| Articolo pubblicato su Olympian's News
numero 53. ©2002 by Ironman, all right reserved |
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di Jerry Brainum |
Le persone sono affascinate dall'allenamento con i pesi per varie ragioni.
Alcuni per prepararsi ad un'altra disciplina sportiva; ad esempio, per aumentare
la forza e per prevenire i traumi da sport. Altri lo fanno per motivi differenti,
ad esempio per il sollevamento pesi, il powerlifting o il bodybuilding. Altri
ancora vogliono solamente avere un bell'aspetto, magri e muscolosi per tutta
la vita. Anche se un allenamento con i pesi intelligente offre vantaggi significativi
a tutti, indipendentemente dagli obiettivi, è particolarmente utile a
coloro che hanno superato i 40 anni.
Ciò è collegato al principio dell'uso e disuso, il quale non afferma
altro che quello che il corpo non usa, con il tempo scompare. L'esempio più
lampante è dato dal processo di invecchiamento. L'invecchiamento è
inevitabile, ma il ritmo al quale si invecchia è, in larga misura, controllabile.
Le malattie degenerative associate all'età, come i problemi cardiovascolari
ed i tumori, non sono inevitabili. Possono essere controllate ampiamente evitando
i noti fattori di rischio mantenendosi sani per mezzo di un allenamento regolare
e di un'alimentazione equilibrata. In breve, se finite decrepiti o se vi mantenete
in buone condizioni dipende solo da voi.
Per quanto gli scienziati ci forniscano molte definizioni di invecchiamento,
la più concisa sembra essere quella fornita da Richard A. Miller, ricercatore
nel campo dei processi di invecchiamento presso la University of Michigan. Miller
dice che l'invecchiamento "è il processo che trasforma un adulto
sano in uno più fragile con il rischio progressivamente maggiore di malattie,
infortuni e morte". Sebbene non si possa eliminare l'invecchiamento (tranne
per l'inaccettabile alternativa di morire giovani), le terapie emergenti promettono
di mantenere giovani il più a lungo possibile.
La
causa effettiva dell'invecchiamento è tuttora al centro dei dibattiti
tra i gerontologi, ossia gli scienziati che studiano i processi di invecchiamento.
L'argomento è molto più complesso di quanto la maggioranza delle
persone si immagini e implica sia lo stile di vita condotto sia la genetica.
L'influenza della genetica è data dai centenari o dagli ultracentenari.
Molti di loro provengono da famiglie i cui membri erano vissuti a lungo. Un
esempio tipico è Jeanne Calmet, una francese nata il 21 febbraio 1875
e morta il 4 agosto 1997. Entrambi i suoi genitori erano arrivati oltre i novanta
anni, anche se i suoi figli erano morti relativamente giovani. Quasi tutti gli
esperti sull'invecchiamento sostengono che la genetica influisce solamente per
il 30% sulla longevità.
L'unico metodo scientifico attualmente plausibile per rallentare l'invecchiamento
è la restrizione calorica - ma non da sola, come dimostra chiaramente
l'osservazione di molte nazioni del terzo mondo. I popoli poveri consumano poche
calorie ma hanno una durata media della vita più breve a causa di fattori
come le malattie e la malnutrizione. Le diete ipocaloriche, per essere efficaci,
devono essere unite ad un'alimentazione ottimale, ossia, con il termine utilizzato
dal principale sostenitore della restrizione calorica, il dott. Roy Walford,
deve trattarsi di CRON (Caloric Restriction with Optimal Nutrition, restrizione
calorica con un'alimentazione ottimale).
Nessuno sembra potere dare una spiegazione certa di come la riduzione calorica
serva a ritardare il processo di invecchiamento. Una tra le teorie predominanti
è che rallenti i principali processi del corpo, compresi quelli che producono
radicali liberi. I radicali liberi sono prodotti del metabolismo dell'ossigeno
che fanno danni nell'organismo attaccando strutture vitali come gli acidi nucleici
e le membrane cellulari.
Anzi, la maggioranza delle teorie sui motivi per i quali invecchiamo riguardano
un qualche aspetto dell'incontrollabile attività dei radicali liberi.
Essi sono implicati non solamente nelle cause dell'invecchiamento ma anche in
tutte le altre malattie degenerative, compresi i tumori e i problemi cardiovascolari.
Tutto quanto serve a controllare quei predatori metabolici che rispondono al
nome di radicali liberi dovrebbe servire a rallentare il processo di invecchiamento.
Il corpo possiede meccanismi interni che aiutano a sminuire l'imperversante
attività dei radicali. Si tratta di vari sistemi enzimatici, come la
superossido dismutasi, la catalasi e il glutatione perossidasi. È significativo
che quegli enzimi protettivi siano attivati dalle sostanze nutritive, come molti
altri enzimi del corpo. La superossido dismutasi per funzionare correttamente
ha bisogno dei minerali in traccia zinco e manganese. Il manganese attiva la
superossido dismutasi presente nei mitocondri, la parte della cellula in cui
i lipidi sono bruciati e viene sintetizzata l'energia (come ATP).
I
mitocondri, i quali dipendono dall'ossigeno per produrre l'ATP e bruciare i
grassi, sono anche il sito di maggiore produzione dei radicali liberi. Una teoria
emergente sull'invecchiamento è che il danno alla funzione dei mitocondri
a causa di un eccesso di radicali liberi conduce alla fine alla distruzione
dei mitocondri cellulari. Senza i mitocondri, che sono la fonte dell'energia
cellulare, le cellule non avrebbero l'energia per i processi essenziali alla
loro esistenza come la riparazione degli acidi nucleici necessari per la riproduzione
cellulare. Il DNA, acido nucleico importantissimo, è esso stesso soggetto
ai danni dei radicali liberi, un effetto che può portare alla mutazione
cellulare ed ai tumori.
La teoria prevalente sul processo di invecchiamento indotto dai radicali liberi,
formulata in origine da Denham Harmen nel 1956, è che la produzione di
antiossidanti che avviene normalmente nel corpo si riduce con il passare degli
anni, lasciando una persona soggetta al danno ossidativo. Anche l'attività
fisica, che richiede un aumento dell'impiego di ossigeno, aumenta inizialmente
la produzione di radicali liberi. Alcuni studi indicano che il corpo affronta
questa situazione aumentando anche l'attività dei suoi sistemi innati
contro gli ossidanti, per esempio il sistema della superossido dismutasi. Altri
studi suggeriscono che la protezione naturale del corpo verso gli antiossidanti
sia sopraffatta dalla quantità di ossigeno impiegato durante l'attività
fisica.
Da un punto di vista pratico, avete a disposizione due metodi che probabilmente
vi aiutano a prolungare la giovinezza ed a ritardare i processi di invecchiamento.
Uno riguarda la restrizione calorica, l'altro l'assunzione di integratori alimentari
che contengono antiossidanti, per esempio varie vitamine, sali minerali ed altri
nutrienti, per rafforzare i sistemi antiossidanti esistenti nell'organismo.
Il problema è che molti degli effetti della restrizione calorica non
contribuiscono alla crescita muscolare. Vuole dire che dovete fare una scelta
tra avere un bell'aspetto e morire relativamente giovani oppure essere pelle
e ossa e vivere più a lungo?
La risposta è la restrizione
calorica?
L'origine della teoria della restrizione calorica, ossia RC, si situa nel 1935
quando un ricercatore di nome Clive McKay della Cornell University si accorse
che le cavie di laboratorio alimentate con poche calorie vivevano anche un terzo
di più di quelle che potevano cibarsi a sazietà. Roy Walford,
un patologo della UCLA, estese le ricerche sulla RC a partire dal 1972 e riuscì
a dimostrare che la RC rallentava l'invecchiamento in molte specie animali,
dai ratti ai pesci, passando per i vermi e le mosche, tra le tante. La riduzione
tipica riscontrata con quegli studi riguardava soggetti che assumevano dal 30
al 60% di calorie in meno rispetto a quante ne introducevano prima.
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PREVENIRE CON L'ALIMENTAZIONE LE MALATTIE DEGENERATIVE COLLEGATE ALL'INVECCHIAMENTO J.B. |
Sebbene i risultati con quelle diverse specie animali sembrino indicare un
preciso effetto positivo della RC, rimane da rispondere se ciò si verifichi
anche nell'uomo. Dal momento che non era possibile condurre uno studio sull'uomo,
la migliore soluzione parve quella di impiegare la specie animale più
vicina all'uomo: le scimmie. Le ricerche iniziarono nel 1987 e nel 1989 presso
il National Institute of Aging e la University of Wisconsin.
Le conclusioni non saranno disponibili prima di 20 anni, ma i risultati preliminari
mostrano che le scimmie rhesus e gli uistiti che consumano il 30% di calorie
in meno delle altre scimmie invecchiano più lentamente. Riescono a tollerare
il glucosio meglio ed hanno una riduzione dei valori dell'insulina oltre ad
un amento della sensibilità all'insulina. Questi parametri dell'invecchiamento
sono tutti indicativi di una riduzione dell'incidenza del diabete.
Il diabete è considerata una malattia che accelera l'invecchiamento perché
l'incapacità di scomporre il glucosio in eccesso che è caratteristica
del diabete può farlo finire dove non dovrebbe essere, per esempio mischiato
con le strutture proteiche. Tale processo, conosciuto con il nome di glicazione,
porta all'irrigidimento dei tessuti connettivi quale si osserva comunemente
nelle persone anziane. La buona notizia è che ci sono alcuni farmaci
che possono spezzare i legami incrociati tra glucosio e proteine ed anche sostanze
nutritive come l'acido alfa-lipoico che possono servire a prevenire il fenomeno.
Le
scimmie che si alimentano con la restrizione calorica presentano pure un'incidenza
di tumori minore rispetto alle altre. Questo è significativo perché
l'incidenza dei tumori aumenta con l'età. Si ritiene che ciò si
verifichi perché il sistema immunitario è indebolito oppure per
gli effetti dei radicali liberi sulle strutture cellulari. Entrambi gli effetti
sono considerevolmente attenuati dalla RC. Perfino gli studi sui topi mostrano
che la RC può servire a bloccare i tumori riducendo i valori del fattore
1 di crescita insulino-simile (IGF-1). Mentre l'IGF-1 locale sintetizzato nei
muscoli aiuta la riparazione muscolare dopo l'allenamento, l'IGF-1 sistemico
promuove la crescita cellulare, compresa quella dei tumori.
Dal punto di vista genetico, uno studio pubblicato su Science del 27 agosto
1999 indicava che la RC aveva bloccato l'84% dell'attività dei geni che
innescano l'invecchiamento cellulare. Altri geni, per esempio quelli che presiedono
a processi positivi come risposta all'alimentazione eccessiva, la riparazione
del DNA e lo stress ossidativo, raddoppiavano la loro attività dopo un
programma alimentare con restrizione calorica.
In ogni caso erano tutti studi svolti su animali. I sostenitori della RC basano
la loro tesi che la RC sia il modo migliore per prevenire l'invecchiamento su
due dati di fatto. Uno si riferisce alla popolazione dell'isola di Okinawa,
vicino al Giappone, che ha quaranta volte più probabilità di vivere
oltre i 100 anni rispetto alle altre persone. La loro dieta ha mediamente solo
1100 calorie al giorno, ma sembrano proprio stare benissimo.1
L'altro caso riguarda un esperimento di ecologia finanziato da Ed Bass, il petroliere
texano milionario. L'esperimento si chiama Biosfera-2 (Biosfera-1 è la
Terra), si estende per oltre dodicimila metri quadrati, 152 milioni di centimetri
di eco-spazio racchiuso sotto una cupola e situato subito alla periferia di
Tucson, in Arizona. La biosfera è stata progettata per simulare come
potrebbe sopravvivere e trovarsi bene una colonia nello spazio; ci sono vari
tipi di paesaggi, compresa una foresta pluviale, la savana, il deserto, l'oceano,
una palude, una stazione per l'agricoltura e gli alloggi. Quattro uomini e quattro
donne, compreso Roy Walford, si sono fatti chiudere nella Biosfera-2 dal 1991
al 1993.
Si sono verificati diversi imprevisti e i soggetti hanno dovuto seguire una
dieta RC, con in media 1800 calorie al giorno. Il risultato è stato che
gli uomini hanno perso in media il 18% del peso, le donne il 10%. La dieta ha
comportato pure una riduzione dei valori a riposo di glucosio, insulina e colesterolo;
ad ogni modo quando sono usciti dalla cupola nel 1993 quasi tutti avevano un
aspetto più smunto che giovane.
Il programma del bodybuilding
La buona notizia in termini di applicazione della RC al bodybuilding è
che gli studi effettuati su animali mostrano che aiuta a conservare un aspetto
giovane della muscolatura. Una ricerca svolta su ratti e pubblicata sul numero
di giugno 1997 della rivista FASB, una dieta che limitava le normali calorie
dal 35 al 50% permetteva di prevenire la perdita delle fibre muscolari dovuta
all'invecchiamento e riduceva il danno ai mitocondri degli effetti dell'ossidazione.
I topi esaminati avevano un'età paragonabile alla media umana.
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INTEGRAZIONE DA PRIMA LINEA PER BODYBUILDER OVER 40 Steve Holman |
Uno studio sui ratti pubblicato sulla rivista Biology of Sport nel 1995 ha
riferito che alcuni ratti alimentati con un regime tipico della RC, ossia con
il 30% di calorie in meno del normale, e che venivano fatti allenare per 30
giorni crescevano di meno e minore era il glicogeno nel fegato e nei muscoli.
Ancora peggio, si era ridotta l'attività degli enzimi implicati nell'ossidazione
dei grassi. I ratti facevano solamente un allenamento di endurance, ossia aerobico,
che sembrava promuovere i processi catabolici nella muscolatura se combinato
ad una riduzione notevole delle calorie.
In uno studio recente 13 uomini e 11 donne fisicamente in forma hanno ridotto
il proprio totale calorico di 750 calorie, il 60% delle quali provenienti dai
carboidrati.2 Durante le due settimane dello studio correvano sul tapis roulant
ed il 61% del dimagrimento ottenuto in quel periodo consisteva di massa magra
insieme ad un aumento della perdita di azoto, un'indicazione del catabolismo
proteico. Nonostante fossero chiaramente in uno stato catabolico, i soggetti
del gruppo con la RC non avevano perso la forza ed avevano aumentato la resistenza
muscolare.
Il quadro cambia, però, con l'allenamento con i pesi. Numerosi studi
hanno mostrato che gli animali possono aumentare il volume muscolare anche seguendo
una dieta da fame ammesso che i loro muscoli facciano un qualche tipo di allenamento
con i pesi. Uno studio recente sui ratti ha indicato che sebbene i muscoli sovraccaricati
siano protetti dall'allenamento con i pesi durante la restrizione calorica,
i muscoli con predominanza di fibre a contrazione veloce - il tipo maggiormente
predisposto alla crescita - subiscono più di altri gli effetti negativi
di un calo significativo delle calorie, mentre i muscoli con predominanza di
fibre a contrazione lenta, ossia quelli preposti al lavoro di endurance, al
confronto, nelle medesime condizioni, sono relativamente risparmiati.3
Uno studio su donne che hanno seguito una dieta ipocalorica ha confrontato un
gruppo che si allenava con i pesi ad uno che seguiva solamente la dieta.4 Non
solo le donne che si allenavano con i pesi e stavano a dieta non perdevano muscoli,
ma anzi aumentavano la massa muscolare.
Uno scienziato che ha studiato gli effetti della RC nei ratti ed in altri animali
ha visto che una riduzione delle calorie anche di solo il 10% ma combinando
la dieta con l'allenamento con i pesi faceva conseguire i medesimi effetti positivi
osservati nei ratti che non si allenavano ma la cui restrizione calorica era
di ben il 30%. Questa è una buona notizia perché anche i più
accaniti fautori della RC ammettono che poche persone possiedono la forza di
volontà di seguire una dieta che riduca le calorie del 30% per il resto
di tutta la vita - per quanto breve o lunga possa essere. Svariate persone hanno
seguito un simile regime per oltre 10 anni e giudicando dalle foto, nessuno
ha intaccato il processo di invecchiamento. D'altra parte, nessuno di loro si
allenava con i pesi. Un effetto conosciuto di una RC prolungata è un
aumento del cortisolo - catabolico per la muscolatura.
Alla fin fine si può essere in grado di godere dei benefici della RC
senza il sacrificio. Si stanno attualmente sperimentando farmaci che imitano
gli effetti della RC e gli studi preliminari sugli animali indicano che producono
i medesimi effetti della RC senza far avvertire la fame od avere dolori. Una
sostanza in particolare, il 2-deossi-D-glucosio, permette ai ratti di mangiare
quanto desiderano e di avere sempre gli effetti positivi della RC. Il problema
di quella sostanza, che non è altro che glucosio al quale mancano due
atomi di ossigeno, è l'essere leggermente tossico a dosi elevate. Ma
proseguendo le ricerche è probabile che si arriverà ad altre formulazioni
con effetti simili ed una tossicità minore.
Una cosa da ricordare è che la RC può essere pericolosa se non
si assumono le sostanze nutritive essenziali in quantità sufficienti.
Anche i fautori della RC come Roy Walford consigliano di assumere molte vitamine
e sali minerali. La dieta nella Biosfera-2 di Walford consisteva per il 76%
di carboidrati, per il 12% di grassi e per il 12% di proteine - una prescrizione
per il catabolismo muscolare. Chiunque si alleni con i pesi dovrebbe seguire
il consiglio di non ridurre la quota di proteine anche se state prendendo in
considerazione una versione modificata della RC del 10% soltanto.
Dal momento che uno dei principali meccanismi che si pensa stia alla base dei
benefici della RC è una riduzione dell'ossidazione, tra le principali
cause dell'invecchiamento, è prudente pure non stare a lesinare gli antiossidanti.
È importante includere l'intera gamma di antiossidanti dato che funzionano
bene insieme. Ricordatevi che la superossido dismutasi, uno dei principali antiossidanti
per il corpo, non funziona senza lo zinco e il manganese. Altri importanti antiossidanti
sono la vitamina E (almeno 800 UI al giorno), la vitamina C (2000 mg al giorno)
e il selenio (200 mcg al giorno).
Consumare le cinque porzioni consigliate di frutta e verdura è senz'altro
un vantaggio per chiunque sia interessato alla longevità. Quegli alimenti
contengono sostanze che non si trovano ancora sotto forma di integratori, tra
le quali molte sostanze con una potente attività antiossidante. Sappiamo
che aiutano nella prevenzione di molte malattie degenerative, per esempio le
malattie cardiovascolari e i tumori. Uno studio ha mostrato che non consumare
le cinque porzioni al giorno di frutta e verdura consigliate comporta un aumento
della mortalità del 50%.5
Visto che gran parte del danno causato dai radicali liberi si verifica a livello
dei mitocondri cellulari, potreste volere considerare i dati di fatto preliminari
che certe sostanze nutritive possono agire da scudo per i mitocondri contro
il danno ossidativo. Tra queste sostanze c'è l'acetil-L-carnitina, l'acido
alfa-lipoico e il coenzima Q10. Sappiamo inoltre che anche aumentare la quantità
di un importantissimo antiossidante chiamato glutatione aiuta a prevenire la
degenerazione collegata all'invecchiamento. Il glutatione nel corpo può
essere aumentato prendendo l'acido alfa-lipoico, la N-acetil-cisteina e le proteine
del siero, le quali hanno un elevato contenuto di cisteina, l'aminoacido precursore
del glutatione. Come osservato in una recente rassegna su questa rivista, la
glutamina può anche avere effetti protettivi contro la rampante ossidazione
interna ai mitocondri.
Bibliografia
1 Akisaka, M., et al. (1996). Energy and nutrient intakes of Okinawan centenarians.
J Nutr Sci Vitaminol. 42:241-48.
2 Zachwieja, J., et al. (2001). Short-term dietary energy restriction reduces
lean body mass but not performance in physically active men and women. Int J
Sports Med. 22:310-16.
3 Almurshed, K., et al. (2000). The effects of dietary energy restriction on
overloaded skeletal muscle in rats. British J Nutr. 84:697-704.
4 Ballor, D.E., et al. (1988). Resistance weight training during caloric restriction
enhances lean body weight maintenance. Am J Clin Nutr. 47:19-25.
5 Kant, A.K., et al. (1993). Dietary diversity and subsequent mortality in the
First National Health and Nutrition Examination Survey epidemiologic follow-up
study. Am J Clin Nutr. 57:434.
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