Articolo pubblicato su Olympian's News numero 53.
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Farmacologia del bodybuilding

L'origine dei farmaci lipolitici


di Jerry Brainum

I bodybuilder - e quasi tutte le altre persone che desiderano ridurre il grasso corporeo - sono sempre alla ricerca di sostanze che accelerino o massimizzino il dimagrimento. Se è possibile con poca o senza attività fisica, ancora meglio. Come ho osservato nel mio recente articolo sempre su IRONMAN [dicembre '01 - Olympian's News n° 51, gennaio-febbraio 2002] riguardo alla scienza dell'adipe, però, a molti rimane difficile dimagrire. Chi è molto grasso tende anche ad avere alcuni difetti nel metabolismo dei lipidi, anche se molti sono grassi semplicemente perché mangiano troppo e conducono una vita sedentaria. Le calorie in eccesso non possono essere smaltite e non possono altro che accumularsi sotto forma di grasso.
Le attuali cure per l'obesità - o per chiunque voglia dimagrire - iniziano con il solito consiglio di ridurre l'apporto calorico ed aumentare l'attività fisica in modo da bruciare una quantità maggiore di calorie. Il problema insito in questo vecchio consiglio è che si tratta di una cosa più facile a dirsi che a farsi. Mentre il grasso va via l'organismo aumenta l'invio del segnale di appetito al cervello aumentando la sensazione di appetito. Dimagrire in questa situazione mette a dura prova la disciplina e la forza di volontà perché si è continuamente assaliti da messaggi che invitano a mangiare, per esempio gli spot in TV, quanto suggeriscono le altre persone, ecc. Va da sé che potete avere bisogno di aiuto per rimanere fedeli alla dieta.
I farmaci dimagranti disponibili oggi per gli obesi e per chi ha difficoltà a seguire un regime a calorie controllate sono di due tipi. La prima categoria comprende i farmaci che sopprimono l'appetito, i quali smussano i potenti segnali di fame che arrivano al cervello durante la dieta. Il programma a base di fen-phen, una volta molto diffuso, consisteva di due farmaci che sopprimevano l'appetito e davano la sensazione di sazietà così che il paziente era portato a mangiare di meno. Per alcuni si rivelò una cura disastrosa perché sembra che sia stata alla causa dell'ipertensione polmonare, un aumento della pressione sanguigna che porta ad infarto miocardico. Un farmaco che sopprime l'appetito e che viene prescritto maggiormente in questi ultimi tempi è la sibutramina.
Un'altra possibile terapia farmacologica per il dimagrimento consiste nell'inibire la lipasi, ossia gli enzimi digestivi che scompongono i grassi alimentari ed aiutano ad assimilarli. L'Orlistat, conosciuto anche con il nome Xenical, è un inibitore della lipasi che si può acquistare solo con ricetta medica e che, se usato secondo le indicazioni, porta all'inibizione del 30% di grassi introdotti con un pasto. Una percentuale più alta di quella comporterebbe effetti collaterali come steatorrea, ossia sangue nelle feci, ed altri problemi gastrointestinali.
Il problema di entrambe le terapie farmacologiche per il dimagrimento è che o non funzionano per la maggioranza delle persone o i farmaci non vengono assunti in maniera corretta. Di conseguenza il 90% delle persone che seguono tali cure acquistano nuovamente il peso perso dopo poco tempo che hanno terminato l'assunzione. È chiaro che abbiamo bisogno di un farmaco dimagrante di semplice impiego e dovrebbe essere tale da garantire un veloce feedback; inoltre si dovrebbero potere riscontrare risultati significativi in poco tempo.
È mai esistito un farmaco simile? Certo ed è tuttora impiegato da alcuni bodybuilder. È il 2,4 dinitrofenolo (DNP) ed è considerato quasi mitico tra i bodybuilder agonisti e tutti coloro che cercano di dimagrire velocemente. Non molto tempo fa un famoso professionista si consultò con me sulla possibilità di usare il DNP per la sua preparazione agonistica. Aveva avuto delle informazioni riservate che un altro professionista di grande successo lo assumeva regolarmente prima delle gare per perdere ogni traccia di grasso superfluo.
Avevo scritto del DNP su IRONMAN e lo conoscevo. Per quanto riferii al bodybuilder tutto quello che sapessi del DNP, espressi pure la mia opinione, ossia che il DNP era senz'altro il prodotto più pericoloso che i bodybuilder avessero mai usato e che, qualora fosse usato in modo scorretto, può portare velocemente alla morte. Lo avvertii inoltre che se non lo uccideva, lo avrebbe fatto sentire malissimo. Avevo ragione purtroppo, perché provò il DNP e si accorse che la grandissima perdita di energia era un prezzo troppo alto a discapito della preparazione alla gara. Lo interruppe dopo tre giorni.
Il DNP agisce interferendo con un processo cellulare che si verifica nei costituenti della cellula chiamati mitocondri. I mitocondri sono strutturati come cilindri e si trovano nel citoplasma, la parte della cellula in cui si produce l'energia e si bruciano i grassi. Qui entra in gioco il DNP perché agisce "disaccoppiando la fosforilazione ossidativa", per usare il linguaggio degli scienziati. Ciò non significa altro che il DNP interferisce con il processo cellulare della sintesi dell'ATP. L'ATP è la fonte di energia immediata per la cellula e tutte le sostanze nutritive che producono energia, compresi i carboidrati, alla fine sono convertiti in ATP.
Dal momento che la cellula non può sintetizzare con efficienza l'ATP in presenza di una sostanza disaccoppiante come il DNP, deve ricorrere ad un'altra fonte immediata di energia per avere le calorie necessarie a continuare la produzione di ATP: ai grassi. Il corpo inizia a bruciare i grassi come se fossero ceppi gettati tra le fiamme.
Spesso si dice che l'uso del DNP tra i bodybuilder sia stato suggerito dallo scomparso Dan Duchaine, collaboratore di IRONMAN che conosceva ampiamente i prodotti ergogeni. Anche se fu Dan a discutere l'impiego del DNP nelle diete dimagranti, non è stato certo il primo ad esplorarne i possibili utilizzi. L'effetto dei farmaci a base di DNP venne osservato inizialmente nel 1885 quando gli scienziati notarono gli effetti termogeni di una sostanza derivata dal catrame di carbon fossile, il giallo marte, un colorante alimentare.
L'idea di usare il DNP come farmaco dimagrante venne osservando gli effetti della sostanza su operai francesi che lavoravano alla costruzione delle munizioni e che producevano l'esplosivo durante la 1ª Guerra Mondiale partendo da una miscela con il 40% di DNP e il 60% di TNP. Il DNP passava attraverso la pelle degli operai facendoli dimagrire rapidamente. Osservato questo effetto si condussero studi sugli animali e venne riscontrato che il DNP aumentava potentemente la respirazione cellulare portando ad un rapido innalzamento della temperatura corporea.
Quando negli animali si aumentavano le dosi di DNP, morivano in breve tempo perché le cellule erano letteralmente cotte al loro interno. Si osservò anche che gli animali passavano subito al rigor mortis, un irrigidimento del corpo dovuto alla perdita di ATP muscolare nei tessuti. Solitamente quell'effetto si verifica dopo 4-6 ore dal decesso, quindi i ricercatori conclusero che le dosi elevate di DNP avevano esaurito tutte le scorte di ATP negli animali.1
Nonostante il destino degli sfortunati animali al quale era stato somministrato il DNP, gli scienziati della Stanford University di Palo Alto, in California, vi scorsero un certo potenziale per la cura dell'obesità - una volta che si sarebbero determinate le dosi terapeutiche corrette. Così nei primi anni Trenta del XX secolo iniziarono a sperimentare con il DNP in soggetti obesi.2 Altri ricercatori combinarono il DNP con gli ormoni tiroidei, i quali controllano il metabolismo delle cellule.3 Determinare le dosi di DNP che non si sarebbero rivelate pericolose fu un'impresa ardua, benché le ricerche fossero ampie. Il DNP ha un margine di sicurezza molto ridotto ed ogni soggetto può rispondere in maniera del tutto diversa, ossia alcuni possono tollerare dosi più elevate mentre altri hanno effetti collaterali piuttosto importanti anche con dosi ridotte.
Valido per tutti i soggetti era senza dubbio il fatto che il DNP aumentava il metabolismo a riposo in media dell'11% per ogni aumento della dose pari a 0,1 mg. Gli studi mostrarono che la maggioranza dei soggetti tollerava bene dosi fino a 5 mg, per ogni chilogrammo di peso corporeo. Durante l'assunzione venivano riferite però vampate di calore e un aumento della sudorazione.4 Con una dose pari a 5-10 mg per chilogrammo di peso corporeo si è avuta una notevole sudorazione, ma senza che si sia oggettivamente elevata la temperatura corporea o accelerato il battito cardiaco. A 10 mg il battito cardiaco aumentava, come anche la frequenza della respirazione, e la temperatura corporea saliva verso valori pericolosi.
In base a quelle ricerche mediche svolte nel periodo storico della Grande Depressione, la dose terapeutica corretta per il DNP venne fissata sui 3-5 mg per ogni chilogrammo di peso corporeo. Quell'intervallo di valori permetteva un incremento del metabolismo basale del 20-30% dopo un'ora dall'assunzione. Il metabolismo rimaneva elevato per 24 ore, poi iniziava a scendere gradualmente. Assumendo il DNP quotidianamente si aveva un incremento pari al 40% del metabolismo basale e lo si poteva mantenere elevato per 10 settimane.
Anche se nessuno dei soggetti che assumeva il DNP nei primi studi aveva tentato di seguire una qualche dieta, avevano perso molto peso. Uno studio mostrò che su 170 persone curate con il DNP si aveva una perdita media di 7,8 kg, ossia 640 g la settimana. Poiché il DNP non promuove il catabolismo muscolare, la conclusione fu che la perdita di peso consisteva soprattutto di grasso corporeo.
Comunque il DNP faceva venire un edema, ossia ritenzione idrica, e ciò comportava un effetto interessante. Alcuni soggetti che assumevano il DNP dopo un certo tempo non riuscivano più a perdere peso nonostante il metabolismo continuasse a salire, ma quando ne interruppero l'uso il peso calò rapidamente. Smettendo l'assunzione del DNP, avevano perso la ritenzione idrica e si era reso evidente il dimagrimento, prima mascherato dal gonfiore.
Nonostante il notevole incremento del metabolismo dovuto all'assunzione del DNP, i ricercatori riscontrarono alcune complicazioni cardiovascolari. Questo è un effetto contrario ai farmaci tiroidei, anche questi impiegati per elevare il metabolismo basale. La dose di tiroidei necessaria per ottenere quell'effetto porta quasi sempre ad un qualche tipo di stimolazione del cuore, cosa che potrebbe portare a complicazioni in soggetti con problemi all'apparato cardiovascolare. Non soltanto il DNP non stimola eccessivamente l'apparato cardiovascolare ma addirittura abbassa la pressione sanguigna se elevata. Gli studi attestano una riduzione media del 9,4% della pressione diastolica e del 12,6% della pressione sistolica in 30 persone già ipertese che hanno assunto il DNP. I diabetici che assumono il DNP presentano un incremento della resistenza al glucosio.
L'apparente successo - e la presunta sicurezza - del DNP se assunto alle corrette dosi terapeutiche portò alla sua diffusione come uno dei principali farmaci dimagranti. Purtroppo molti medici che lo prescrissero nei primi tempi non erano molto consapevoli del suo stretto margine di sicurezza. Un altro problema fu che con l'aumentare della sua popolarità, il DNP iniziò a comparire in vari preparati dimagranti distribuiti senza ricetta medica. Si stima che entro il 1934 lo avessero usato 100.000 persone.
Oggi molti bodybuilder ritengono che il DNP non sia poi tanto pericoloso e che gli effetti collaterali riferiti siano stati esagerati. Si pensava alla stessa maniera negli anni Trenta, quando l'uso del DNP era tanto diffuso. A quel tempo ci furono svariati casi di consumatori non accorti, probabilmente non al corrente della dose corretta, che si erano letteralmente cotti all'interno facendo arrivare il proprio metabolismo a valori incontrollabili prendendo troppo DNP. Chi difendeva il DNP osservò che quei casi sfortunati erano comunque pochi rispetto al grosso numero di persone che usava il farmaco.
Comunque rilevarono alcuni aspetti problematici dell'uso del DNP. Circa il 7% dei consumatori aveva avuto forti rash cutanei. Inoltre pareva che il DNP riducesse i globuli bianchi necessari per contrastare le infezioni e l'inizio delle forme tumorali. Nel 1935 iniziò il declino del DNP come cura dimagrante perché vennero alla luce vari casi di donne che assumendolo si erano ritrovate con la cataratta. La Food and Drug Administration prese nota di quei casi e lo tolse dal mercato nel 1938.
Anche se il DNP in un certo senso venne relegato nel limbo dei farmaci dimagranti, non scomparve del tutto. Continuò ad essere usato per varie applicazioni industriali e mediche. È tuttora una delle sostanze citotossiche preferite per gli studi in vitro, ossia su cellule. Gli scienziati lo prediligono perché è una ottima sostanza tossica per distruggere le cellule ed accedere alla loro attività interna. Nell'industria il DNP è impiegato per la lavorazione delle vernici, come conservante per il legno e come insetticida, da qui nel bodybuilding qualcuno lo ha scherzosamente definito "la dieta dell'insetticida". Alcuni nomi commerciali del DNP sono Caswell No. 32, Suldo Black B., Nitro Kleenup e Maroxol-50.
Nei primi anni Ottanta del XX secolo il DNP emerse di nuovo come farmaco dimagrante per i bodybuilder e venne venduto con il nome di Hexalon. Molti professionisti d'élite di quel periodo lo usavano e quasi tutti riferivano potenti effetti dimagranti e di definizione muscolare. I fornitori del DNP avvertivano i potenziali clienti che li avrebbe fatti sentire "come con l'influenza" e ammonivano a non superare le dosi consigliate, sull'eco delle raccomandazioni dei dottori degli anni Trenta. Eppure alcuni bodybuilder ebbero comunque dei problemi, soprattutto usandolo nel lungo termine. Questo non ci sorprende considerando che i resoconti che abbiamo indicano che alcune persone che lo avevano usato nel passato per molto tempo erano morte con una dose relativamente ridotta pari a 1-4 mg per chilogrammo di peso corporeo. La dose letale stabilita per il DNP è 14-43 mg per chilogrammo di peso corporeo - proprio poco al di sopra della dose terapeutica consigliata.
Nonostante i pericoli associati al DNP, il concetto di indurre un dimagrimento per mezzo di un meccanismo di disaccoppiamento cellulare rimane affascinante. Questo è stato vero soprattutto da quando vennero scoperte le proteine native del disaccoppiamento cellulare. Anzi, i farmaci tiroidei che inducono il dimagrimento lo fanno promuovendo l'attività di queste proteine. Le proteine del disaccoppiamento cellulare agiscono come il DNP ma in modo molto più controllato. I farmaci tiroidei comportano il loro buon numero di problemi, per esempio una perdita muscolare eccessiva e una stimolazione dell'apparato cardiovascolare.
Un altro approccio consiste nel progettare farmaci che attivino le proteine disaccoppianti mantenendo questa attività specifica sugli adipociti. Un'idea prende in considerazione i farmaci per i recettori beta-adrenergici, soprattutto quelli che attivano i recettori cellulari beta-3 adrenergici. Attivare i recettori beta-3 negli animali stimola il tessuto adiposo bruno (BAT), una forma di adipe specializzata nelle funzioni termogene che trasforma le calorie apportate dai grassi in calore. Si ritiene che l'effetto sia dovuto ad un'attivazione dei recettori beta-3, i quali attivano le proteine disaccoppianti. I farmaci beta-3 che sono stati sviluppati finora funzionano meglio negli animali che nell'uomo semplicemente perché gli animali possiedono una quantità maggiore di BAT e hanno inoltre una risposta maggiore.
Il farmaco dimagrante ideale dovrebbe attivare le proteine di disaccoppiamento cellulare nella muscolatura. È necessario che sia specifico sul tessuto muscolare perché è quel tessuto che presiede ad un incremento del metabolismo. L'attività fisica da sola aumenta il metabolismo nei muscoli di 12 volte il valore basale, ossia a riposo, quindi la muscolatura può fronteggiare l'aumento di attività promosso da questo genere di farmaco senza alcun effetto collaterale. Usando un tale farmaco vi trasformereste in macchina che brucia i grassi e costruisce i muscoli. Il DNP non funziona - nel senso che ha ben troppi effetti collaterali - perché non era specifico per il tessuto muscolare. Infatti agisce anche sul sistema nervoso e sul cervello, entrambi estremamente dipendenti da un apporto continuo di energia e che non possono sopportare ampie fluttuazioni del metabolismo come invece è in grado il tessuto muscolare.
Mancando un farmaco dimagrante ideale come questo, cosa potete fare per favorire l'attività selettiva delle proteine di disaccoppiamento cellulare? Consumare certi tipi di grassi, per esempio gli acidi grassi omega-3 presenti nel pesce e nell'olio di semi di lino, sembra promuovere questa attività di disaccoppiamento. Anche l'aerobica accresce questo effetto.5 L'assunzione di integratori termogeni, come quelli contenenti efedrina e caffeina, può servire interagendo con i recettori beta-3 adrenergici e favorendo l'attività degli ormoni tiroidei.

Bibliografia
1 Magne, H., et al. (1932). Studies on the action of dinitrophenol 1-2-4. Ann Physiol Physicochem Biol. 8:1-167.
2 Tainter, M.L., et al. (1932). Dinitrophenol in the treatment of obesity: final report. JAMA. 101:322-336.
3 Simkins, S., et al. (1937). Dinitrophenol and desiccated thyroid in the treatment of obesity, a comprehensive clinical and laboratory study. JAMA. 108:2110-2118.
4 Cutting, W.C., et al. (1933). Actions and uses of dinitrophenol: promising metabolic applications. JAMA. 101:193-195.
5 Tonkonogi, M., et al. (2000). Endurance training increases stimulation of uncoupling of skeletal muscle mitochondria in humans by nonesterified acids: an uncoupling-protein mediated effect? Biochem J. 351:805-810.

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L'editore di Olympian's News Sandro Ciccarelli

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