| Articolo pubblicato su Hardgainer numero
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Piruvato: vera potenza o pubblicità eccessiva di Jerry
Brainum |
Linserzione pubblicitaria
praticamente urla dalla pagina: Perdete un altro 48% di grassi, aumentate la perdita
di peso del 37%! Sembra troppo bello per essere vero e, secondo alcuni critici, lo
è. La sostanza in questione è il piruvato, normalmente prodotto nell'organismo durante
il processo di metabolismo del glucosio. In effetti, sotto il profilo strutturale, il
piruvato può essere considerato come una mezza molecola di glucosio, dal momento che il
glucosio contiene sei atomi di carbonio e il piruvato ne ha tre.
Il tipo di piruvato che si ha nel corso di un
normale metabolismo è l'acido piruvico. Questa versione acida non sarebbe certo pratica
come integratore alimentare e, di conseguenza, gli integratori di piruvato in commercio
vengono stabilizzati con l'aggiunta di vari minerali, come il calcio, il potassio, il
sodio o il magnesio. In rari casi, il piruvato viene unito all'aminoacido glicina.
Quest'ultima versione è ritenuta la forma più idonea e desiderabile, dal momento che
evita problemi come il sovraccarico minerale, possibile con le versioni più comuni. In
ogni caso, la combinazione piruvato-glicina ha dei costi di produzione molto più elevati
- e questo spiega il motivo per cui non si vede spesso sugli scaffali.
La maggior parte delle persone non capisce che, se
anche il piruvato è sintetizzato all'interno dell'organismo, è presente in via naturale
in molti alimenti, in particolare nella frutta e nella verdura. La migliore fonte
alimentare di piruvato è costituita dalle mele rosse, con un contenuto stimato di 450
milligrammi per mela. Questa quantità è circa la stessa della maggior parte degli
integratori in pillole, sebbene le mele contengano anche altri elementi, come carboidrati,
fibre e altri ancora.
Nel corso del processo di glicolisi, ovvero la
disgregazione dei carboidrati e del glucosio nell'organismo, il glucosio viene convertito
in piruvato da vari enzimi. A sua volta, il piruvato si trasforma in acetil coenzima A,
una sostanza metabolica chiave, in grado di seguire vari percorsi. In condizioni aerobiì
che, l'acetil coenzima A è indirizzato nel ciclo d Krebs, ovvero ciclo dell'acido
citrico, che, in ultima analisi, produce FATP, la sostanza energetica primaria delle
cellule. In condizioni anaerobiche, come, per esempio, durante un intenso allenamento con
i pesi, l'acetil coenzima A viene convertito in lattato.
Le ricerche sugli effetti del piruvato ebbero inizio
nel 1978, quando un ricercatore dell'Università di Pittsburg, Ronald Stanko, Ph.D.
(titolo accademico, n. d. D.) effettuò uno studio sugli effetti del piruvato sul fegato
grasso nei topi, indotto dall'ingestione di alcol. Questa ricerca iniziale trovò che
l'aggiunta di piruvato, di diidrossiacetone (DHA) e di riboflavina (vitamina B2 ) a topi
alimentati a forza con alcol, annullava completamente l'accumulo di grasso nel fegato,
normale conseguenza di un eccesso di alcol. Questo studio fornì la prima indicazione che
il piruvato potesse avere delle proprietà grasso-inibenti.
Gran parte delle ricerche sul piruvato hanno incluso
anche il diidrossiacetone (DHA), una molecola con 3 atomi di carbonio, che è anche
l'ingrediente attivo delle lozioni ad "abbronzatura veloce". Il DHA opera in
combinazione con il piruvato perché inibisce un enzima che catabolizza il piruvato e,
oltre a questo, si contrappone alla conversione di piruvato in lattato. Molti integratori
di piruvato di libera vendita non includono il DHA perché, in dosi elevate, questa
sostanza tende a produrre degli effetti di natura tossica, compreso la nausea. In ogni
caso, se assunto in picco le dosi, può migliorare l'efficienza del piruvato.
Lidea di ricorrere al piruvato per perdere
peso è venuta dopo che vari studi avevano mostrato come la sostanza, possedesse delle
proprietà grasso-inibenti in diversi animali. Per esempio, in una ricerca avente come
soggetti i topi, il piruvato e il DHA rappresentarono il 15% dell'apporto calorico totale,
per un arco di 112 giorni. Dall'analisi delle carcasse dei topi, risultò che il contenuto
lipidico dei soggetti del gruppo a base di piruvato-DHA era inferiore del 32% rispetto ai
topi a cui non venivano somministrati integratori. 1 topi che assumevano piruvato
evidenziarono anche dei livelli metabolici più alti, con un'intensificazione
dell'attività tiroidea. Oltre all'effetto di perdita di lipidi, venne riscontrato anche
un inferiore livello di insulina nel plasma.
Uno studio del 1991, con dei topi grassi ottenuti
per selezione genetica, chiamati topi di Zucker, mostrò come l'assunzione della
combinazione piruvato-DHA promuovesse una maggiore perdita di grassi. Questa particolare
razza di topolini da laboratorio ha molte caratteristiche simili a quelle dell'obesità
umana, come un tasso metabolico ridotto, resistenza insulinica, elevati livelli ematici di
insulina, oltre che un'alta concentrazione di grassi nel corpo, compreso il colesterolo
totale. In questa particolare razza di topi, l'integrazione di piruvato alla dieta evitò
un incremento di peso, grazie all'aumento del metabolismo e dell'ossidazione lipidica.
Non sono ancora molto chiari i motivi per cui il
piruvato sia in grado di promuovere la perdita di grasso sia negli animali che nell'uomo,
ma parecchie teorie offrono possibili spiegazioni. Per esempio, le ricerche sul piruvato
con soggetti umani e animali evidenziano elevati livelli ematici degli ormoni tiroidei, a
seguito della somministrazione di questo integratore. Un'altra possibilità è che
crescenti concentrazioni di acetil coenzima A inibiscano un enzima chiamato piruvato
deidrogenasi. Questo determina un minor utilizzo di carboidrati e, di contro, un maggiore
uso di grassi in qualità di fonte energetica.
I minori livelli di insulina plasmatica possono,
similmente, influenzare in maniera positiva l'utilizzo dei grassi, grazie ad un maggiore
apporto di piruvato. Sappiamo che degli alti livelli di insulina mantengono costante
l'obesità, dal momento che l'insulina promuove un enzima che fa aumentare le riserve
lipidiche e che, allo stesso tempo, inibisce altri enzimi che favoriscono il rilascio e
l'ossidazione dei grassi nell'organismo. Il controllo dell'insulina è uno dei punti
chiave di diete popolari quali un regime a basso contenuto di carboidrati e la dieta della
Zona, proposta dal biochimico Barry Sears.
Le ricerche sugli integratori di piruvato, ai fini
del controllo di peso nell'uomo, sono state spesso oggetto di critica, a causa della
manipolazione di risultati statistici, al punto che i risultati ottenuti dall'assunzione
di piruvato risultano spesso molto esagerati. Per esempio, negli studi spesso citati, che
riportarono un aumento di perdita di grassi del 48% e una ulteriore perdita di peso del
37%, la reale quantità di peso persa nello studio del 48% era di solo 1,3 kg in più
rispetto al gruppo a placebo che non assumeva piruvato.
Inoltre, lo studio aveva come soggetti delle donne
estremamente grasse, ricoverate in un reparto per malattie metaboliche per 21 giorni, con
un apporto calorico di sole 500-1.000 calorie al giorno. Ancora più problematico il fatto
che i soggetti ingerivano da 22 a 28 grammi di piruvato al giorno, un dosaggio di gran
lunga superiore a quello raccomandato di 5-6 grammi. In effetti, a tutt'oggi, nessuno
studio ha notato alcun effetto del piruvato, a seguito dell'assunzione di dosi così
basse.
Un'altra ricerca, anche questa avente come soggetti
delle donne obese ricoverate in ospedale, concluse che l'utilizzo di piruvato e DHA
evitava un eccessivo aumento di peso dopo una dieta a restrizione calorica. Questo sarebbe
un risultato veramente eccezionale, dal momento che la ricerca mostra come il 95% circa
delle persone riacquista il peso perso durante una dieta. In ogni caso, soggetti femminili
di questo studio sul piruvato seguirono una dieta da fame di sole 310 calorie, seguita poi
da un apporto calorico più normale. Le donne assunsero anche soli 15 grammi di piruvato e
75 di DFIA.
I soggetti a cui veniva somministrata la
combinazione piruvato-DHA riacquistarono 36% di peso in meno e 55% di grasso in meno
rispetto al gruppo a placebo, quando ricominciarono a nutrirsi regolarmente. Sembra un
risultato eccezionale, ma le cifre reali sono state di soli 1,8 kg in meno in termini di
incremento di peso corpo reo e di 0,8 kg di grasso in
meno per i soggetti chenon assumevano questa combinazione.
Gli studi che hanno preso ad esame gli effetti del
piruvato sul colesterolo non sono stati di grande importanza. Uno di questi prevedeva un
apporto giornaliero di piruvato da 36 a 53 grammi, per un totale di sei settimane, con
soggetti che seguivano una dieta a base di alimenti ad elevato contenuto di lipidi e ad
alta percentuale di colesterolo. I soggetti che prendevano il piruvato evidenziarono una
riduzione del 4% in termini di livelli plasmatici di colesterolo, oltre che una
diminuzione del 5% delle lipoproteine a bassa densità, spesso definite come il
colesterolo "cattivo", a causa dei loro legami con le malattie cardiovascolari.
Il consumo di alimenti a basso contenuto di grassi e poveri di colesterolo, cointegrazione
di piruvato, non ebbe alcun effetto sulla composizione lipidica del sangue. Di
conseguenza, se paragonato ad altre, più efficaci, pratiche nutrizionali, in un'ottica di
diminuzione del colesterolo, come la niacina e un maggiore apporto di fibre solubili, il
piruvato prende un voto non buono.
Le altre ricerche che hanno esaminato gli effetti
del piruvato su altri fattori di rischio cardiovascolare, come una alta pressione
sanguigna, hanno ottenuto dei risultati altrettanto insignificanti. Uno studio con
soggetti che seguivano udalimentazione iperlipidica, ad alto contenuto di colesterolo,
trovò che l'assunzione di piruvato determinava una perdita del 9% in termini di battito
cardiaco a riposo e una riduzione del 6% nella pressione sanguigna diastolica. Lesercizio
fisico di tipo aerobico da solo batte facilmente questi risultati.
Le patologie cardiovascolari di ogni tipo sono in
stretto rapporto con reazioni di ossido-riduzione (reazione redox) fuori controllo, a
livello di organismo, che interessano dei normali sottoprodotti del metabolismo, chiamati
radicali liberi. I nutrienti antiossidanti catturano questi radicali liberi e, così
facendo, proteggono le cellule e i tessuti dal danno ossidativo. Tra gli antiossidanti
alimentari, le vitamine E e C e vari minerali, come lo zinco e il selenio.
Gli studi in vitro, ovvero in provetta, mostrano che
anche il piruvato esercita un'attività antiossidante, oltre che aiutare a mantenere i
naturali erizimi antiossidanti dell'organismo, quali la superossido dismutasi e la
glutatione reduttasi. Se il piruvato dovesse svolgere una simile funzione a livello
corporeo, potrebbe probabilmente offrire una qualche forma di protezione nei confronti
delle malattie cardiovascolari. Che questo sia vero o falso dipende dagli studi sull'uomo
relativi a questo punto preciso, e queste ricerche non sono state ancora effettuate. Lidea,
quindi, del piruvato come un potente antiossidante è, attualmente, solo speculativa, ma
possibile.
Alcuni articoli sostengono l'attività ergogena del
piruvato, ma, anche questa, allo stato attuale delle cose, non è sicura. Per esempio, una
ricerca del 1978 aveva come soggetti dei topi che, mentre correvano su un tapis roulant,
ricevevano glucosio, lattato o piruvato, per somministrazione endovenosa. L'infusione di
glucosio aumentò il tempo fino all'esaurimento, ma sia il lattato che il piruvato
accelerarono l'insorgere dell'affaticamento.
D'altra parte, uno studio con soggetti umani che si
allenavano sull'ergometro a braccio (esercizio aerobico), dopo sette giorni di dieta
standard o di una integrata con piruvato, evidenziò. come per il gruppo a piruvato il
tempo necessario per arrivare all'esaurimento era cresciuto del 20%. I soggetti della
ricerca ingerivano 75 grammi di DRA e 25 di piruvato. Questo aumento di resistenza fisica
in chi prendeva il piruvato venne spiegato con la minore velocità di disgregazione del
glicogeno, a seguito di una maggiore estrazione di glucosio ematico ad opera dell'utilizzo
di piruvato. Unaltra ricerca, che prevedeva esercizi con le gambe, indicò come la
somministrazione di piruvato determinasse un maggiore assorbimento di glicogeno muscolare.
Tutti questi studi, tuttavia, erano su soggetti non allenati; gli effetti
dell'integrazione di piruvato a persone più esperte, sotto il profilo atletico, rimangono
tuttora sconosciuti.
Mentre la maggior parte delle ricerche riguardanti
l'apporto di piruvato hanno previsto dosaggi da 15 a 100 grammi il giorno, uno studio più
recente, presentato in occasione del congresso del 1998 dell'American College of Sports
Medicine (Collegio Americano di Medicina nello Sport), tenutosi lo scorso giugno ad
Orlando, sostenne di aver ottenuto risultati migliori da dosi più tradizionali di
piruvato. Lo studio prevedeva un apporto giornaliero di piruvato di soli 6 grammi in 53
soggetti assegnati a caso ad un gruppo di controllo, ad uno a placebo e ad uno a piruvato.
1 soggetti del gruppo a piruvato mostrarono una riduzione del 12,4% in termini di grasso
corporeo dopo sei settimane, più un aumento di 1,5 kg circa di massa magra. Oltre a
questo, riportarono anche una crescita del 2,2% del tasso metabolico a riposo. 1 soggetti
degli altri gruppi non mostrarono alcun cambiarnento.
Un aspetto problematico di questa ricerca era il
sistema usato per calcolare la composizione corporea: l'impedenza bioelettrica. Questa
tecnica si basa sulla comparazione di dati di natura idrica, in base a rapporti già
prestabiliti. Questi rapporti sono completamente alterati nelle persone disidratate e
questo metodo di calcolo del grasso corporeo non è considerato accurato, in confronto
agli altri sistemi disponibili.
Il metodo più recente di utilizzo del piruvato ai
fini della perdita di grasso corporeo prevede la sua combinazione con altri nutrienti,
più specificatamente con la carnitina e l'idrossicitrato (HCA). Questa tecnica si basa
sul fatto che questi nutrienti promuovono un processo chiamato "trasporto inverso
degli elettroni", che ha, come conseguenza, un effetto termogeno più potente,
convertendo le calorie in calore. Come notato in precedenza, aumentando l'acetil coenzima
A, il piruvato tende a promuovere una maggiore ossidazione dei lipidi rispetto a quella
dei carboidrati. La carnitina è un elemento essenziale per portare i grassi in quella
parte delle cellule dove ha luogo l'ossidazione lipidica (mitocondri), mentre FHCA
inibisce una sostanza che blocca la spola carnitina/grassi. Leffetto generale è di
una maggiore ossidazione dei grassi. Una teoria avanza l'ipotesi che l'effetto sia
talmente potente da verificarsi anche senza restrizione calorica.
L'assunzione di Metformin
(glucofago), un farmaco per la cura del diabete, accelera il trasporto inverso degli
elettroni favorendo l'attività dell'enzima piruvato chinasi, che ola la sintesi di pia
livello di organismo.
Chi preferisce non assumere farmaci può ricorrere
alla biotina, una vitamina del complesso B, che, se presa in dosaggi elevati (3
milligrammi) può anchessa stimolare l'enzima.
Il piruvato può anche risultare
utile durante le diete a basso apporto di carboidrati. Il consumo di meno di 40 grammi di
carboidrati al giorno porta ad un rio funzionamento dell'ormone tiroideo attivo che, a sua
volta, determina un abbassamento del metabolismo a riposo. Si pensa che questo sia dovuto
ad una carenza relativa di ATP nel fegato, necessario per attivare l'enzima che converte
l'ormone tiroideo inattivo nella sua versione attiva (T3). Il piruvato può ovviare a
questo problema agendo come substrato epatico per la sintesi dell'ATP
Un adagio di tipo fisiologico dice che i grassi sono
bruciati nella fiamma dei carboidrati. In parole più semplici, significa che c'è bisogno
di un certo livello minimo di carboidrati per bruciare efficientemente i lipidi
dell'organismo. Tuttavia, non sono propriamente i carboidrati ad essere necessari in
questo processo, ma un sottoprodotto metabolico dei carboidrati, chiamato ossalacetato.
Agendo in qualità di diretto precursore di ossalacetato, il piruvato permetterebbe di
consumare pochissimi carboidrati, senza il conseguente indebolimento della capacità di
bruciare i grassi. La maggiore sensibilità insulinica indotta dal piruvato accentua
questo effetto. Il dosaggio preciso affinché il piruvato sia efficace sia aggira
probabfimente intorno a 10 grammi al giorno.
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