| Articolo pubblicato su Applied Metabolics
numero 22. ©2001 by Applied Metabolics, all right reserved |
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Bodybuilding
Pharmacology di Jerry Brainum |
Steroidi:
cambiare l'architettura muscolare
Sappiamo
che gli steroidi anabolizzanti cambiano il volume muscolare e la forza attraverso
vari meccanismi. Tra questi meccanismi c'è un incremento della sintesi
delle proteine muscolari, abbinato ad una riduzione significativa dei processi
catabolici sempre nei muscoli. Anche gli effetti fisiologici svolgono un certo
ruolo perché l'aumento dell'aggressività, come spesso si nota
in alcune persone con l'uso degli steroidi, permette di fare allenamenti più
intensi e pesanti. Un aspetto degli steroidi non esaminato in precedenza è
cosa facciano alla struttura interna dei muscoli, ossia se influenzano la maniera
in cui le fibre si contraggono.
Un nuovo studio1 esamina questo aspetto dell'uso degli steroidi. Il medesimo
gruppo di ricercatori che ha pubblicato questo nuovo studio aveva indagato in
precedenza sugli effetti della combinazione di iniezioni di testosterone enantato
con l'allenamento per 12 settimane. In quello studio ai soggetti venivano fatte
iniezioni di testosterone con una dose di 3,5 mg per chilogrammo di peso corporeo.
In totale sono 315 mg di testosterone la settimana, una quantità non
eccessiva dal punto di vista di un comune bodybuilder. Ad un altro gruppo veniva
iniettato un placebo. Come c'era da aspettarsi, il gruppo trattato con lo steroide
ha ottenuto incrementi di volume muscolare e forza notevolmente maggiori.
Questo nuovo studio impiegava 10 dei soggetti del precedente studio i quali
seguivano il medesimo schema di iniezioni di testosterone enantato, ancora per
12 settimane. Inoltre si allenavano con i pesi. Ad un altro gruppo veniva iniettato
come placebo una soluzione salina (sale). Lo scopo di questo studio era tanto
quello di osservare i cambiamenti strutturali nei tricipiti dei soggetti del
gruppo che prendeva lo steroide rispetto all'altro gruppo, che non prendeva
lo steroide ma si allenava altrettanto intensamente. Ogni incremento di forza
era giudicato per mezzo di aumenti dei carichi massimali sulla panca piana.
I risultati dopo 12 settimane hanno indicato che i soggetti ai quali veniva
iniettato il testosterone avevano incrementi di forza notevolmente superiori
a quelli del gruppo natural. Il gruppo con lo steroide presentava pure un aumento
della pennazione dei muscoli, ossia della direzione delle singole fibre muscolari
tra l'origine e l'inserzione di un muscolo. La pennazione muscolare determina
la direzione della contrazione muscolare. L'aumento della pennazione muscolare
osservato nel gruppo trattato con lo steroide avrebbe l'effetto di aumentare
la forza muscolare attraverso contrazioni muscolari maggiormente efficienti.
I soggetti del gruppo natural non avevano questo cambiamento nella pennazione,
anche se presentavano variazioni che non portavano però ad una differenza
significativa dello spessore muscolare tra un gruppo di soggetti e l'altro,
una conclusione che può sorprendere molte persone.
La principale conclusione di questo studio è che anche dosaggi piuttosto
contenuti di steroidi anabolizzanti, se combinati all'allenamento, possono promuovere
cambiamenti nella struttura interna dei muscoli che danno come risultato una
maggiore forza contrattile e pertanto una maggiore forza.
Le
verità sul clenbuterolo
Il clenbuterolo continua
ad essere un prodotto popolare tra i bodybuilder. È classificato come
beta-2 agonista: significa che agisce interagendo con i recettori cellulari
beta-adrenergici. Anche se esistono vari tipi di simili recettori adrenergici,
si pensa che alcuni abbiano una certa funzione nel mobilitare l'adipe promuovendo
la liberazione dei lipidi contenuti nelle cellule adipose. Questo si verifica
quando tali beta-recettori cellulari sono attivati da certe sostanze.
Una di queste sostanze è l'adrenalina, un ormone adrenergico sintetizzato
nelle surrenali. I farmaci beta-2 agonisti come il clenbuterolo funzionano perché
imitano gli effetti dell'adrenalina. Tra le altre funzioni i recettori cellulari
beta-2, quando attivati, portano anche ad una dilatazione dei bronchi, aiutando
in tale maniera a controllare le malattie collegate a problemi respiratori,
compresa l'asma e le malattie croniche che ostruiscono i polmoni, per esempio
la bronchite.
Non si può però farsi prescrivere il clenbuterolo negli USA anche
se è in vendita in diverse nazioni europee, tra le quali Belgio, Spagna,
Italia e Germania. Viene venduto anche in Messico. La Food and Drug Administration
non ne ha mai approvato l'uso negli USA per più di un motivo. Il principale
è che non offre benefici rispetto agli altri farmaci attualmente già
approvati per la cura dell'asma, mentre sono possibili effetti collaterali ben
peggiori. Sono effetti collegati al tempo maggiore che occorre al corpo per
metabolizzare il clenbuterolo, una caratteristica che aumenta la probabilità
di effetti collaterali. Probabilmente anche questa è la ragione per la
quale le principali industrie farmaceutiche degli USA non hanno mostrato alcun
interesse nella commercializzazione del clenbuterolo per uso umano: può
portare ad alcune possibili ripercussioni legali a causa della notevole incidenza
di effetti collaterali.
Gli studi di farmacocinetica indicano che il clenbuterolo è biodisponibile
al 70-80% quando viene assunto oralmente. Il farmaco ha un'emivita di 25-39
ore, ciò significa che occorre quel tempo affinché il corpo metabolizzi
ed elimini metà della dose assunta. Questo è in contrasto con
il più popolare farmaco americano autorizzato per la cura dell'asma,
l'albuterolo, che presenta un'emivita di 3,5-6 ore. La dose tipicamente consigliata
per l'impiego terapeutico del clenbuterolo - ricordando che non è legalmente
approvato per tale uso - è di 5-40 mcg assunti per bocca due volte al
giorno. I bodybuilder solitamente usano una dose pari a 4-8 compresse da 20
mcg al giorno. Se assunto per bocca il picco nel sangue è raggiunto dopo
2-3 ore, anche se rimane in circolo molto più a lungo.
A differenza di molti altri beta-2 agonisti, il clenbuterolo svolge effetti
più marcati sulla composizione corporea e ciò ne spiega la popolarità
tra gli atleti, soprattutto tra chi cerca di ridurre rapidamente il grasso corporeo.
Gli studi effettuati su una grande varietà di specie animali a partire
dal 1978 hanno indicato che il clenbuterolo offre un singolare "effetto
di ripartizionamento", nel senso che promuove la riduzione dell'adipe e
al tempo stesso aumenta la massa muscolare. La massa muscolare su cui agisce
soprattutto sono le fibre muscolari di tipo 2-B, quelle maggiormente inclini
all'ipertrofia, ossia alla crescita muscolare. Quello che non si discute solitamente
riguardo alle proprietà anaboliche del clenbuterolo è che le dosi
somministrate agli animali che presentavano l'aumento di massa muscolare equivalevano
in media a 6000 volte la massima dose per l'uso terapeutico nell'uomo.
Prendere le stesse dosi somministrate agli animali darebbe gravi problemi, perfino
la morte, in chiunque fosse tanto sciocco da farlo. Ma cosa accade se si assumono
dosi minori di quelle date agli animali ma pur sempre superiori a quelle prescritte
come cura? Questa è la categoria in cui rientra l'uso che ne fanno gli
atleti. Molti atleti stanno ricercando gli stessi risultati che si hanno negli
animali, per i quali il clenbuterolo è utilizzato - illegalmente - per
favorire un incremento di massa magra e una riduzione significativa dell'adipe.
Sebbene al momento il suo uso è bandito per il bestiame, in passato il
clenbuterolo era diffuso in Europa per cambiare la composizione corporea degli
animali. Nella letteratura medica, durante gli anni, sono stati riportati svariati
casi che documentano gli effetti di quanto accade quando in Europa la gente
ha consumato senza saperlo carni contenenti clenbuterolo. I livelli di clenbuterolo
in quelle carni erano elevati perché le dosi necessarie per promuovere
la crescita negli animali sono mediamente 5-10 volte superiori a quelle terapeutiche.
Inoltre il clenbuterolo è stabile al calore e sopravvive alla cottura,
quindi può essere facilmente ingerito dall'uomo se si ciba di carni che
lo contengono.
La quantità di clenbuterolo necessaria per causare un avvelenamento alimentare
è stimata sui 0,1 mcg per ogni grammo di alimento. Questo significa che
la quantità di clenbuterolo contenuta in un pasto a base di manzo inquinato
con il clenbuterolo è assai maggiore delle dosi impiegate dai bodybuilder.
Il farmaco si concentra in certi organi degli animali, soprattutto nei polmoni,
nel fegato e nei reni, quindi mangiare queste parti del manzo comporta effetti
collaterali ben più gravi. Gli effetti derivanti dal consumo di manzo
contaminato con il clenbuterolo si verificano dopo averne consumato 100-200
g, equivalenti a 5 volte la dose terapeutica del farmaco.2
La
quantità di clenbuterolo contenuta in un pasto a base di manzo inquinato
con il clenbuterolo è assai maggiore delle dosi impiegate dai bodybuilder.
Alcune persone hanno lamentato
emicranie e nervosismo con 60-80 mcg di clenbuterolo.3 Altri studi indicano
che anche il 15% circa delle persone che prendono solo le dosi terapeutiche
consigliate pari a 20-40 mcg hanno emicranie. Nei bodybuilder la dose tipica
è di 60-120 mcg, anche se sono affiorati aneddoti di soggetti che ne
prendono 400 mcg o anche più al giorno. Di solito gli effetti collaterali
sono accelerazione del battito cardiaco, tremori muscolari e una sensazione
di crampi alle mani a causa degli squilibri degli elettroliti dal sangue nelle
cellule.
Un caso che è stato riportato in letteratura parla di un bodybuilder
di 29 anni che ha preso 1,575 mcg di clenbuterolo al giorno per un mese. Ha
avuto vari effetti collaterali, come c'era da aspettarsi da una dose tanto massiccia
del farmaco. Tra questi effetti collaterali l'ipertrofia del ventricolo sinistro
(un ingrossamento appunto del ventricolo sinistro del cuore che si verifica
anche svolgendo un'attività fisica regolare oppure usando gli steroidi),
tachicardia ventricolare (aumento dei battiti) durante l'allenamento ed una
frazione di eiezione del ventricolo sinistro pari al 40%, cosa che significa
che il cuore pompava sangue a meno della metà dell'efficienza normale.
Sappiamo
che il clenbuterolo ingrossa il cuore nell'uomo come negli animali. Il meccanismo
attraverso il quale avviene questo fenomeno non è noto, anche se alcuni
scienziati ipotizzano che sia una reazione di compensazione alla crescita muscolare
Sappiamo che il clenbuterolo
ingrossa il cuore nell'uomo come negli animali. Il meccanismo attraverso il
quale avviene questo fenomeno non è noto, anche se alcuni scienziati
ipotizzano che sia una reazione di compensazione alla crescita muscolare; vale
a dire, il cuore risponde al clenbuterolo ingrossandosi, proprio come fa la
muscolatura scheletrica. Altre possibili spiegazioni sono le reazioni chimiche
indotte dal clenbuterolo, perché l'ingrossamento del cuore dovuto al
clenbuterolo è bloccato da altri farmaci, compresa l'aspirina e i beta-bloccanti.
Il problema del clenbuterolo rispetto alla salute dell'apparato cardiovascolare
riguarda la sua somiglianza strutturale con l'adrenalina, la quale stimola il
cuore. Anzi, un'intera categoria di farmaci - i beta-bloccanti - agiscono prevenendo
gli effetti di stimolazione cardiaca dell'adrenalina. Se fuori controllo, come
quando sono usate dose massicce di farmaci beta-adrenergici quali il clenbuterolo,
il cuore può essere eccessivamente stimolato e si possono avere aritmie.
Questo effetto è inoltre intensificato dall'altra azione del clenbuterolo
consistente in un abbassamento dei valori ematici di potassio e magnesio, sali
minerali che aiutano a mantenere normale il ritmo cardiaco. Il clenbuterolo
è particolarmente pericoloso quando lo si prende allenandosi in condizioni
climatiche particolarmente calde perché può aumentare la temperatura
corporea. Se associato alla disidratazione per causa di un'assunzione insufficiente
di liquidi, si possono verificare gravi problemi e può risultare addirittura
fatale. A proposito, i medesimi effetti collaterali si possono osservare con
dosi eccessive di efedrina.
Un caso recente indica cosa accade prendendo troppo clenbuterolo.4 Il caso riguarda
una donna di 28 anni che si era presentata al pronto soccorso lamentando tremori,
palpitazioni e vomito. Disse al medico di guardia che aveva assaggiato con la
punta di un dito una polvere bianca strana per capire cosa fosse (ci pensate
cosa ha fatto durante l'emergenza antrace?). Dopo un'ora ha iniziato a sentirsi
male. Quando ha chiesto al ragazzo cosa fosse quella polvere, lui le ha risposto
che era clenbuterolo, che usava essendo un bodybuilder. Tre ore dopo la ragazza
si è recata all'ospedale.
Le sono state date varie medicine per cercare di bloccare gli effetti del clenbuterolo
sul cuore e anche del potassio per endovena per ovviare all'abbassamento del
minerale nel sangue. Anche dopo 10 ore al pronto soccorso, però, accusava
ancora i sintomi ma ha deciso, contrariamente al parere del medico, di lasciare
l'ospedale. Vi è ritornata sette ore dopo negando di avere "assaggiato"
la polvere di clenbuterolo posseduta dal ragazzo bodybuilder. I medici le hanno
nuovamente somministrato delle medicine per rallentare il battito cardiaco accelerato,
ma ha deciso nuovamente di lasciare l'ospedale.
In altri casi riportati che riguardano un eccessivo dosaggio di clenbuterolo,
i sintomi iniziano da 15 minuti a 6 ore dopo l'ingestione, protraendosi dai
90 minuti ai 6 giorni! Nel caso descritto prima, la donna accusava anche una
crisi iperglicemica, un effetto collaterale comune dei farmaci beta-agonisti,
che ha portato ad una riduzione dei fosfati nel sangue della donna, ma si è
poi risolta da sé.
Una proprietà del clenbuterolo che viene spesso trascurata è il
fatto che pare interferire con i risultati indotti dall'allenamento, soprattutto
negli sport di endurance, come dimostrano molti studi svolti su animali. Uno
studio recente sui cavalli5, ai quali, negli USA, è legale somministrare
il clenbuterolo per curare varie malattie dei polmoni, ha rilevato che anche
a dosi terapeutiche il farmaco influenza positivamente la composizione corporea
favorendo la riduzione del grasso e aumentando la muscolatura, ossia l'effetto
di ripartizionamento rammentato più sopra. Ma l'effetto di perdita del
grasso rimaneva soltanto 2 settimane, fatto attribuibile ad una sottoregolazione
o ad una perdita di attività dei recettori cellulari beta-adrenergici
indotta dal clenbuterolo stesso. Questo effetto si verifica anche nell'uomo,
ossia l'effetto di mobilitazione del grasso posseduto dal clenbuterolo è
di durata estremamente limitata, in media 2-3 settimane.
Un'altra interessante conclusione dello studio sui cavalli, che conferma gli
studi precedenti, è stata che i cavalli ai quali veniva somministrato
solamente il clenbuterolo senza farli allenare (3 giorni la settimana di corsa),
dopo due settimane si verificava sia una riduzione del grasso sia un aumento
della massa muscolare. Ma nei cavalli che ingerivano il clenbuterolo e si allenavano
anche, la massa muscolare non aumentava fino alla sesta settimana. Pertanto
i ricercatori sono stati concordi con quanto osservato in precedenza, ossia
che combinare il clenbuterolo con l'allenamento sembra ostacolare gli effetti
anabolici del farmaco, anche se le precise modalità rimangono poco chiare.
Come osservato, il clenbuterolo non riesce ad agire nel breve termine a causa
di una sottoregolazione, ossia di una diminuzione, dell'attività dei
recettori cellulari beta-adrenergici. Sappiamo che l'attività fisica,
soprattutto quella aerobica, mantiene attivi tali recettori cellulari adrenergici.
In teoria la combinazione di clenbuterolo ed aerobica può fare funzionare
il farmaco più a lungo riguardo alla riduzione del grasso, ma non si
sa esattamente quanto allenamento sia richiesto per prolungarne l'effetto. Quello
che sappiamo è che ogni attività fisica svia gli effetti anabolici
del clenbuterolo.
Quest'ultimo è comunque un punto discutibile, perché come mostrano
gli studi sugli animali, solo dosi che sarebbero chiaramente tossiche nell'uomo
promuovono la crescita muscolare negli animali. Anche lo studio sui cavalli
discusso in precedenza, nel quale "dosi terapeutiche" di clenbuterolo
portavano a cambiamenti positivi della composizione corporea, richiedeva comunque
dosi pari a 2,4 mcg per ogni chilogrammo di peso corporeo. Questo corrisponde
a 216 mcg per un uomo di 90 kg, ossia circa 11 compresse al giorno - una quantità
che è probabile comporti effetti collaterali intollerabili nella maggioranza
delle persone.
Infine, un recente studio sui ratti6 ha indicato che quando ratti allevati per
diventare obesi e selezionati resistenti all'insulina venivano intubati con
1 mg di clenbuterolo al giorno per 5 settimane, la resistenza all'insulina diminuiva
ed aumentava la tolleranza al glucosio. Un tale scenario aiuterebbe a prevenire
la comparsa del diabete. Si pensa che l'effetto sia causato da una riduzione
del grasso dovuta al clenbuterolo e ad un aumento del tessuto muscolare, fenomeni
che insieme aumentano l'efficienza dell'insulina. Ancora una volta, però,
è difficile scorgerne una qualche applicazione utile nell'uomo perché
ai ratti si dava ben un grammo di clenbuterolo per chilogrammo di peso corporeo.
Nelle preparazioni farmaceutiche il clenbuterolo è in microgrammi. Un
milligrammo equivale a 1000 microgrammi. Quindi la dose somministrata ai ratti
non avrebbe probabilmente effetti simili nell'uomo, anche se la resistenza all'insulina
sarebbe il minore dei problemi che avrebbe qualunque persona assumesse tali
dosi di clenbuterolo.
Bibliografia
1 Blazevich AJ, et al. Effect of testosterone administration and weight training
on muscle architecture.Med Sci Sports Exerc 2001;33:1688-93.
2 Kuiper HA, et al. Use of beta-agonists:European community.J Anim Sci 1998;76:195-207.
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terbutaline compared with placebo.Br J Clin Pharm 1981;12:195-200.
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2001;39:339-44.
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a repartitioning agent.J Appl Physiol 2001;91:2064-2070.
6 Pan SJ, et al. Effects of clenbuterol on insulin resistance in conscious obese
Zucker rats.Am J Physiol Endocrinol Metab 2001;280:E554=E561.
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