|
|||
|
|
ALLENAMENTO DI NUOVA GENERAZIONE di Ken O'Neil |
Si spera sempre che gli scettici applichino talvolta un po’ di scetticismo anche alle loro posizioni, ma la storia dimostra ampiamente che la scienza va avanti grazie soprattutto ai funerali, non solo per mezzo della ragione e della logica.
-Dean Radin, The Conscious Universe
La storia del bodybuilding comincia nella tarda metà del 19° secolo. Vecchie foto rivelano l’inizio dell’evoluzione di tecniche che hanno portato al sempre più affinato sviluppo muscolare a tutto tondo. Quando le attrezzature e le tecniche di allenamento non hanno puntato più sulla forza bruta bensì sulla definizione di muscoli scolpiti, i fisici sono cambiati per dimensioni e proporzioni. Fin dall’inizio del 20° secolo Eugen Sandow ha rappresentato il fisico ideale – l’immagine stessa di Sandow, scolpita nel bronzo, è il premio per il vincitore del Mr. Olympia.
![]() |
Una copia in marmo dell’antica scultura risalente ai primi anni del 4° secolo D.C., l’Ercole Farnese raffigura un uomo grosso con una potenza muscolare enorme. |
Negli anni in cui nasceva l’allenamento per il fisico, non esistevano riviste di body building piene di immagini che mostravano come i pesi forgiassero fisici potenti. Tuttavia c’erano delle fonti di ispirazione – come le statue antiche greche e romane. Si dice che una di queste statue abbia enormemente ispirato la ricerca di un fisico olimpico: L’Ercole Farnese. Una copia in marmo dell’antica scultura risalente ai primi anni del 4° secolo D.C., raffigura un uomo grosso dotato di uno sviluppo muscolare immenso.
Il mondo del bodybuilding del tardo 19° secolo non ha neanche lontanamente conosciuto qualcuno che si avvicinasse all’Ercole Farnese. Forse gli antichi hanno conosciuto dei corpi simili, però le loro tecniche di allenamento sono andate apparentemente perse nei 23 secoli che li hanno separati dai pionieri dell’allenamento dei tempi moderni.
Fin dagli albori furono prodotti dei manuali per il bodybuilding. Ai manuali hanno fatto seguito le riviste, poi i corsi per corrispondenza e adesso Internet ha allargato l’informazione oltre l’immaginabile. La rassegna di oltre un secolo di materiale per l’allenamento rivela che poco è cambiato nel modo in cui ci alleniamo. Al massimo i nostri metodi di allenamento sono dei perfezionamenti di quello che già i veterani consigliavano per costruire muscoli imponenti. Quello che è andato perso di recente ha a che fare con un semplice fatto: fino agli anni 60, moltissimi bodybuilder erano anche atleti, quindi il loro allenamento prevedeva un lavoro molto più vario di quanto lo sia oggi.
Devo ammettere di essere un po’ stanco dei cosiddetti nuovi metodi di allenamento, poiché sono per la maggior parte delle semplici variazioni di uno schema sorpassato. Lo stesso abisso che esisteva tra l’idea di sviluppo muscolare dei Greci e dei primi bodybuilder esiste oggi tra le scoperte scientifiche basate sulla fisiologia dell’allenamento e le pratiche di sottocultura del bodybuilding.
Spesso queste scoperte hanno un’applicazione pratica importante per la costruzione dei muscoli.
La maggior parte degli sport è andata avanti con programmi di allenamento sempre più nuovi mentre il bodybuilding sembra ristagnare nel suo passato recente. Non ho problemi ad ammettere che prima di incontrare Scott Abel non mi rendevo conto di quanto fosse ristretta questa mentalità. Non immaginavo neanche quanto i suoi metodi di allenamento potessero cambiare la mia vita in termini di guadagno muscolare facendomi guadagnare massa magra nonostante abbia quasi 65 anni!
Ho sentito parlare di Scott Abel per la prima volta nell’autunno del 2007. Varie informazioni su internet e qualche suo vecchio articolo hanno catturato la mia attenzione e il mio interesse è aumentato dopo aver letto alcuni dei suoi ultimi articoli. Avendo letto migliaia di articoli in quasi 50 anni di bodybuilding, posso dirvi che il contenuto dei suoi articoli si distingue semplicemente perchè è diverso.
Convinto che egli sapesse esattamente cosa diceva, mi sono posto l’obiettivo di capire il suo lavoro, cosa che mi ha fatto imparare molto in poco tempo sia in palestra che nella vita.
Scott Abel è in missione per portare il bodybuilding verso una nuova epoca. Una figura imponente di 182 cm per 108 kg di fisico atletico e snello, il solo aspetto del quarantasettenne rivela il suo sapere – e la galleria fotografica dei suoi studenti testimonia che sa come valutare i bisogni, sviluppare i programmi e ottenere i risultati. Quanto sopraddetto è solo una piccola parte della sua esperienza – i suoi laboratori, seminari, libri e articoli nuovi mostrano un approccio verso il guadagno e il mantenimento di muscoli magri tutto l’anno che va oltre le pratiche del bodybuilding standard – senza il tipico aumento della massa seguito da dimagrimento.
Abel non è un dilettante del bodybuilding, ha clienti che lo seguono in tutto il mondo, ma non è ancora ben conosciuto dalle riviste americane di bodybuilding. Il suo obiettivo è stato quello di scoprire i principi che compongono il grande quadro della crescita muscolare – mettendo insieme tutte le nozioni e i metodi diversi. Come un detective ha esaminato tutti gli studi meno noti – ha esaminato i metodi di allenamento e i dati nascosti mettendo insieme tutti i pezzi come un puzzle gigantesco. Il risultato sono stati gli sviluppi integrati dell’Innervation Training, dell’Hybrid Training e del Metabolic Enhancement Training (MET) di nuova generazione, insieme al suo Cycle Diet.
KO: Parlaci di te.
SA: Tanto per cominciare, sono nato nell’agosto del 1961. Sin da quando ero piccolo sono stato incoraggiato a fare due cose: sport e studiare intensamente per ottenere buoni risultati a scuola. Entrambe le cose mi appassionavano. Giocavo a hockey come qualsiasi altro ragazzo canadese. Amavo l’hockey. Al liceo ho cominciato ad interessarmi a tutti gli sport. Giocavo a pallavolo, pallacanestro, hockey, football, lacrosse – un po’ di tutto. Non ero necessariamente bravo in tutti gli sport, ma li ho provati tutti e ho imparato molto in poco tempo. La capacità che avevo di andare bene a scuola senza fare tanti sforzi mi ha sicuramente dato la fiducia per proseguire con l’università [Abel ha studiato alla Queen’s University in Kensington, Ontario]. Ad un certo punto sollevavo pesi in maniera abbastanza seria. Sebbene mi allenassi in maniera irregolare, il bodybuilding mi stava entrando nel sangue. Successivamente ho rallentato un po’ poiché spesso era difficile trovare la giusta motivazione visto che la maggior parte delle palestre erano sprovviste di aria condizionata e di attrezzature valide.
“Voglio far capire alle persone che non devono vendere l’anima al diavolo
per raggiungere i propri obiettivi fisici.
Voglio insegnar loro che c’è più gratificazione nell’allenamento
che nel prodotto finito.”
KO: In che modo l’esperienza universitaria ti ha formato come uomo?
SA: Il fatto di frequentare un’università lontana da casa ha sviluppato il mio senso di indipendenza. I miei interessi all’interno dell’università sono aumentati così come i miei risultati. Mi sono laureato sei mesi in anticipo. In quel periodo ho cominciato a tenere dei corsi per il dipartimento di sociologia e allo stesso tempo insegnavo sollevamento pesi per il dipartimento di educazione fisica. Il mio interesse per il bodybuilding continuò a crescere. Sebbene non fossi molto bravo nel bodybuilding, mi piaceva la natura individuale di questo sport – il successo o l’insuccesso dipendono da quello che fai. Allora era molto diverso. Mi sono laureato con il massimo dei voti e ho anche vinto una borsa di studio speciale per l’abilità intellettiva, che per me è stata molto importante. Ha avuto un grande valore per me.
Dopo la laurea sono partito per fare carriera nei servizi sociali. Dopo un paio d’anni ho deciso di ritornare a studiare per prendermi una specializzazione, e questo mi ha aperto nuove strade sia nel cuore che nella mente. A questo punto dell’apprendimento, mi trovavo ad interagire con delle persone piuttosto intelligenti. A quei livelli non si può fingere di essere intelligenti (come si fa invece nel bodybuilding). Mi piaceva anche insegnare nei corsi universitari come assistente dei professori. A quel tempo ero sempre più attivo anche nel bodybuilding anche se non facevo realmente parte del mondo del bodybuilding. Ero uno studioso. Non conoscevo molti altri bodybuilder. Li vedevo solo nelle gare.
KO: Qual’è stato per te il punto di svolta?
SA: Quando sono tornato a lavorare nei servizi sociali. In quello stesso periodo mi allenavo molto e stavo bene. Non c’erano molte strade da percorrere, ma nel 1989 sono stato l’unico canadese ad essere selezionato tra i candidati di più di 24 paesi per ricoprire il ruolo di camp counselor al Weider Muscle Camp di Los Angeles. È stata davvero una grande occasione. Tutte le menti e gli atleti più grandi avrebbero tenuto dei corsi. Ho pensato che sarebbe stata un’opportunità di apprendimento unica per me, e lo è stata – a diversi livelli.
Sono andato lì aspettandomi di esser sopraffatto dalla cultura. In questo senso sono stato deluso. In realtà quello che la maggior parte degli esperti ha fatto è stata la cosiddetta analisi della letteratura, e visto che ero laureato, l’avevo già fatta parecchie volte. In poco tempo, moltissime persone, inclusi atleti professionisti, cominciarono a venire da me per chiedermi dei consigli. Lo trovavo strano – ma allo stesso tempo molto divertente. Questo mi ha dato la fiducia per aiutare gli atleti a casa, quando sono tornato in Canada.
Ho cominciato a lavorare con gli atleti e la sola cosa che chiedevo loro era di dire pubblicamente che li avevo preparati per la gara. Poco tempo dopo questi atleti hanno cominciato a vincere gare ovunque. La mia reputazione cominciò a diffondersi e gli Abel Bodies divennero il mio lavoro. Bisogna ricordare che in quel periodo non c’era nessun altro che faceva la stessa cosa a quei livelli, soprattutto in Canada.
Ad un certo punto ho cominciato ad allenare un gruppo di persone per una gara che si teneva nella città dove abitavo London, Ontario. Si trattava di una gara a livelli misti, 1 e 2 e i miei clienti hanno vinto ogni categoria di peso, in entrambi i livelli, uomini e donne e in certe categorie si sono perfino aggiudicati primo, secondo e terzo posto tra di loro. Da allora in poi non ho mai dovuto cercare lavoro. Tutti i miei clienti avevano un aspetto che si distingueva rispetto agli altri. Ricevevo telefonate da qualsiasi parte del Canada. Si è parlato di me anche sulla carta stampata e a quel punto hanno cominciato a chiamarmi da tutto il nord America e oltre.
Quello è stato un periodo divertente ma anche movimentato. Era anche il mio debutto nel mondo del bodybuilding. Volevo fare la differenza e ho allenato bodybuilder facendo di loro dei veri atleti – o almeno veri atleti secondo la mia concezione del termine. Io penso che sia stato questo a differenziarmi dagli altri.
KO: In che modo il successo e la nuova attività hanno cambiato la tua vita?
SA: Il grande cambiamento è stato accompagnato da un risveglio spirituale. Fino ad allora ero stato curioso e in qualche modo interessato alla spiritualità, ma è stata come una illuminazione – sono stato pervaso da un vero senso di consapevolezza spirituale e realtà.
È stato allora che la frase “capire è credere” si è trasformata in “credere è capire”. In quanto credente stavo facendo esperienza di un mondo nuovo e vedevo il mondo intorno a me in un modo tutto diverso – con gratitudine e soggezione. E non è un caso che Annie sia entrata a far parte della mia vita proprio allora. Era piuttosto una sincronia con il mio risveglio spirituale. Annie divenne il mio “tutto” e ancora una volta un nuovo mondo si è aperto davanti a me. Tutto divenne più semplice. La vita era meravigliosa. Da allora non ho più perso la strada giusta.
La nuova visione di Abel è rappresentata dagli sviluppi integrati
dell’Innervation Training, dell’Hybrid Training
e del Metabolic Enhancement Training (MET) di nuova generazione,
insieme al suo Cycle Diet.
KO: Mi ricordo che in quel periodo ti sei ritirato dalle gare. Che cosa hai fatto in seguito?
SA: Nel 2004 mi sono ritirato dai miei impegni sportivi. Avevo fatto abbastanza. Ero stato il migliore, avevo posato insieme ai professionisti e anche in gare professionistiche. Mi sentivo abbastanza realizzato. Era il momento di andare avanti. Adesso sono a un punto in cui voglio portare gli Abel Bodies a un livello più alto. C’è bisogno più che mai di un allenamento di buona qualità. Con internet e i geni del marketing là fuori la gente può vendersi anche per quello che non è e farla franca. Voglio mettere un po’ di buon senso nel mestiere di preparatore atletico – sia per la gente normale che per gli atleti. Voglio far capire alle persone che non devono vendere l’anima al diavolo per raggiungere i propri obiettivi fisici. Voglio insegnar loro che c’è più gratificazione nell’allenamento che nel prodotto finale.
Tempo fa uno studio ha rivelato che gli allenatori migliori sono quelli che puntano sempre al massimo. Io ho puntato al massimo praticamente tutta la vita. Questa è una qualità che fa di me un allenatore di provata abilità. Fino ad oggi ho incontrato persone più capaci di me in molte cose, ma quando mi prefiggo un compito, nessuno lavora più duramente di me per portarlo a termine. Questa è l’unica qualità che mi caratterizza e che insegno. Per riassumere il concetto in una sola parola, Scott Abel è una cosa sola: intensità. Questo è l’elemento che permette non solo di raggiungere un obiettivo ma anche di andare oltre. Tutti gli altri elementi della personalità agonista, come l’impegno, la diligenza, l’integrità, il coraggio e l’etica professionale rientrano nel concetto di intensità.
KO: Qual’è stata la persona che ha influito di più nella tua carriera?
SA: Direi Bill Pearl. Ho incontrato Bill al Muscle Camp del 1989. Non so per quale ragione ma, con tutti gli esperti che c’erano là, tutti desiderosi di farsi un nome, lui ha preso me sotto la sua ala. Ricordo quando ha detto a tutti che io avrei fatto parlare di me nel bodybuilding – e lui non si era più espresso in questi termini per nessuno fino da quando aveva detto che Chris Dickerson sarebbe diventato il primo nero a vincere il Mr. America. La cosa in se non significa niente ma quando capisci che tipo di persona è Bill Pearl – che lui è l’uomo per eccellenza e che è un uomo di grande dignità, onore e carattere, probabilmente l’uomo migliore del bodybuilding – allora la cosa assume un grande significato.
KO: Se potessi dare un consiglio a quelli che stanno facendo i primi passi nel bodybuilding, cosa diresti loro?
SA: Mantenete la prospettiva. Come ogni altro sport, si tratta di una vocazione realizzabile, di un hobby fattibile, di uno stile di vita possibile, ma non è la vita e sicuramente non è un’identità. Considerarlo una di queste ultime due cose vi porterebbe sempre più in basso verso l’autodistruzione. Se l’immagine del corpo diventa l’immagine di se, c’è un problema. Soccombere alle pressioni della sottocultura e diventarne parte, è molto pericoloso.
Ho sempre detto che la musica, lo sport e l’arte sono il modo in cui noi celebriamo lo spirito umano, il modo in cui noi riconosciamo e ammettiamo che c’è uno spirito umano che ci distingue dagli animali. Tenete questo bene in mente quando perseguite un obiettivo e non rimanete mai attaccati ai risultati. Voglio dire, dare troppa importanza alle circonferenze delle parti corporee è una cosa che non ha senso.
KO: Dai dei consigli diversi alle donne?
SA: Sì e no. Penso che la mentalità non dipenda tanto dal sesso quanto dal tipo di personalità. Molte delle persone attratte dal bodybuilding hanno grossi problemi di autostima e immagine di se, e non se ne rendono conto. Queste persone pensano che quando avranno un bel fisico saranno rispettate o amate, adorate o confortate o sicure o felici o cose del genere, e ancora una volta, questo vuol dire essere attaccati ai risultati. Questo genera una totale falsità, poiché all’improvviso mettono su un fisico che possono mantenere quattro o cinque giorni e il resto dell’anno non sono neanche paragonabili a qualcuno che si direbbe andare in palestra. È come non centrare il problema. Dovrebbe essere un’attività che vi rallegra, che vi rinvigorisce, che porta significato attraverso il lavoro stesso. Per quanto banale possa sembrare, quello che conta è il viaggio non la destinazione.
KO: Quali altri aspetti della personalità possono essere coinvolti?
SA: Sì, ce ne sono diversi. Ci sono quelli che spingono sempre al massimo come me; c’è la personalità di tipo A che ha sempre bisogno di essere ossessionata da qualcosa. Ecco il tipo: comincia ad allenarsi per la gara e diventa ossessionato dalla dieta e dall’allenamento. Sfortunatamente, non capisce che per ogni ricerca incontrollata legata a dei risultati esiste un obbligo altrettanto incontrollato. Ne consegue che molti di loro soffrono di depressione post-gara, disturbi alimentari – non si piacciono e sono attaccati a ciò che gli altri pensano di loro. Quello che pensano gli altri è molto importante per le persone che vogliono risolvere i propri problemi o quelli degli altri. È terribile perché è come l’arrivo di un uragano.
“Dovrebbe essere un’attività che vi rallegra, che vi rinvigorisce,
che porta significato attraverso il lavoro stesso.
Per quanto banale possa sembrare,
quello che conta è il viaggio non la destinazione.”
KO: Qual’è la cosa più antipatica alla quale hai dovuto assistere o che ti è successa nel bodybuilding?
SA: Il formarsi di una sottocultura dei farmaci parallelamente al bodybuilding. È diventato legittimo, adesso esistono siti web non gestiti da operatori qualificati grazie ai quali è possibile procurarsi farmaci, creare i propri farmaci o capire come assumere tali farmaci.
La sottocultura dei farmaci è andata oltre, non mira più solo al miglioramento della performance. A causa dell’uso esponenziale di testosterone, quello che vediamo oggi sono corpi con talmente tanto testosterone da avere bisogno di sedativi, antidolorifici, ansiolitici e calmanti. La gente prende pasticche per dormire, l’efedrina per allenarsi, stimolanti a base di caffeina – che stanno diventando fondamentalmente un fattore chimico – e si chiede il perché dei danni metabolici che ne derivano. E la cosa è anche più accentuata nelle donne.
La sottocultura dei farmaci nel bodybuilding è diventata sempre più simile alla sottocultura delle droghe ricreative; come i dipendenti da crack e da eroina, tutti coloro che fanno uso di farmaci credono di dover assumere qualcosa –antidolorifici e/o ansiolitici - a causa dei farmaci per il miglioramento della performance precedentemente assunti. Per me non ha senso.
Le gare di figure comportano diversi tipi di disturbi metabolici, disturbi di tipo alimentare, disturbi ossessivi incontrollabili, problemi di autostima, e nessuno presta attenzione a queste cose. Fornire alle donne un palco su cui competere ha anche un risvolto tremendo per quelle che sono attratte dal bodybuilding soprattutto perchè hanno problemi di autostima.
![]() |
“Se l’immagine del corpo diventa l’immagine di se, c’è un problema. Soccombere alle pressioni della sottocultura e diventarne parte, è molto pericoloso.” |
KO: Quindi pensi sia importante mantenere un certo equilibrio?
SA: Una delle ragioni per cui sono un allenatore molto ricercato è perchè oggi molti allenatori prendono in considerazione soltanto il fisico, ma l’allenamento riguarda la mente, lo spirito e il fisico. Io paragono questi aspetti a tre torte diverse. Ognuna è composta da ingredienti diversi. Io penso che la maggior parte dei clienti viene da me e resta con me perchè io alleno gli aspetti mentali, fisici e spirituali, mentre molti altri allenatori non sanno neanche da dove cominciare. Il vero insegnamento è dare, e io penso che molti fanno questo lavoro solo per quello che ricevono, al di là del lavoro in se.
![]() |
“Le gare di figure comportano diversi tipi di disturbi metabolici, |
***
L’Abel Body Training for a New Era incarna l’obiettivo di Scott di creare una prospettiva più vasta per l’arte e la scienza della costruzione muscolare, cercando di dare maggiore coerenza alle contraddizioni e ai punti interrogativi. Dopo aver studiato i manuali sul bodybuilding standard, Abel si è spostato verso le sfere scientifiche più ignorate nell’ambiente del bodybuilding – sfere che erano ricche di applicazioni pratiche per sviluppare muscoli più grossi nel breve termine mantenendo allo stesso tempo un aspetto muscolare magro tutto l’anno. Il suo recente libro, The Abel Approach – Program Design and Coaching Strategies for the New Era, è un contributo unico per la costruzione muscolare. Le sue 284 pagine sono piene di informazioni utili e nuove. Nella seconda parte di questa intervista parleremo dei contributi più grandi che Abel ha apportato all’allenamento, incluso l’allenamento per innervazione, l’allenamento ibrido e l’allenamento con aumento metabolico. Prometto che sarà una vera rivelazione.
![]() |
“La sottocultura dei farmaci nel bodybuilding è diventata sempre |
|
|
|
|
|
| © Olympian's news 1989 - 2010 all right
reserved. Nessuna parte di questa pubblicazione potrà essere riprodotta senza l'autorizzazione scritta dell'editore. |