| Articolo pubblicato su Olympian's News
numero 55. ©2003 by Ironman, all right reserved |
|||
|
|||
|
Poliquin
Power ! di Chris Goodwin |
Charles Poliquin, esperto di bodybuilding e preparatore olimpico per gli sport di forza, vi spiega come diventare più grossi e più forti in minor tempo.
In questo
numero proseguiamo l’intervista con Charles Poliquin, uno degli allenatori
più stimati nel bodybuilding.
IM: Ho letto il materiale sui tuoi siti Web ed ho notato che tendi a
consigliare caldamente alle persone di cambiare allenamento ogni sei settimane...
CP: [Interrompe l’intervistatore] Ad essere precisi ogni sei sessioni.
IM: Ogni sei sessioni? Ma in questo modo occorre moltissima programmazione
per quasi tutti i bodybuilder. Spiegati meglio per favore.
CP: Ad esempio, se un atleta fa le trazioni con presa ampia ed il rematore con
busto a 90° per i dorsali, potrebbe passare alle trazioni alla sbarra, con
presa stretta ed in semi supinazione, e al rematore al pulley. Se fa 8-12 ripetizioni,
allora dovrebbe eseguire alcune serie da 4-6 ripetizioni. Non è astrofisica,
ma può comunque confondere per tutti i miti e le informazioni sbagliate
che girano da anni. Si impazzisce a fare di continuo le medesime cose sperando
di avere risultati diversi. Questo vale anche per l’allenamento di bodybuilding.
Se ripensiamo alla primissima volta che si sono sollevati dei pesi, probabilmente
è stato il curl per i bicipiti nella cantina insieme agli amici. Il giorno
dopo non ce la facevamo neanche a spostare una scatola di Rice Krispies dal
dolore alle braccia. Il motivo per cui ci sono cresciute subito le braccia è
stato perché quei muscoli non erano abituati a quell’esercizio.
È come nell’apprendimento di una lingua straniera. Se si vuole
parlare benissimo il tedesco, non si possono ripetere i medesimi vocaboli di
continuo altrimenti i progressi si arrestano. Diventando più forti, dobbiamo
passare a nuovi esercizi o a nuovi schemi per le ripetizioni.
Quando apprendiamo una lingua straniera, una delle cose che distingue chi ci
riesce da chi no è la conoscenza della grammatica, della sintassi e della
capacità di condurre una conversazione od essere simpatici. Se riuscite
ad essere simpatici in una lingua straniera, allora potete dire di conoscerla
bene. È la medesima cosa con l’allenamento. Diventando sempre più
sofisticati nel fisico, dovete usare metodi d’allenamento sempre più
sofisticati.
IM:
Con quale frequenza ci si dovrebbe allenare? Molti professionisti si allenano
tutti i giorni – alle volte più di una sessione. Il resto di noi
non ha tutto quel tempo a disposizione.
CP: Direi che, ammesso che si abbia un lavoro onesto, la maggioranza delle persone
otterrà molti risultati allenando un gruppo muscolare ogni cinque giorni.
Ci si allena tre giorni su cinque, in totale circa 18 sessioni al mese, una
media che quasi tutti riescono a mantenere. Tra tutti i parametri di carico,
la frequenza di allenamento è quello più soggettivo. Ad esempio,
se guardiamo ai detentori dei record mondiali di distensione su panca piana,
ci sono soggetti che facevano la panca una sola volta la settimana, soggetti
che la facevano ogni 10 giorni e quelli che la facevano sei volte la settimana.
La capacità di allenarsi dipende molto dalla genetica. Prendendo come
esempio il processo di apprendimento, ci sono persone che imparano alla svelta
ed altre che devono sentire la stessa cosa più volte prima di arrivare
alla completa comprensione.
A tal proposito, un canadese sta svolgendo alcune ricerche su un apparecchio
che assomiglia ad un apparecchio ad ultrasuoni. Quando lo si applica sui muscoli,
permette di stabilire se si è recuperato dall’allenamento. Misura
l’affaticamento del sistema nervoso centrale. Quello che ha scoperto il
canadese è che alcuni soggetti possono recuperare in minor tempo di altri.
Quelli più dotati hanno bisogno di allenarsi meno.
IM: Logico. Guardiamo i bodybuilder professionisti. Adesso capiamo perché
possono permettersi il lusso di allenarsi pigramente ed arrivare comunque a
risultati incredibili.
CP: Posso farti esempi di altrettanti atleti di successo che variano il loro
allenamento quanto di quelli che non lo fanno. Ricordate un tipo che si chiamava
Chuck Sipes del periodo prima dell’avvento di Arnold? Aveva un ottimo
fisico. Si allenava tre volte al giorno, sei giorni la settimana, ed ogni gruppo
muscolare era sollecitato nove volte circa. Uno dei motivi era il suo stile
di vita: lavorava come direttore di un pensionato studentesco YMCA. Sipes si
allenava quindi con i suoi studenti durante il giorno e di nuovo nel pomeriggio,
mentre loro dormivano poteva effettuare un’altra sessione ancora. Sipes
era forte e in forma straordinaria ma aveva tempo per allenarsi proprio grazie
al suo lavoro.
Prendiamo Dorian Yates, che ha un fisico eccezionale. Non si allena molto frequentemente.
Penso che la frequenza d’allenamento è un fattore estremamente
soggettivo.
IM: Quali sono i tuoi primi cinque principi che un bodybuilder dovrebbe
seguire indipendentemente dal programma che sta facendo?
CP: Il primo è quello della progressione. Ovvio. Se non si forza il corpo
ad usare un carico maggiore o ad eseguire quella ripetizione in più,
non accadrà niente. Un principio fondamentale che conosciamo è
la legge di reclutamento delle unità motorie. Se non si porta il corpo
ad attivare un numero sempre crescente di unità, non accadrà niente.
Il secondo principio fondamentale è il recupero. Siamo limitati o avvantaggiati
dalle nostre capacità di recupero. Pertanto qualunque sia lo stile di
vita, la dieta e gli integratori – tutto quello che migliora il recupero
funziona. Ecco perché i ragazzi che si spalmano il Dianabol sul pane
ogni giorno diventano grossi.
Il terzo principio è la variabilità. Il corpo trae enormi benefici
dai cambiamenti.
Il quarto consiste nel concentrarsi abbastanza da ricavare qualcosa da ogni
sessione. Ho molte persone che vengono qui ad allenarsi e dicono: “Oggi
faccio tanto per fare, sarà meglio domani”. Sciocchezze. Se non
tentate di fare meglio della sessione precedente, allora statevene a casa. Pensate
ad una scalata progressiva.
Ad esempio, mettiamo che tu sei uno studente del college che si allena intensamente
ma si sta avvicinando il periodo degli esami. Studi come un forsennato forse
perché sei rimasto indietro uscendo sempre la sera ed ora devi metterti
sotto. Beh, non farai ottime sessioni. Allora in periodi come questo ridurrai
il numero di serie e farai delle sessioni decenti piuttosto che terribili e
rimanere frustrato.
Il principio numero cinque è quello di ascoltare il proprio corpo. Quello
che funziona per uno può non funzionare per un altro e viceversa.
IM: So che intendi dire. La determinazione manca in quasi ogni palestra.
CP: Sì, infatti raccontano che Arnold doveva cambiare compagno d’allenamento
ogni due o tre settimane: smettevano per la tonsillite, dicevano. Mi ha raccontato
questo aneddoto molto tempo fa Bill Reynolds [ex caporedattore di Flex]. Arnold
aveva una volontà tremenda e surrenali grosse quante un kiwi. Riusciva
a reggere allo stress come Gordon Gecko di “Wall Street” ma era
unico. Arnold si allenava alla Gold’s e vedeva entrare la gente che diceva:
“Voglio allenarmi con la Quercia austriaca!”. Immancabilmente, dopo
tre sessioni, aveva dolori perché si allenava con Schwarzenegger ma dopo
alcune settimane era ormai temprato e dava del filo da torcere agli altri.
IM: Tornando a Yates, si allena con movimenti concentrici esplosivi
e rallenta durante la fase eccentrica, ossia di abbassamento. C’è
un qualche giovamento in questo? E l’opposto, ossia salire lentamente
e ridiscendere assai veloce?
CP: Yates ha ragione. Per quasi tutti i gruppi muscolari quel sistema è
più produttivo e sicuro. Si dovrebbe prestare attenzione a fare sempre
lentamente la fase eccentrica. Ho sperimentato tanto a sollevare molto lentamente
e riabbassare molto lentamente. Funziona ma non per tutti. Direi che uno degli
errori più comuni nell’allenamento è riabbassare il carico
troppo velocemente.
IM: Le superserie riducono la capacità di reclutare un numero
adeguato di unità motorie, visto che dobbiamo ridurre il carico di lavoro
per inserire un esercizio ulteriore senza recuperare di più?
CP: Sì, ma uno dei motivi per cui si cresce grazie alle superserie è
di natura ormonale – si libera una quantità maggiore di ormone
della crescita. Quindi non è solo l’allenamento, ma anche la risposta
ormonale.
IM: Parliamo dell’indolenzimento a comparsa ritardata (DOMS).
L’indolenzimento è la migliore indicazione che si è recato
il danno sufficiente ad indurre la crescita?
CP: Direi che è proprio così. C’è una correlazione
tra DOMS e crescita muscolare – molto di più di quanto direi ci
sia tra il pompaggio e la crescita muscolare. Mettiamo che mi porti qualcuno
e mi dici: “Controlleremo il suo stile di vita, l’allenamento, gli
integratori e la dieta in modo da rendere tutto ottimale. Qual è il modo
più veloce per farlo crescere?” Io mirerei a fargli sentire l’indolenzimento
dopo ogni sessione.
![]() |
| “Raccontano
che Arnold doveva cambiare compagno d’allenamento ogni due o tre settimane”. |
IM: E i gruppi muscolari che per quanto si faccia non dolgono mai?
Io non riesco a sentire indolenzimento nei deltoidi.
CP: Ha a che fare di più con i modelli di innervamento. Anche se non
si sente indolenzimento non significa che non ci sia indolenzimento. Il deltoide
è un esempio perfetto, specialmente il capo laterale. Se esegui una routine
killer per le spalle, probabilmente non avrai i deltoidi indolenziti il giorno
successivo, ma se inseriamo un ago da biopsia e analizziamo il campione, scopriremo
un sacco di microtraumi. E non li avevi percepiti. Inoltre, un motivo per cui
non avrai il deltoide molto indolenzito è questo: quanto allunghi un
deltoide? Guardiamo la natura. Quali sono i muscoli che, se allungati, saranno
più indolenziti? I polpacci. Se hai una palestra e vuoi sbarazzarti dei
clienti, fai loro allenare i polpacci. Un sacco di esercizi di allungamento
così il giorno dopo non tornano. Prendiamo i bicipiti. Se facciamo fare
il curl alla panca Scott a chi non è abituato, non riuscirà a
piegare i gomiti la mattina dopo al risveglio.
IM: Vale anche per la schiena o i pettorali?
CP: Sì. Mi ricordo una volta a Montreal un bodybuilder che mi ha detto:
“Non riesco a fare crescere i pettorali. Ti pago per un’ora d’allenamento
se riesci ad indolenzirmi i pettorali”. Ho risposto: “Sicuro?”
e lui ha annuito. Gli ci sono voluti cinque giorni prima che potesse lavarsi
i denti. Gli ho dato una tabella che enfatizzava molti esercizi con uno stiramento
completo dei pettorali. Dopo quella ha continuato ad avere fiducia in me, ad
avere risultati e ad allenarsi con me. La medesima cosa è accaduta una
volta con Vinnie Galanti [top bodybuilder della NPC]. Disse: “Non sento
lavorare i dorsali”. Dopo che ci siamo allenati, non si è potuto
grattare per giorni. [Poliquin ridacchia]. Non uso questi esempi per vantarmi
ma per fare capire come gli esercizi giusti funzionino.
IM: Quali esercizi usi per enfatizzare l’allungamento dei pettorali?
CP: Il primo esercizio che feci fare al ragazzo furono le distensioni con manubri
appoggiando la schiena sulla Swiss Ball. Dato che la palla è rotonda,
l’arco del petto prende la forma della palla quindi i pettorali hanno
la possibilità di seguire un arco di movimento maggiore. Si usa una Swiss
Ball con un diametro piccolo – circa 45 cm – e poi si effettuano
le distensioni inclinate stando su di essa. L’indolenzimento che ha avuto
quel ragazzo era incredibile per lui.
IM: Alcuni hanno criticato la Swiss Ball giudicandola estremamente pericolosa
perché, come dici tu, ti devi mantenere in equilibrio e maneggiare un
grosso carico al tempo stesso.
CP: Penso che quelli che la criticano non conoscano bene la Swiss Ball o i suoi
reali benefici. È una nuova variante per gli esercizi, quindi si deve
sapere come usarla senza farsi male, ma questo vale per ogni tabella o tecnica
di allenamento coi pesi. È un accessorio eccellente e la consiglio caldamente.
Se non conoscete l’allenamento con la Swiss Ball, il collaboratore di
IRONMAN Lorne Goldenberg ha scritto un ottimo libro intitolato Strength Ball
Training. Lo trovate da HumanKinetics.com.
![]() |
“Il
secondo principio fondamentale è il recupero. Siamo limitati o avvantaggiati dalle nostre capacità di recupero”. |
IM: I sostenitori dell’allenamento ad elevata intensità
credono talmente tanto nei loro principi d’allenamento che potremo definirli
fondamentalisti dell’allenamento. HIT: sì o no e perché?
CP: L’allenamento ad elevata intensità funziona. E di nuovo, come
tutti i programmi d’allenamento, funziona fin tanto che non ci si adatta.
Il problema è che non passa molto tempo e ci si adatta. Quello che ha
creato tanti proseliti dell’HIT sul finire degli anni Settanta è
stato che su ogni rivista di bodybuilding si trovavano articoli che sostenevano
la necessità di fare 20 serie per i bicipiti, 20 per i tricipiti, 20
per i dorsali, 20 per i pettorali, ecc. Non capivano che non tutte quelle serie
erano portate a cedimento muscolare. Se uno faceva, ad esempio, le distensioni
su panca inclinata, usava 102 kg per 10 ripetizioni e poi 125 kg per 8. Ma 102
kg per 10 ripetizioni è niente se puoi fare otto ripetizioni con 125
kg. Quindi erano tutte e due serie di riscaldamento. Solamente quelle con 143,
147 e 152 kg facevano la differenza.
Anzitutto il concetto di serie era inteso nel modo sbagliato. Allora arrivò
Mike Mentzer e disse: facciamo solamente due serie per esercizio per ogni gruppo
muscolare e la gente lo seguì. Ma ecco il tranello: la tecnologia per
l’allenamento tipica degli anni ’70 era adatta per allenarsi due
ore al giorno, dal lunedì al sabato. Gli shake proteici dopo l’allenamento?
Non esistevano. Gli alimenti per aumentare di peso erano cose come il chili
con carne. Quelle erano le basi scientifiche di allora.
Pertanto quando quegli atleti hanno ridotto e si sono messi a fare quattro sessioni
la settimana, hanno liberato il loro testosterone depresso dal super allenamento
e – boom! – hanno messo su 7-8 kg recuperando. Allora tutti si sono
convertiti a quest’altro metodo.
Era la fine degli anni ’80 quando Mike Mentzer fece il suo ingresso sulla
scena. Chi non era migliorato di un grammo all’improvviso boom! Non per
non riconoscere i meriti di Mentzer. Dopotutto faceva allenare la gente in un’ora,
cosa importantissima ma a quel tempo la gente non capiva i vantaggi di quei
principi sul recupero. Se a quei tempi ci fosse già stato Internet, non
avremmo avuto diatribe su queste cose. Dopo quella risposta iniziale, però,
i risultati si arrestano perché sopraggiunge l’adattamento.
![]() |
“Anche
se non si sente indolenzimento non significa che non ci siaindolenzimento”. |
IM: Quali sono alcune delle peggiori ingenuità che hai visto
commettere dai bodybuilder in palestra?
CP: La mia preferita è l’ingenuità di quello che mette ogni
singola piastra che c’è in palestra sulla pressa per le gambe,
si fascia accuratamente le ginocchia tanto che sembra una mummia e poi il suo
arco di movimento è impercettibile perfino da un raggio laser: ovvio
che lui si sente anche forte. Un’altra – e mi capita spesso di vederlo
fare – sono le distensioni su panca piana con quattro piastre per lato
del bilanciere e un compagno che assiste facendo uno stacco stile sumo abbinato
alle scrollate e ad una distensione semi declinata ma incoraggia l’altro
dicendo: “Hai fatto tutto da solo!”. Mi fa morire dal ridere.
IM: Penso che ogni bodybuilder che legge possa scrivere un libro intero
con storielle simili. Ritieni di una qualche utilità le attrezzature
Soloflex e Bowflex?
CP: Scherzi a parte, il Bowflex non è un attrezzo sbagliato per chi si
allena a casa. Il Soloflex non va più molto perché gli unici movimenti
possibili sono quelli di distensione. Non si può fare un curl con un
bilanciere Soloflex. Quello che accade con la maggioranza di questi attrezzi
è che in casa finiscono per fare da appendiabiti costosi. Pochissime
persone che conosco hanno la motivazione di usarli.
![]() |
“L’allenamento
ad elevata intensità funziona. Ma ancora una volta, come tutti i programmi, è efficace solo fintanto che non ci si adatta”. |
IM: Ritieni che una piccola palestra casalinga possa rappresentare
un’alternativa ad una grossa palestra commerciale?
CP: Proprio! Ho molti clienti che possono permettersi una bella palestra casalinga
ma non vanno oltre il minimo indispensabile. Ho un cliente che guadagna 7,5
milioni di dollari l’anno, ha il più potente fendente di tutta
la federazione ed è uno dei giocatori di hockey in migliore forma all’interno
della NHL. Si allena a casa con il minimo: manubri, bilanciere, squat rack e
panca.
Chi si allena
bene a casa possiede una forte motivazione. Ho fatto da istruttore a molti atleti
di altissimo livello e devi considerarli come animali. Alcuni animali sono socievoli,
altri no. Se uno è introverso e molto concentrato, allora una palestra
casalinga è la scelta migliore. Conosco alcune persone, ad esempio, che
non si allenano molto bene se non sono in pubblico. Traggono la loro motivazione
dai fattori sociali. Hai visto tutti quei tipi enormi in prigione che usano
attrezzature che si possono trovare a supermercato. Occorre tanta attrezzatura
strana per avere un buon fisico? No.
IM: Chi è questo giocatore di hockey?
CP: Al MacInnis. Gioca nei St. Louis Blues. Se vedessi dove si allena Al, non
ci crederesti. Dico sul serio: nello scantinato del suo cottage, ci si più
muovere appena tra le quattro pareti. Se vuole respirare deve uscire. Pesa 90
kg, ha 38 anni. Fa la panca con 159 kg e le trazioni alla sbarra con 36 kg.
Ma Al è motivato. Si è dovuto allenare molto intensamente fin
da quando era bambino.
IM: Cosa possiamo trovare sul tuo nuovo sito Web strentghzone.com e
charlerspoliquin.net?
CP: Lo scopo del mio sito Web – a parte una navigazione facile e un’eccellente
presentazione – è essere il sito per gli atleti interessati all’allenamento
della forza. Il nostro investimento è stato ed è forte, ma ne
vale la pena. La quantità di lavoro che ci stiamo mettendo io ed i miei
soci è enorme. Inoltre sono coinvolto in prima persona con sessioni settimanali
di domande e risposte e mettendo online i miei clip audio e video. Abbiamo una
galleria intera di foto sugli esercizi, una sezione per membri VIP, articoli
di collaboratori, ecc. I visitatori entrano e scoprono a quali libri sto lavorando,
controllando la sempre aggiornata “library of Poliquin Power”!,
i CD, i miei seminari e l’online store; inoltre metto anche commenti su
prodotti e tutto quanto riguarda il fitness e l’allenamento. Ne sono molto
fiero. Cavolo, è un sito enorme! [Ride].
![]() |
“Chi
si allena bene a casa possiede una forte motivazione. Se uno è introverso e molto concentrato, allora una palestra casalinga è la scelta migliore”. |
IM: Proprio oggi i ricercatori hanno annunciato la clonazione di un
embrione umano. Considerando il nostro futuro estremamente tecnologico, possiamo
immaginarci che un giorno non dovremmo neanche sollevare i pesi per metterci
in forma. Avvicinandoci all’era della bioingegneria, cosa significa il
bodybuilding per te?
CP: Una delle più grandi gioie nella mia vita è l’allenamento.
L’effetto sull’aspetto estetico è bello ma, in pratica, a
me piace l’allenamento di per sé. Penso che se si possono mettere
muscoli senza fare niente, verrà a mancare il mordente. Una delle cose
che ogni persona può fare di entusiasmante è andare oltre il proprio
limite. Se si raggiunge sempre il proprio massimo potenziale senza sforzo, allora
non c’è più alcuno scopo nella vita.
Nota del redattore: Per contattare Charles Poliquin visitate StrengthZone.com e CharlesPoliquin.net.
|
|
|
|
|
| © Olympian's news 1989 - 2012 all right
reserved. Nessuna parte di questa pubblicazione potrà essere riprodotta senza l'autorizzazione scritta dell'editore. |