Articolo pubblicato su Hardgainer numero 4.
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applied_33_1.jpg (3157 byte) Il Chitosano:
Una aiuto reale per perdere grasso
o una sostanza-truffa

di Jerry Brainum
(direttore responsabile dell'edizione internazionale)

Avete senza dubbio visto tutta quella pubblicità che porta alle stelle le proprietà dimagranti di una sostanza chiamata chitosano. La pubblicità originale sul chitosano fece la sua comparsa su del materiale messo in circolazione da varie ditte di marketing a multilivello, e comprendeva anche delle affermazioni sulla sua efficacia, chiaramente indirizzate a persone che seguivano una dieta. Alcune di queste dichiarazioni sembravano delle vere e proprie iperboli, come quelle che reclamizzavano la supposta capacità del chitosano di mettervi in grado di mangiare impunemente alimenti ad alto contenuto lipidico.

La chitina è un tipo di fibra che si trova negli esoscheletri di diversi invertebrati marini, come i gamberetti, i granchi e le aragoste. E' presente, in maniera naturale, nel lievito e nei funghi e, se sottoposta ad un processo di trasformazione mediante deacilazione, la chitina viene denominata chitosano, con un potere assorbente maggiore, grazie proprio alla deacilazione.

Sebbene, sotto il profilo strutturale, sia simile ad altre comuni fibre alimentari, come la cellulosa, il chitosano ha una proprietà unica, non riscontrabile nelle altre. Dal momento che il chitosano possiede dei gruppi amminici a carica positiva - in opposizione ad altre fibre che sono caricate negativamente - esso può attaccarsi, o legarsi, a sostanze a carica negativa, come i grassi alimentari. Quando questo si verifica, la combinazione chitosano-grassi viene escreta dall'organismo. Dal momento che i grassi provenienti dall'alimentazione rappresentano la più alta concentrazione di calorie, 9 per grammo, la perdita di questo tipo di lipidi costituisce un potenziale beneficio, in termini di riduzione del grasso corporeo.

Sebbene non sappiamo esattamente come il chitosano sia arrivato ad essere utilizzato a fine di perdere peso, questo potrebbe essere derivato dall'uso industriale del prodotto. In effetti, questa sostanza viene impiegata da oltre 30 anni nella depurazione delle acque, per assorbire grasso, olio, metalli e tossine. Nei grassi alimentari essa è in grado di assorbire da quattro a sei volte il suo peso. Ad un certo punto, qualcuno ha pensato che il chitosano potesse avere un effetto simile nell'uomo.

Una differenza tra il composto genitore, la chitina, e la sua versione acetilata, il chitosano, è che, mentre la chitina non è solubile in acqua, il chitosano è idrosolubile. Questo lo rende molto più pratico, sotto il profilo di un suo utilizzo come integratore. Diversamente, esso agirebbe come qualsiasi altra fibra insolubile, attraversando cioè l'organismo e niente di più.

Al di là del suo attuale uso come strumento per perdere peso, il chitosano continua ad avere parecchie applicazioni a livello industriale. Per esempio, può nascondere il gusto amaro di certe medicazioni per uso orale. Il chitosano è utilizzato anche come vettore di farmaci; altamente interessante è il trasporto dell'insulina ad organi specifici, come il colon. Come matrice, il chitosano promuove un rilascio più lento dell'insulina e, di conseguenza, evita gli improvvisi abbassamenti del glucosio nel sangue che, in caso contrario, potrebbero aver luogo. Oltre all'insulina, il chitosano è incorporato nei sistemi di trasporto di parecchie sostanze farmaceutiche, come gli antinfiammatori e gli antibiotici a rilascio controllato e i farmaci per il trattamento dei tumori. E anche in grado di migliorare l'assorbimento di farmaci attraverso le membrane mucose, e le sue insolite proprietà a livello di legami possono risultare utili per trasportare gli steroidi e gli ormoni peptidici all'interno dell'organismo, attraverso la somministrazione per via nasale ed orale.

Uno studio del 1997 ha scoperto che un gel ad uso topico di eparinachitosano riusciva a stimolare la cicatrizzazione delle ferite della pelle umana. Questo effetto è stato attribuito ad una stabilizzazione ed attivazione locale dei fattori di crescita che si legano all'eparina. Il chitosano aiuta ulteriormente la guarigione delle ferite attivando delle cellule immuni chiamate macrofagi e stimolando i fibroblasti, le cellule necessarie per la formazione del tessuto connettivo.

Molte ricerche esaurienti ci mostrano come diverse fibre alimentari, come la crusca, la pectina e la gomma di guar ricavata dai fagioli, possono abbassare alti livelli ematici di colesterolo. Secondo uno studio del 1997, il chitosano è capace anche di ridurre il colesterolo. Uno studio russo, effettuato su dei topi, trovò che l'integrazione di chitosano per via orale abbassava i livelli delle lipoproteine a bassissima densità nei topi facendo, allo stesso tempo, crescere quelli delle lipoproteine protettive ad alta densità, una situazione che offre una protezione di tipo cardiovascolare.

Altre ricerche mostrano ancora come il chitosano riduca gli alti livelli di trigliceridi nel sangue e, andando ad influenzare il trasporto biliare in ambedue gli intestini, possa modificare in maniera positiva l'escrezione del colesterolo da parte dell'organismo.

Il chitosano svolge inoltre una moderata attività antimicrobica, debellando parecchie varietà di comuni patogeni dentari. Sembra inoltre poter prevenire l’aderenza della Candida albicans, un organismo che causa infezioni fungine nelle donne, alle cellule vaginali.11 Interferendo con l'attività di un altro organismo in grado di causare malattie chiamato Clamidia, il chitosano può essere d'aiuto nella prevenzione di una delle affezioni più comuni al mondo, trasmessa per via sessuale e strettamente connessa ad un'altra, tipicamente femminile: la malattia pelvica infiammatoria (PID).

Sotto il profilo negativo, l'uso del chitosano non è raccomandato a chi soffre di allergie riconosciute nei confronti di molluschi e crostacei; può inoltre interferire con l'assorbimento di minerali quali il calcio" sebbene sia facilmente possibile porre rimedio a quest'ultimo effetto prendendo il calcio, gli altri minerali e il chitosano ad orari diversi. Un elevato apporto di chitosano può eventualmente ridurre i livelli di vitamina E nel sangue," un altro problema facilmente risolvibile per mezzo, in questo caso, di un'integrazione giudiziosa di vitamina E. Mentre una ricerca che aveva come soggetti dei polli mostrò come il chitosano interferisse con la digestione delle proteine, non ci sono prove a sostegno del fatto che questo effetto possa verificarsi anche nell'uomo.

Per dei risultati migliori, assumete il chitosano circa un'ora prima di un pasto contenente lipidi e, come nel caso delle altre fibre alimentari, bevete molti liquidi per facilitarne la massima diffusione nell'organismo. Il chitosano può assorbire da quattro a sei volte il suo peso in grassi, ma non dimenticate di considerare quanti ne consumate in un pasto. Chiaramente, un pasto a più elevato contenuto lipidico necessita di una maggiore quantità di chitosano, da 15 a 20 grammi. L'efficienza delle fibre risulterà migliorata se prenderete della vitamina C insieme al chitosano.

Un altro potenziale vantaggio derivante dall'utilizzo di questa sostanza è la sua funzione di modulatore di carboidrati. Per esempio, se assumete il chitosano da 30 a 45 minuti prima di mangiare un carboidrato altamente glicemico, come le patate arrosto, vedrete che esso, proprio grazie alle sue proprietà simili a quelle di un gel, si attaccherà ai carboidrati presenti in questi tuberi. Questo, a sua volta, farà sì che l'indice glicemico delle patate, normalmente alto, cali drasticamente. L’effetto globale è quello di un migliore controllo del glucosio presente nel sangue, proprio grazie ad una minore secrezione di insulina che, da parte sua, dà una mano a ridurre il grasso corporeo.

La domanda ovvia, quindi, è la seguente: "l’utilizzo del chitosano porta realmente ad una diminuzione di lipidi?" Chiaramente, non è quel prodotto miracolo pubblicizzato nella propaganda del marketing a multilivello, ma è possibile che un suo uso possa veramente apportare dei benefici sotto il profilo della perdita di peso. Tenete presente che anche un nuovo farmaco dietetico, chiamato orlistat, opera inibendo l'assorbimento dei lipidi, mediante un meccanismo diverso da quello del chitosano. L’orlistat funziona tramite la parziale inibizione degli enzimi della lipasi, necessari per assorbire i grassi alimentari e questo porta ad una riduzione del 30 per cento dei lipidi assorbiti durante ogni pasto. Una percentuale maggiore determinerebbe un problema di malassorbimento lipidico, caratterizzato da spiacevoli effetti come la diarrea esplosiva.

Dal momento che il chitosano può contribuire ad eliminare alcune delle calorie dei grassi provenienti dall'alimentazione, potrebbe essere un aiuto secondario ai fini della diminuzione del peso. In ogni caso, questo beneficio deve a tutt'oggi essere ancora confermato da studi su larga scala con soggetti umani.

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L'editore di Olympian's News Sandro Ciccarelli

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