| Articolo pubblicato su Olympian's News
numero 54. ©2003 by Ironman, all right reserved |
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Sebbene non sarei mai tanto negativo da dire che il bodybuilding ha fatto
i suoi giorni, nessuno può negare che il momento di boom è passato.
Ad un certo punto degli anni Ottanta, quando Platinum Everywear e le imitazioni
della Met-Rx erano dappertutto, lo splendore cominciò ad affievolirsi.
Come proprietario di una palestra hard-core per molti anni, posso ricordare
vividamente quando ogni nuovo film di Arnold portava un’orda di giovani
reclute a varcare la porta tutte dotate di un apparente entusiasmo illimitato.
Quasi tutti avevano il potenziale genetico di Mr. Bean, ma caricavano allegramente
i bilancieri per i tipi più grossi – nella speranza di carpire
importanti segreti da uno di quei bestioni.
Questo al tempo. Oggi ho gente che mi telefona per sapere se in palestra c’è
un angolo bar o se si fa il Pilates. Cosa diavolo è successo? Hanno messo
qualcosa nell’acqua?
La verità è che il bodybuilding non ha proprio avuto alcun bisogno
per distruggersi. Alcuni ritengono che il doping abbia fatto la sua parte, dicendo
che ha promosso scetticismo sull’importanza dell’alimentazione e
sul valore di tutto quanto non sia farmaceutico. Questo è un buon argomento
ma guardate la direzione in cui si sono incamminati gli stessi bodybuilder.
I partecipanti odierni all’Olympia assomigliano a delle caricature. Fisici
nei quali pochi possono identificarsi relegano qualsiasi cosa meno che spaventosa
al rango di già visto. Poi ci sono quelle tabelle di allenamento, le
fatiche di Ercole, con volumi di lavoro inconcepibili e tonnellaggi che logorerebbero
i tendini e vi lascerebbero con le surrenali grosse come meloni. E che dire
dell’alimentazione? Che dire di una dieta basata sull’apporto quotidiano
pari a quello di un Paese del Terzo Mondo? In breve, l’irraggiungibile
raggiunto facendo l’impossibile e consumando l’indigeribile.
Quale importanza hanno le pratiche estremamente esagerate degli atleti che ricorrono
alla chimica e che sono geneticamente dotati per gli obiettivi di un principiante
di media genetica? Lottare con un tale stile di vita spartano e trovare gli
errori al termine di ogni prova prosciugherebbe l’entusiasmo anche dell’irriducibile
più motivato.
Molte delle scoperte della scienza dello sport hanno più importanza per
il bodybuilding che forse per ogni altro sport, tuttavia ben poca di quella
tecnologia è stata applicata fin ora. Svariati anni fa IRONMAN prese
l’iniziativa adattando al bodybuilding principi come quello della periodizzazione.
Per mezzo di tabelle, percentuali, micro-, meso- e macrocicli, un nuovo approccio
scientifico ha offerto muscoli in base a cifre precise. L’impiego della
risonanza magnetica (MRI) ha eliminato ulteriormente le congetture mostrandoci
quali esercizi sono i più efficaci per avere risultati. Purtroppo pochi
hanno continuato a seguire tale strada ma come minimo le informazioni si trovano,
se le si vogliono cercare.
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Quale
importanza hanno le pratiche estremamente esagerate degli atleti che ricorrono alla chimica e che sono geneticamente dotati per gli obiettivi di un principiante di media genetica? Lottare con un tale stile di vita spartano e trovare gli errori al termine di ogni prova prosciugherebbe l’entusiasmo anche dell’irriducibile più motivato. |
Con “Rx Files” è stata mia intenzione passare in rassegna
l’applicazione della scienza all’alimentazione sportiva –
in particolare nel settore del metabolismo delle proteine. Sebbene siano stati
fissati dei punti fermi, per la maggior parte siamo ancora nel regno delle ipotesi
e delle teorie, affidandoci pesantemente sulle qualifiche di chi tira ad indovinare.
Ad esempio, non possiamo dare una cifra esatta del quantitativo ideale di proteine
che un atleta dovrebbe assumere. Magari quante assumerne potrebbe non essere
la sola cosa importante. Il momento in cui vengono assunte può essere
più importante. Nella parte prima della mia intervista con Yves Boirie
abbiamo discusso i due studi svolti dalla sua équipe per esaminare il
principio delle proteine alimentari “veloci” e “lente”.
Da quegli studi e dall’intervista possiamo stabilire che i seguenti fatti
devono essere tenuti presenti quando si programma la propria strategia nutrizionale:
• Il tasso di digestione delle proteine apportate da una particolare fonte
– ossia siero, caseina, pollo – è un fattore indipendente
che influenza la quantità di proteine che il corpo ritiene effettivamente.
• Mentre le proteine “veloci” possono stimolare drasticamente
la sintesi proteica, se non cambiate il catabolismo proteico, potete pur sempre
ritrovarvi con un bilancio negativo. Pertanto il fattore più importante
per migliorare il bilancio proteico è un aumento prolungato degli aminoacidi,
in quanto quella è la strada per inibire il catabolismo proteico.
• Perciò, nei giovani adulti le proteine “lente” sono
assai meglio per i risultati netti.
Yves Boirie è stato impegnato in tre studi sulla sintesi proteica. Tutto
iniziò con uno studio volto all’analisi del modo in cui si valutava
come migliorare l’utilizzazione proteica negli anziani.1 La perdita proteica
negli anziani può avere serie implicazioni, soprattutto in relazione
ai traumi e al sistema immunitario. Il miglioramento della ritenzione proteica
limiterebbe la perdita di muscolatura e migliorerebbe l’anabolismo. Il
solo aumento della quota proteica si era già dimostrato inefficace per
migliorare la ritenzione. In quel primo studio 15 donne anziane in buona salute
sono state suddivise in due gruppi, ognuno ha seguito un diverso protocollo
alimentare. I soggetti del primo gruppo seguivano una dieta nella quale la quantità
giornaliera di proteine era equamente suddivisa in quattro pasti nell’arco
di 12 ore. Il secondo gruppo seguiva quello che è stato chiamato un modello
di alimentazione “pulsatile”, nel quale l’80% circa della
quota proteica giornaliera era consumata a mezzogiorno, la parte rimanente suddivisa
tra i pasti della mattina (7%) e della sera (14%).
Lo studio ha concluso che il bilancio azotato era molto più positivo
con il modello pulsatile che con la suddivisione dei pasti nel corso della giornata.
Questi risultati si sono verificati tramite un maggiore aumento della sintesi
proteica e una minor degradazione proteica. È interessante che pur se
entrambi i gruppi avevano le stesse precise quote proteiche, il gruppo che suddivideva
le proteine accusava una riduzione nella massa magra. La conclusione è
stata che il modello di alimentazione pulsatile era più efficiente nel
migliorare la ritenzione proteica negli anziani.
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Quando
durante la giornata si combinano sia pasti ricchi di proteine sia pasti poveri di proteine, il modello di alimentazione pulsatile migliora l’anabolismo. |
| modello: John Hansen |
L’équipe ha poi deciso di vedere se il modello di alimentazione
pulsatile fosse più efficiente nel migliorare l’anabolismo nelle
giovani donne. In un secondo studio hanno determinato che i due modelli di alimentazione
non avevano effetti significativamente diversi sulla ritenzione delle proteine
nelle giovani donne.2 Ad ogni modo, il terzo studio ha rilevato una discrepanza
con la precedente conclusione e ha trovato qualcosa di più.3 Ha stabilito
non solo che il modello pulsatile era in grado di indurre una regolazione cronica
del metabolismo proteico sia in donne giovani sia anziane ma anche quella modifica
persisteva per minimo un giorno dopo che i soggetti erano tornati alla loro
dieta normale. In altre parole, il protocollo con l’alimentazione pulsatile
ha portato ad un miglioramento della risposta ad un pasto della sintesi proteica
e ad un migliore effetto di risparmio proteico nel periodo post assorbimento.
Quando durante la giornata si combinano sia pasti ricchi di proteine sia pasti
poveri di proteine, il modello di alimentazione pulsatile migliora l’anabolismo
dando i vantaggi da entrambe le diete, ossia quella iperproteica e quella ipoproteica.
Dal momento che tale informazione deve avere qualche applicazione nel bodybuilding,
ho posto svariate domande sul protocollo di alimentazione proteica pulsatile
a Boirie.
Brian Batcheldor: Nella ricerca di maggio 2000 indicava che tanto nelle
donne giovani quanto nelle anziane un modello di alimentazione pulsatile può
essere superiore in termini di cinetica della leucina rispetto ad una suddivisione
nel corso della giornata.3 Le differenze nella ritenzione proteica erano piuttosto
significative nelle giovani donne dello studio. Questo è molto interessante
perché nell’alimentazione sportiva ci è stato detto per
molti anni che è meglio consumare dai sei agli otto pasti proteici al
giorno per migliorare la ritenzione proteica. Tuttavia tale consiglio sembra
non avere alcuna base scientifica. Anzi, le ricerche indicano che il modello
pulsatile può essere di gran lunga superiore per migliorare l’anabolismo.
È d’accordo?
Yves Boirie: Penso che un fatto importante di questo studio
sia che i soggetti erano preparati prima del vero studio. Per due settimane
hanno preso una quantità minore di proteine, circa 1,2 g per ogni chilogrammo
di massa magra. Questo per aggiustare tutti i soggetti su una quota proteica
simile. Ecco un punto basilare: questa preparazione, soprattutto negli anziani.
Un secondo fatto è che si è potuta riscontrare una maggiore differenza
negli anziani rispetto ai giovani. Ciò potrebbe essere interpretato come
se i giovani possano adattarsi a modelli di alimentazione proteica diversi meglio
degli anziani.
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| Il
modello di alimentazione pulsatile ha portato ad un miglioramento della risposta ad un pasto della sintesi proteica e ad un migliore effetto di risparmio proteico nel periodo post assorbimento. |
BB: Qual è stata la dose di proteine alla quale siete arrivati
per lo studio?
YB: È stata 1,7 g di proteine per ogni chilogrammo di
massa magra, quindi quasi 1,4 g per ogni chilogrammo di peso corporeo.
BB: Quindi una dose piuttosto moderata. Non era bassa?
YB: Sì, piuttosto moderata. Ma solo giocando con la
distribuzione dei pasti nel corso della giornata, abbiamo trovato una enorme
differenza negli anziani, non nei soggetti più giovani. In ogni caso
quegli studi non sono stati eseguiti con l’abbinamento dell’attività
fisica, pertanto non sappiamo nulla dell’impatto che avrebbe l’attività
fisica con quel tipo di modello di alimentazione proteica. Ma penso che potrebbe
essere un buon argomento.
BB: Sì, pare molto significativo perché è contrario
a tutto quanto viene detto tradizionalmente nell’alimentazione sportiva.
YB: Non conosco alcun dato scientifico su quei modelli di alimentazione
in riferimento all’attività fisica.
BB: Giusto ed è questo che rende la cosa tanto affascinante.
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“Ci
sono motivi per pensare che l’effetto del modello di alimentazione pulsatile è forse dovuto anche ai pasti non proteici.” |
YB: Un’altra considerazione importante è l’impatto
dei pasti non proteici sul successo del modello di alimentazione pulsatile.
C’è un lauto pasto proteico e poi uno non proteico. Ci sono motivi
per pensare che l’effetto del modello di alimentazione pulsatile è
forse dovuto anche ai pasti non proteici.
BB: Quindi sta dicendo che forse i carboidrati e la frazione dei pasti
possono avere contribuito in misura più significativa a quei risultati?
YB: Sì, soprattutto dopo un lauto pasto ricco di proteine.
Potrebbe significare che la combinazione o di carboidrati o lipidi con le proteine
possa essere molto importante – non nel medesimo pasto, ma in pasti differenti.
Possono comportarsi diversamente quando sono presi separatamente.
Siamo stati molto sorpresi di vedere che dopo 14 giorni di quel regime avevamo
ancora i cambiamenti un giorno dopo che il modello di alimentazione proteico
era ridotto, ma non sappiamo quanto a lungo dura. Ci sono alcune prove che la
differenza nelle persone anziane scompare dopo 30 giorni ma al momento non lo
sappiamo di sicuro.
BB: Prima abbiamo brevemente discusso l’assunzione eccessiva di
proteine in alcuni atleti, circa 400-500 g al giorno. Se un atleta consumasse
una grossa quantità proteica al giorno senza l’aiuto di qualche
influenza esterna, come gli steroidi anabolizzanti e l’ormone della crescita,
allora qualsiasi cosa che induca una regolazione cronica del metabolismo proteico
sarebbe senz’altro positiva, no?
YB: Questo è quanto stiamo cercando di determinare.
Forse siamo riusciti a dimostrare che ci sono altri modi per migliorare il bilancio
proteico.
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| modella: Amy Lyn |
BB: Quale impatto pensate che abbiano avuto sui risultati le proteine
consumate?
YB: Negli studi abbiamo impiegato alimenti tipici di una normale
dieta francese: carne, formaggio, ecc. Al momento non sappiamo quale è
il comportamento di tutte quelle diverse proteine. È un settore sconfinato
aperto ad ulteriori studi. Quello che posso dire è, ad esempio, che i
peptidi sono assimilati in maniera diversa come anche gli aminoacidi in forma
libera, quindi stiamo parlando non soltanto degli alimenti ma della forma molecolare
delle proteine date.
BB: È possibile che se i primi studi si fossero concentrati sull’impiego
delle proteine lente, allora il modello di alimentazione pulsatile avrebbe dato
risultati migliori perché
ci sarebbe stato un minor catabolismo proteico?
YB: Sì, esattamente. Inoltre abbiamo svolto altri studi
sull’area splancnica e siamo stati sorpresi nel vedere che in alcune condizioni
si può avere un’estrazione splancnica altissima degli aminoacidi
apportati dalla dieta. Come potete immaginare, proteine lente o veloci e un
modello di alimentazione pulsatile o frazionata può avere anche effetti
sull’utilizzazione splancnica degli aminoacidi e potrebbe pertanto, alla
fine, determinare la disponibilità di aminoacidi nei tessuti periferici
della muscolatura. Questo è quanto abbiamo dimostrato in precedenza.
Ci sono molte considerazioni da fare.
Bibliografia
1 Arnal, M.A.; Mosoni, L.; Boirie, Y.; Houlier, M.L.; Morin, L.; Verdier, E.;
Ritz, P.; Antoine, J.M.; Prugnaud, J.; Beaufrere, B.; Mirand, P.P. (1999). Protein
pulse feeding improves protein retention in elderly women. American Journal
of Clinical Nutrition. 69(6):1202-8.
2 Arnal, M.A.; Mosoni, L.; Boirie, Y.; Houlier, M.L.; Morin, L.; Verdier, E.;
Ritz, P.; Antoine, J.M.; Prugnaud, J.; Beaufrere, B.; Mirand, P.P. (2000). Protein
feeding pattern does not affect protein retention in young women. Journal of
Nutrition. 130(7):1700-4.
3 Arnal, M.A.; Mosoni, L.; Boirie, Y.; Gachon, P.; Genest, M.; Bayle, G.; Grizard,
J.; Arnal, M.; Antoine, J.M.; Beaufrere, B.; Mirand, P.P. (2000). Protein turnover
modifications induced by the protein feeding pattern still persist after the
end of the diets. American Journal of Physiology Endocrinology and Metabolism.
278(5):E902-9.
Le seguenti citazioni sono state fornite da un ricercatore americano,
esperto sulle proteine, che è stato intervistato su IRONMAN di
aprile ’99. Ha scelto di non svelare la sua identità perché
collabora nella produzione di proteine con un certo numero di ditte tra
loro rivali. |
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