su decine di atleti con ottimi risultati.
Alcuni atleti si trovano meglio a variare carichi e ripetizioni in ogni allenamento anziché tenerli fino a quando si è raggiunto un maggior volume, come prevede originalmentel’EDT;  variare il carico e le ripetizioni su base costante  puo’ prevenire la stagnazione dei risultati e rende l’allenamento ancora più motivante.
In questo ciclo la variabile principale è costituita quindi dal carico (RM) che varierà in alternanza tra le 2 sedute settimanali.

Vediamo un esempio:
Lunedì:       1° Zona PR:
Effetto ricercato: Ipertrofia
Carico : 8RM

Esercizio

Ipotetiche ripetizioni eseguite

Ripetizioni Totali

Tempo

Distensioni su panca

4/4/4/3/3/2/2/1

46

15’

Hyper Reverse o Hyperestension

4/4/4/3/3/2/2/1

 

Hyperestension: inizio Hyperestension: fine

Giovedì:     1° Zona PR:
Effetto ricercato: Ipertrofia
Carico: 6RM

Esercizio

Ipotetiche ripetizioni eseguite

Ripetizioni Totali

Tempo

Distensioni su panca

3/3/3/2/2/2/1/1

34

15’

Hyper Reverse o Hyperestension

3/3/3/2/2/2/1/1

Il giorno 3 si riparte nuovamente con il carico del giorno 1, cercando ovviamente di battere il Pr di 46 ripetizioni ed il giorno 4 si cercherà di battere il PR di 34 ripetizioni del giorno 2 e così via.

Se il volume delle ripetizioni del giorno 3 sarà superiore a quello del giorno 1 del 20%, nell’allenamento 5 alzeremo il carico del 10% o di 2 Kg.
Risulta ottimo anche con cicli di 3 giorni differenti . Es:
Allenamento A: (Lunedì) 8RM
Allenamento B:  (Giovedì)6RM
Allenamento C:  (Lunedi’)10RM e così via, ripetendo poi il ciclo e cercando di battere il differente PR di ogni singola allenamento.

EDT combinato con il metodo P.O.F.:
In questo caso, la variante principale sarà costituita dalla scelta e dalla sequenza di esercizi tra le zone PR (intermedia, allungamento, contrazione), in maniera da stimolare ogni gruppo muscolare dalle 3 angolazioni previste dal metodo di Steve Holman.
Vediamo un esempio di incursione per il torace e i dorsali costituita da 3 zone PR da eseguire nella stessa seduta:

1° Zona PR:
Effetto ricercato: Ipertrofia
Carico : 8RM
Lavoro muscolare: Agonista/antagonista in posizione intermedia
POF: Posizione intermedia

Esercizio Posizione intermedia

Ipotetiche ripetizioni eseguite

Ripetizioni Totali

Tempo

Distensioni su panca

4/4/4/3/3/2/2/2/1

50

15’

Trazioni alla sbarra

4/4/4/3/3/2/2/2/1

2° Zona PR:
 Carico: 10RM 
POF: Posizione di allungamento

Esercizio Posizione allungamento

Ipotetiche ripetizioni eseguite

Ripetizioni Totali

Tempo

Aperture su panca inclinata

5/5/5/4/4/4/3/3/2

70

15’

Pullover con bilanciere ez

5/5/5/4/4/4/3/3/2

3° Zona PR:
Carico: 12RM
POF: Posizione di contrazione

Esercizio Posizione allungamento

Ipotetiche ripetizioni eseguite

Ripetizioni Totali

Tempo

Cross Over al cavo

6/6/6/5/5/4/4/3/3

84

15’

Rematore braccia tese al cavo

6/6/6/5/5/4/4/3/3

Come possiamo vedere, tra una zona PR e l’altra abbiamo uno specifico intervallo di ripetizioni, adatto anche alla tipologia di esercizio proposto: un numero di ripetizioni superiore è consigliabile in esercizi con range di movimento in posizione di contrazione e allungamento, rispetto agli esercizi base, proponibili con un range di ripetizioni inferiori.
Visto l’alto volume specifico (torace e dorsali sono stimolati da 3 zone PR costituite da parecchie serie ciascuna), una seduta di questo tipo puo’ risultare molto onerosa per il sistema, a  differenza della versione originale del  metodo POF che per ogni seduta non supera le 2 serie allenanti per ogni esercizio!
Sarà quindi consigliabile eseguire sedute più rarefatte (1 volta ogni 7-9 giorni per lo stesso gruppo muscolare), a seconda delle capacità di recupero dell’atleta.

EDT Training combinato con la “Doppia botta” di Claudio Tozzi
Con questa metodica la variabile principale è la frequenza con la quale alleneremo ogni distretto muscolare, in giorni consecutivi anziché attendere un recupero completo del muscolo stimolato. La “sommatoria” dell’effetto allenante delle sedute consecutive produrrà un effetto maggiore del medesimo.
Ovviamente, il recupero dovrà essere proporzionale al lavoro/intensità eseguito e alle capacità di lavoro/recupero dell’atleta.
Vediamo un esempio (all’interno dei micro cicli ho inserito, per praticità, solo le sedute di incursione per torace e dorsali):

Microciclo  1:
Effetto ricercato: Ipertrofia
Carico: 8RM

Lunedì      1° Zona PR:

Esercizio

Ipotetiche ripetizioni eseguite

Ripetizioni Totali

Tempo

Squat

4/4/4/3/3/2/2/2/1

50

15’

Leg Curl in piedi

4/4/4/3/3/2/2/2/1

Martedì   1° Zona PR: 

Esercizio

Ipotetiche ripetizioni eseguite

Ripetizioni Totali

Tempo

Squat

4/4/3/3/2/2/1/1

40

15’

Leg Curl in piedi

4/4/3/3/2/2/1/1

 

Microciclo 2:
Effetto ricercato: Ipertrofia
Carico: 8RM

Giovedì    1° Zona PR:

Esercizio

Ipotetiche ripetizioni eseguite

Ripetizioni Totali

Tempo

Squat

5/5/5/4/4/3/3/2

62

15’

Leg Curl in piedi

5/5/5/4/4/3/3/2

Venerdì  1° Zona PR 

Esercizio

Ipotetiche ripetizioni eseguite

Ripetizioni Totali

Tempo

Squat

4/4/3/3/2/2/1/1

40

15’

Leg Curl in piedi

4/4/3/3/2/2/1/1

Come vediamo le ripetizioni potranno scendere (e scenderanno, fidatevi!!) tra il lunedì e martedì, ma è un effetto voluto della fatica accumulata tra le 2 sedute.Gli allenamenti del martedì della prima settimana e del venerdì della seconda servono solamente per aggiungere volume e stimolo al training svolto lunedì e giovedì.
Di conseguenza, i PR da superare sono quelli del lunedì e giovedì, in quanto svolti con il pieno recupero e la massima freschezza.

Glute-Ham Raise: inizio Glute-Ham Raise: fase intermedia Glute-Ham-Raise: fine

Ciclizzare l’ EDT:
Combinare cicli/microcicli a bassa intensità e maggiore volume, con quelli ad alta intensità, più vicini all’1RM, a mio modesto parere contribuisce a rendere l’SNC più produttivo nei confronti di nuovi stimoli, soprattutto quando si ricerca la forza relativa.
Saper giocare tra  sistemi metabolici e sistemi di maggior impatto neurale è una chiave che ci apre una porta nei confronti del ristagno dei risultati, soprattutto nei plateau di forza.
Vediamo un ciclo di esempio per l’allenamento delle gambe:

Fase di accumulo:                                                       

Esercizi

Carico

Ripetizioni eseguite (ipotetiche)

Rep Totali

Tempo

A1: Squat Bulgaro
A2: Leg curl seduto

12RM

6/6/6/5/5/4/4/3/3
6/6/6/5/5/4/4/3/3

84

15’

A1: Leg Extension:
A2: Leg Curl in Piedi:

15RM

8/8/8/7/7/6/6/6/5
8/8/8/7/7/6/6/6/5

122

15’

A1: Sollevamento sulle punte:
A2: Crunch inverso

20RM

12/12/12/12/10/10/10/9
12/12/12/12/10/10/10/9

174

15’

Fase di intensificazione:

Esercizi
Carico
Ripetizioni eseguite (ipotetiche)
Rep Totali
Tempo
A1: Box Squat
A2: Glute Ham Raise

5RM

2/2/2/2/2/2/1/1/1
2/2/2/2/2/2/1/1/1

30

15’

A1: Affondo in avanzamento
A2: Pin Pull

8RM

4/4/4/3/3/2/2/2/1
4/4/4/3/3/2/2/2/1

50

15’

A1: Donkey Calf
A2: Crunch inverso al cavo

12RM

6/6/6/5/5/4/4/3/3
6/6/6/5/5/4/4/3/3

84

15’

 

Pin-Pull

Come vediamo, abbiamo ciclizzato l’intensità (e di conseguenza l‘effetto allenante) tra le 2 fasi, con un alto volume nella prima ed una maggior intensità nella seconda; abbiamo inoltre ciclizzato “l’impegno” del SNC, utilizzando esercizi relativamente meno complessi nella prima fase ed esercizi più onerosi nella seconda.

Fase di scarico attivo.
E’ importante, ogni 6-8 settimane, cambiare il modo di lavorare e di stimolare il corpo.
Nonostante gli schemi possibili con questo metodo (ne abbiamo visto una manciata ma è possibile crearne veramente tanti), il corpo comunque si adatta al “modus operandi”, rispondendo in maniera sempre meno efficace.
Si possono quindi utilizzare diversi schemi o tecniche per intensificare le sedute o renderle più morbide, creando una diversità (che puo’ sempre essere specifica rispetto all’obbiettivo che ci siamo prefissati).
Un esempio per “shokkare” le gambe puo’ essere uno Squat a 20 ripetizioni in Rest-Pause, senza alternanza con altri esercizi, concentrando stimolo e substrati energetici  direttamente nella stessa parte del corpo, senza lavorare con antagonismi muscolari, che, come abbiamo visto, permettono di smaltire velocemente stanchezza e lattato.
Cio’ permette di creare uno stimolo completamente diverso, mantenendo comunque una buona intensità di lavoro e tornare più avanti ad un nuovo ciclo EDT ancora più sprintosi.

Abbiamo analizzato diversi ipotetici scenari su uno dei metodi che considero all’avanguardia per possibilità di personalizzazione e praticità d’uso.
Una volta che l’atleta ha capito su quali punti deve focalizzarsi, la seduta di allenamento diventa realmente una sfida con se stesso, con le sue capacità e la sua voglia di battere continuamente nuovi record.
Non è una cosa da poco, visto che considero la motivazione come il maggior produttore di energia per una seduta qualitativa.

Alla prossima  e…   buon allenamento!

Mauro Friundi

Il libro EDT di Charles Staley e altri sul tema sono ordinabili al seguente link:
http://www.olympian.it/centro3.cfm?id1=libri_allenamento&id2=olympian

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L'editore di Olympian's News Sandro Ciccarelli

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