Articolo pubblicato su Olympian's News numero 43.
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   di Jerry Brainum
Nutrition SCIENCE

Allenamento ... nutrizione ... supplementazione

 D.: Ho letto da poco un articolo in cui si indicava che la vitamina C può promuovere l'aterosclerosi, causa primaria degli attacchi cardiaci e degli ictus. Assumendo vitamina C direttamente e come ingrediente di svariati altri integratori alimentari, dovrei preoccuparmi?

      La vitamina C, o acido ascorbico, è stata reclamizzata per anni come dotata di effetti protettivi nei confronti delle malattie cardiovascolari. Il due volte premio Nobel Linus Pauling, Ph. D., morto nel 1994 a 93 anni per un tumore alla prostata, è stato il maggiore sostenitore dei benefici per il mantenimento della salute associati all'assunzione di megadosi di vitamina C. Anche se inizialmente, in un libro del 1970, Linus Pauling era in favore dell'uso di vitamina C per prevenire le malattie da raffreddamento, in un secondo momento sviluppò una teoria secondo la quale la causa primaria dei problemi cardiovascolari non era un'eccessiva assunzione di grassi, come pensa la maggioranza delle persone, ma una carenza di vitamina C.

      Pauling notò che la vitamina C è essenziale per la formazione di una proteina contenuta nel tessuto connettivo e di importanza vitale che si chiama collagene. Il collagene è presente in ogni parte dell'organismo ed è la base dei vasi sanguigni. Secondo Pauling, un pericoloso elemento chiamato lipoproteina danneggia il rivestimento delle arterie ma la vitamina C inibisce tale effetto. Inoltre la vitamina C era necessaria a riparare le arterie già danneggiate, secondo quanto diceva Pauling, poiché alla fine sarebbero diventate dei grovigli a causa dell'aterosclerosi. Il restringimento di un'arteria, soprattutto se si verificava nelle arterie coronarie, quelle che portano il sangue verso il cuore, predisponeva notevolmente ad un attacco cardiaco.

      La vitamina C presenta anche alcuni effetti protettivi per l'apparato cardiovascolare in virtù dei suoi effetti antiossidanti. Il tipo di colesterolo in circolo maggiormente collegato a problemi cardiovascolari sono le lipoproteine a bassa densità (LDL); ad ogni modo poche persone capiscono che l'LDL è pericoloso solamente quando ossidato. Con l'ossidazione l'LDL tende a diventare "appiccicoso" e aderisce alle pareti delle arterie che sono state indurite in precedenza da eventi dannosi come, per esempio, cambiamenti indotti da ipertensione. Ciò che ne consegue è una proliferazione della muscolatura liscia che costituisce il rivestimento interno delle arterie, cosa che le va a restringere. Il punto è che il processo non si verifica a meno che non entri in gioco l'LDL. Molti studi indicano che vari antiossidanti dietetici (compresa la vitamina C) possono inibire l'ossidazione dell'LDL.

      Lo studio recente a cui fai riferimento ha misurato l'ispessimento delle arterie carotidi, ossia le arterie ai lati del collo, in 573 uomini e donne, per altri aspetti sani, di mezza età e impiegati in una società di servizi pubblici con sede a Los Angeles. Secondo lo studio, che è stato presentato ad un incontro della American Heart Association di San Diego, circa il 30% dei soggetti assumeva integratori vitaminici con regolarità. I ricercatori hanno rilevato alcune misurazioni come valori di riferimento dello spessore dell'arteria carotide usando un sistema di scansione ad ultrasuoni, ripetendolo poi dopo 18 mesi. I risultati hanno indicato che chi assumeva 500 mg o più di integratori di vitamina C presentava un ispessimento pari a due volte e mezzo quello dei soggetti che non prendevano integratori. I soggetti fumatori presentavano un ispessimento delle arterie cinque volte maggiore.

      Il fatto è che si è trattato di uno studio preliminare e non pubblicato che sembra avere svariati e gravi punti deboli. Ad esempio, la nuova tecnica usata per scoprire l'aumento dello spessore delle pareti delle arterie si chiama "B-mode imaging" [N.d.T. formazione di immagini B-mode]. È una tecnica talmente nuova che è tuttora sottoposta a test clinici per valutarne l'accuratezza presso i National Institutes of Health. Il "B-mode imaging" si basa su tre parametri, tuttavia il nuovo studio ne ha riportato solamente uno: l'ispessimento dell'arteria carotide. Gli altri due parametri riguardano direttamente la misura della formazione di placca nell'arteria e la rilevazione del rapporto della velocità. Entrambi indicherebbero in modo maggiormente preciso se l'ispessimento delle arterie riscontrato nei soggetti fosse normale o patologico. Anzi, la conclusione a cui si è giunti (ossia che l'assunzione di un integratore di vitamina C in dosi di 500 mg al giorno o più può predisporre le persone all'aterosclerosi) è nella migliore delle ipotesi prematura. Invecchiando la maggior parte delle persone presenta il rivestimento delle arterie più spesso, cosa che Pauling suggerì essere dovuta ad una insufficiente assunzione di vitamina C. Chi assumeva la vitamina C può avere mantenuto lo spessore delle pareti delle arterie oppure la parete può essere stata più spessa a causa della riparazione in cui è coinvolta la vitamina C dei rivestimenti danneggiati delle arterie. Ciò spiegherebbe anche il maggiore spessore delle arterie riscontrato nei fumatori, in quanto i fumatori hanno frequentemente le arterie danneggiate per colpa dell'ingestione dei dannosi metaboliti del tabacco.

      Il nuovo studio non ha mostrato alcuna evidenza dell'occlusione delle arterie o del blocco correlato alle malattie cardiovascolari. In aggiunta non c'è stata alcuna associazione definitiva di causa ed effetto tra l'assunzione di integratori di vitamina C e un qualche possibile effetto patologico che si verifica nelle arterie carotidi esaminate. I ricercatori hanno ammesso spontaneamente che non avevano alcun meccanismo per spiegare come la vitamina C potrebbe eventualmente danneggiare i rivestimenti delle arterie e portare ad una riduzione del loro diametro.

      Quello che c'è di più è che i resoconti aneddotici non combaciano con le conclusioni degli studi. Per esempio, Robert Cathcart, medico di Palo Alto, in California, il quale inizialmente era ispirato da Pauling, ha curato oltre 25.000 pazienti con frequenti enormi dosi di vitamina C dal 1969, tuttavia non ha mai avuto un riscontro di malattia cardiovascolare indotta dalla vitamina.

      I medesimi ricercatori che hanno dato alla stampa lo studio sugli effetti avversi della vitamina C nei confronti dello spessore delle pareti delle arterie hanno pure presentato un'altra ricerca l'anno scorso durante un'altra conferenza della Heart Association. Lo studio ha coinvolto i medesimi soggetti dello studio di cui tu chiedi ma è giunto ad una diversa conclusione. In esso gli uomini che riferivano i massimi livelli di stress mostravano un rischio di lesioni aterosclerotiche nelle arterie carotidi che era cinque volte maggiore di coloro i quali presentavano i livelli minimi. Nessuna associazione del genere è stata trovata nelle donne, probabilmente per gli effetti protettivi degli estrogeni.

Lo studio non ha mostrato alcuna associazione definitiva
di causa ed effetto tra l'assunzione di integratori di vitamina C
e un qualche possibile effetto patologico
che si verifica nelle arterie carotidi esaminate.

        Un altro studio recente ha trovato che coloro che assumono vitamina C orale presentano una riduzione del rischio di aterosclerosi.1 Il meccanismo riguardava la vitamina C che protegge il livello di acido nitrico nei vasi sanguigni. L'acido nitrico mantiene flessibili le arterie e viene degradato in sottoprodotti dell'ossigeno chiamati radicali liberi, inibiti dalla vitamina C. Si è anche visto che la vitamina C impedisce un'eccessiva aggregazione delle piastrine del sangue. Le piastrine sono elementi per la coagulazione del sangue i quali si uniscono tra di loro, appunto si aggregano. Quando si aggregano in un'arteria che è occlusa per l'aterosclerosi, in particolare un'arteria coronarica, ne consegue un attacco cardiaco. Questa è, appunto, la causa più comune di attacco cardiaco.

      Devi inoltre considerare che gli antiossidanti come la vitamina C non agiscono nel vuoto: sono sinergici. Per esempio, nel corso della degradazione dei pericolosi radicali liberi, la vitamina C viene temporaneamente convertita in un pro-ossidante essa stessa. Se altri antiossidanti, quali la vitamina E o l'acido alfalipoico, sono nelle vicinanze, però, possono velocemente ritrasformare l'effetto pro-ossidante della vitamina C donando un elettrone mancante alla vitamina C degradata, riportandola alla composizione iniziale.

      Gli studi che esaminano solo singoli antiossidanti non duplicano i processi naturali dell'organismo. Detto in parole semplici, gli antiossidanti amano il gioco di squadra. Questo è il motivo per il quale si sente spesso consigliare di consumare come minimi cinque porzioni tra frutta e verdura ogni giorno. Ciò garantisce che assumi un ampio spettro di antiossidanti ed altre sostanze nutritive protettive. Anche in questo modo, le dosi di certi antiossidanti che hanno mostrato specifici effetti protettivi, della vitamina C e della vitamina E sarebbero difficili da ricavare esclusivamente da fonti alimentari.

      Finché non avremo a disposizione altri dati, comprese le due parti mancanti dei risultati di visualizzazione impiegati nell'ultimissimo studio sulla vitamina C, ritengo che sia prudente non preoccuparsi di una qualche associazione avversa tra assunzioni maggiori di vitamina C e malattie cardiovascolari. Se non altro, esiste una salda evidenza che indica i definitivi effetti protettivi della vitamina C sotto quell'aspetto, soprattutto se assunta contemporaneamente ad un regime completamente antiossidante.

 

 D.: Qual è l'ultima novità sull'HMB? È stato pubblicizzato come il migliore integratore per il bodybuilding dopo le proteine del siero del latte ma non leggo più molte cose su di esso ultimamente. Hanno dimostrato forse che non serve a niente?

      Ho parlato in passato in questa rubrica dell'HMB o beta-idrossi-beta-metilbutirrato, ma la pubblicazione di un nuovo studio che si concentrava sull'assunzione di HMB da parte di soggetti allenati con i pesi e una maggiore anzianità esige un aggiornamento. L'HMB è un sottoprodotto metabolico della leucina, un aminoacido ramificato. Sappiamo da anni che la leucina esercita potenti effetti anticatabolici sul tessuto muscolare e in base a ciò i nutrizionisti della University of Iowa hanno avanzato l'ipotesi che il principio attivo in essa contenuto fosse l'HMB.

      L'HMB si trova naturalmente negli alimenti, compresi il pesce gatto e il pompelmo, ma pure nel latte umano. L'organismo ne sintetizza dai 300 mcg ad un grammo al giorno partendo dalla leucina ossidata. Ad ogni modo, alcuni studi pubblicati sono unanimi nell'indicare che occorrono come minimo 3 g di HMB al giorno per avere un qualche riscontro positivo, una quantità difficile da ricavare esclusivamente dagli alimenti.

      Studi svolti nel passato, gran parte dei quali condotti dai medesimi scienziati della University of Iowa che controllano il brevetto sull'HMB, hanno indicato che assumere 3 g di HMB pare prevenire un eccessivo catabolismo delle proteine muscolari

Alcuni studi pubblicati sono unanimi nell'indicare
che occorrono come minimo 3 g di HMB al giorno
per avere un qualche riscontro positivo.

     Altri studi che avevano come oggetto cellule isolate mostrano che l'HMB può promuovere l'ossidazione degli acidi grassi. Non tutte le ricerche hanno messo in luce, però, tali effetti positivi. Ad esempio, in uno studio di tre settimane di integrazione con HMB per soggetti non allenati, non è stata aumentata in misura significativa la massa muscolare rispetto a quanto ha fatto la somministrazione di un placebo. In modo simile, i soggetti allenati che hanno preso l'HMB per sette settimane non avevano alcun miglioramento.

      Nel più recente studio sull'HMB, 40 soggetti che avevano esperienza di allenamento con i pesi hanno integrato la propria alimentazione quotidianamente per 28 giorni con una polvere sostitutiva dei pasti che conteneva zero, tre o sei grammi di HMB.2 Nessuno degli uomini aveva preso steroidi anabolizzanti o impiegato una qualche forma di HMB per, come minimo, le otto settimane prima dello studio. Durante quei 28 giorni i ricercatori hanno eseguito vari test sulla composizione corporea e la forza.

      I risultati non hanno indicato alcun cambiamento di massa muscolare, grasso o aumenti di forza con una qualche dose di HMB. I soggetti non hanno nemmeno presentato una riduzione significativa del catabolismo delle proteine dei muscoli. Lo studio conferma semplicemente le conclusioni empiriche di molti bodybuilder sull'HMB: non funziona. Sembra essere un qualcosa che funziona bene sulla carta ma non si traduce in alcun risultato concreto.

      Per quanto gli autori ammettano che 28 giorni possono non essere sufficienti per vedere un qualche risultato con l'HMB, pure i bodybuilder che lo hanno usato per periodi variabili dai 3 mesi ad un anno riportano risultati deludenti. Considerando il fatto che è tuttora costoso, quello che direi a questo punto è che, secondo me, i dati di fatto che condannano l'HMB come inefficace sono sufficienti per consigliare i potenziali consumatori di spendere il loro denaro in qualche integratore più utile.

Lo studio conferma semplicemente le conclusioni empiriche
di molti bodybuilder sull'HMB: non funziona.
Sembra essere un qualcosa che funziona bene sulla carta
ma non si traduce in alcun risultato concreto.

 
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L'editore di Olympian's News Sandro Ciccarelli

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