| Articolo pubblicato su Hardgainer numero
14. ©2001 by Applied Metabolics, all right reserved |
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L'aminoacido
più versatile Glutamina: una necessità per il bodybuilding
di Jerry Brainum |
Fino a pochi anni fa la glutamina era una sostanza nutritiva
relativamente sconosciuta. Classificata tra gli "aminoacidi non
essenziali" perché può essere prontamente sintetizzata dal corpo, la
glutamina ha ricevuto un'attenzione di gran lunga minore rispetto ai più
importanti aminoacidi essenziali, i quali non possono essere sintetizzati dal
corpo e devono essere ricavati da fonti esterne quali gli alimenti proteici.
Ad ogni modo, stanno venendo fuori ricerche svolte su pazienti clinici
che mostrano come la glutamina in pratica sia "condizionalmente"
essenziale perché sotto certe condizioni stressanti, per esempio traumi,
degenze post-chirurgica, infortuni - perfino allenamenti intensi - la sintesi
della sostanza da parte del corpo può non soddisfare la richiesta. Gli studi
sulla glutamina coinvolgono di solito pazienti il cui fisico si trova in un
grave stato catabolico, per esempio le vittime di ustioni. La somministrazione
di glutamina, spesso per mezzo di flebo, ne ha contrastato il catabolismo.
L'informazione è lentamente trapelata tra gli atleti, dove sono stati
suggeriti impieghi potenziali in base alle proprietà note della glutamina. Per
esempio, la glutamina è utilizzata come fonte energetica diretta per vari
globuli bianchi coinvolti nella risposta immunitaria. Tale risposta si attenua
durante un'attività fisica intensa o prolungata, soprattutto per l'aumento del
rilascio del cortisolo da parte delle ghiandole surrenali. Alcuni ricercatori
ritengono che la glutamina ne possa contrastare l'effetto, ma la conclusione è
controversa perché non confermata da tutti gli studi.
La glutamina è l'aminoacido più abbondante nel plasma e nei muscoli,
costituendo il 60% del pool aminoacidico della muscolatura, il principale sito
in cui, all'interno del corpo, avviene la sintesi della sostanza in questione.
Altri organi possono sintetizzarla, per esempio i polmoni, il fegato e il
cervello - e addirittura anche l'adipe. Alcuni studi sulla muscolatura dei ratti
indica che le fibre di tipo I, quelle resistenti (a contrazione lenta)
immagazzinano il triplo di glutamina di quelle di tipo II (a contrazione
veloce). Ciò può essere collegato alla capacità della glutamina di agire da
substrato energetico per la sintesi del glucosio.
Studi effettuati su animali e in particolare cani in addestramento hanno
rilevato un aumento di cinque volte maggiore dell'assorbimento della glutamina
da parte del fegato durante l'attività fisica, un effetto che i ricercatori
ritengono si verifichi perché il fegato richiede la glutamina per sintetizzare
il glutatione, un'importante sostanza antiossidante. Poiché le reazioni di
ossidazione aumentano durante l'attività fisica,
La
glutamina è l'aminoacido più abbondante
nel plasma e nei muscoli,
costituendo il 60% del pool aminoacidico della muscolatura.
Studi sui ratti indicano che se il tessuto muscolare smettesse di
sintetizzare la glutamina, le riserve intramuscolari di questo aminoacido si
svuoterebbero in meno di sette ore. Ciò comporterebbe un aumento della
scomposizione delle proteine muscolari, ossia del catabolismo, inibendo al tempo
stesso la sintesi proteica muscolare, cosa che spiega perché il tasso di
sintesi proteica per la glutamina è più elevato rispetto ad ogni altro
aminoacido.
La glutamina esercita un altro effetto anticatabolico nella muscolatura
bloccando l'attività del cortisolo, la principale sostanza che induce il
catabolismo. Durante una malattia, il cortisolo promuove il rilascio di
glutamina dalla muscolatura. Il cortisolo incrementa l'attività della sintetasi
della glutamina, l'enzima muscolare che catalizza la sintesi della glutamina ma
che non è sufficiente a bilanciare le perdite di glutamina indotte da livelli
maggiori di cortisolo. Le ricerche indicano che la glutamina inibisce
direttamente l'interferenza con la sintesi delle proteine muscolari dovuta al
cortisolo.
La glutamina può avere un effetto positivo sulla sintesi proteica in
ancora un'ulteriore maniera, tanto più quanto maggiore è il livello di
idratazione cellulare. Aumentare l'idratazione cellulare fa scattare un segnale
anabolico che inizia le reazioni di sintesi proteica. Al contrario, quando
predomina la disidratazione cellulare, si verifica il catabolismo muscolare.
Come ci si aspetterebbe, chi è affetto da gravi malattie catabolizzanti
presenta sempre una disidratazione cellulare.
Sebbene varie sostanze, comprese l'insulina e il potassio, favoriscono
l'idratazione cellulare, gli studi mostrano che la sostanza nutriente più
potente sotto tale aspetto è la glutamina. Le cellule epatiche aumentano di
volume del 12% entro due minuti da un'infusione di glutamina e rimangono
idratate fin quando è presente la glutamina. Altri studi condotti con animali
indicano che l'aminoacido può aumentare la sintesi proteica muscolare in
assenza di insulina.
La glutamina è impiegata pure come principale substrato energetico per
le cellule delle pareti intestinali. Gli enterociti, questo è il loro nome, si
distaccano ogni tre giorni e hanno necessità della glutamina per avere
l'energia che azioni la sostituzione. Le ricerche mostrano che il 40% della
glutamina totale impiegata dall'organismo è per la sintesi preposta alla
sostituzione delle cellule gastrointestinali. Aiutando a preservare l'integrità
delle cellule sulle pareti dei visceri, la glutamina può servire a prevenire
malattie correlate alle invasioni batteriche.
Questa "fame" di glutamina che hanno le cellule
gastrointestinali costituisce il principale problema della glutamina orale: fino
all'85% di una dose assunta per bocca viene "rubata" dalle cellule
intestinali. Per quanto il problema possa essere aggirato con una
somministrazione endovena di glutamina, ci sono altre soluzioni più pratiche,
come vedrete.
La glutamina è prodotta nel cervello perché è necessaria per
disintossicare dall'ammoniaca risultante dal normale metabolismo proteico.
Inoltre agisce da precursore di importanti neurotrasmettitori cerebrali, come il
glutamato, un neurotrasmettitore eccitatore, e il GABA, un neurotrasmettitore
inibitorio.
La glutamina
mantiene a livelli ottimali il glucosio, soprattutto in caso di digiuno. Assume
un ruolo pure durante un processo a livello epatico chiamato gluconeogenesi, il
quale riguarda il mantenimento di importanti livelli della glicemia. Apportando
carbonio, la glutamina può accrescere i depositi epatici di glicogeno, anche se
all'interno della comunità scientifica le opinioni in materia sono
contrastanti.
Uno studio che ha confrontato le infusioni di aminoacidi glicina e
alanina - entrambi precursori del glucosio - con la glutamina hanno indicato che
due ore dopo l'attività fisica l'infusione di glutamina produceva un aumento
del tasso della sintesi del glicogeno muscolare rispetto agli altri due
aminoacidi. I ricercatori speculano che la glutamina di per sé possa agire da
precursore diretto per il ripristinio del glicogeno muscolare dopo l'esercizio.
L'effetto
sull'adipe
Uno studio nel quale la glutamina veniva somministrata a topi
geneticamente grassi e che seguivano una dieta iperlipidica indicava un effetto
positivo. In particolare, i ratti presentavano un minore incremento della
glicemia (iperglicemia) e una ridotta incidenza di livelle elevati di insulina.
Anche se il meccanismo dietro all'effetto non era chiaro, i ricercatori
suggeriscono che possa coinvolgere la capacità della glutamina di diminuire la
resistenza all'insulina indotta dalla dieta iperlipidica. Altri studi nei quali
la glutamina veniva somministrata ai soggetti per via endovenosa con emulsioni
di grassi confermano che previene l'intolleranza al glucosio e
L'integrazione con glutamina può essere particolarmente importante nelle
diete a ridotto contenuto di carboidrati, le quali promuovono un calo pari al
25% dei livelli di glutamina nel corpo. Ance se inibisce la formazione di
chetoni, che sono sottoprodotti intermedi del metabolismo lipidico che aumentano
durante le diete ipoglucidiche, può anche aiutare a conservare le riserve di
glucosio ematico nel corpo. Per quanto i chetoni esercitino un effetto
anticatabolico evitando il catabolismo muscolare in assenza di un'assunzione
adeguata di carboidrati, la glutamina può esercitare simili effetti
anticatabolici interferendo con il catabolismo muscolare indotto dal cortisolo.
L'importanza di assumere una quantità adeguata di glutamina quando si
segue una dieta con dosi limitate di carboidrati è illustrata perfino in uno
studio del 1999 su un gruppo di ciclisti sotto allenamento. Lo studio mostrava
che consumare una dieta ipoglucidica comportava una riduzione maggiore della
glutamina insieme ad un aumento del cortisolo ematico, mentre allenarsi seguendo
una dieta iperglucidica non aveva alcun effetto sui livelli di glutamina.
Anche se la glutamina sembra incoraggiare le perdite di grasso corporeo
attraverso un aumento della sensibilità all'insulina, alcuni studi indicano che
non solo inibisce la formazione di corpi chetonici, ma promuove pure la
lipogenesi, ossia un incremento della sintesi dell'adipe. Lo studio appena
citato, comunque, riguardava cellule isolate di fegato di ratto - e quei
risultati possono non ripetersi in una misura consistente all'interno di un
corpo umano integro.
Un
aiuto ergogenico
Il superallenamento spesso comporta un aumento dei livelli di cortisolo
in abbinamento ad una riduzione di quelli degli ormoni anabolizzanti, come il
testosterone, un depauperamento delle riserve di glicogeno e un ottundimento
della risposta immunitaria. Svariati ricercatori hanno suggerito che una
diminuzione dei livelli di glutamina è un marker biochimico del
superallenamento perché la glutamina contrasta i fattori negativi che ne
derivano.
Tale connessione si riflette in uno studio che confrontava i livelli di
glutamina ematica in sette uomini che si allenavano con svariate intensità una
volta la settimana a quelli di cinque soldati che si allenavano intensamente due
volte al giorno per 10 giorni. Nei sette uomini i livelli di glutamina
scendevano in misura significativa quando raggiungevano il picco dell'intensità
d'allenamento. Però, con l'allenamento intenso dei soldati, scendeva subito in
quattro di loro, con tutti e cinque che mostravano livelli significativamente più
bassi dopo 11 giorni.
Uno studio sui maratoneti che assumevano o glutamina o un placebo subito
e a due ore di distanza di una corsa indicavano che in chi prendeva proprio la
glutamina, l'81% riferiva una minore incidenza di infezioni una settimana dopo
la corsa. A differenza, i corridori del gruppo trattato con placebo riferivano
una riduzione pari al 49% delle infezioni dopo una settimana. Un altro studio
mostrava un calo del 20% nei valori di glutamina un'ora dopo che i soggetti
avevano preso parte ad una maratona. Uno studio di follow-up rilevava che la
glutamina non aveva alcun effetto sui linfociti nei corridori che l'assumevano
prima di una maratona.
Alcuni ricercatori che hanno studiato gli effetti della glutamina in
atleti dediti ad attività fisica intermittente e ad elevata intensità simile
all'allenamento con i pesi riscontravano che la glutamina plasmatica non calava
subito dopo l'esercizio, anche se l'effetto era stato registrato in studi
effettuati su atleti impegnati in discipline di resistenza. In ogni caso lo
studio ha presentato un calo cinque ore più tardi, definito dai ricercatori
come il risultato di un aumento dell'assunzione di glutamina da parte dei reni.
La glutamina è una fonte di ammoniaca nei reni, dove può essere
utilizzata per tamponare un aumento della concentrazione degli ioni idrogeno.
Un'acidosi metabolica elevata dopo l'attività fisica deriva da un incremento
degli acidi organici come gli acidi grassi liberi e i chetoni che risultano
dalle reazioni metaboliche dell'esercizio. È simile al calo della glutamina che
si verifica entro quattro giorni dall'inizio di una dieta a ridotto contenuto di
carboidrati. Un aumento dell'acidosi si verifica in diete siffatte per la
maggiore assunzione proteica e per l'incremento della mobilitazione degli acidi
grassi liberi e dei corpi chetonici. Ne consegue il calo del 25% dei valori di
glutamina muscolare.
Durante l'attività fisica ad alta intensità il sangue che affluisce ai
reni è limitato da innalzamenti di catecolamine come l'epinefrina e la
norepinefrina. In seguito all'esercizio, con l'abbassamento graduale della
vasocostrizione indotta dall'attività fisica, l'aumento di acidosi metabolica
prodotta dall'esercizio è monitorata nei reni e, di conseguenza, i reni
aumentano l'assorbimento della glutamina in circolo nel sangue.
La glutamina viene scomposta nei reni dalla glutaminasi, un enzima, e
convertita in ammoniaca. L'ammoniaca poi si converte in ammonio, uno ione che
tampona i livelli elevati di ioni idrogeno prodotti dall'esercizio. Il processo
di tamponamento va a discapito della muscolatura se non c'è una quantità
sufficiente di glutamina nel sangue, e quando accade, la muscolatura è
predisposta a reazioni cataboliche che coinvolgono un incremento del cortisolo.
I livelli minori di glutamina ematica mostrati nello studio sugli ioni cinque
ore dopo un'intensa attività fisica potrebbero essere dovuti ad una deplezione
delle riserve muscolari di glutamina o al fatto che la muscolatura non riesce a
tenere il passo con l'aumento assorbimento della glutamina a livello renale.
Un altro studio recente è arrivato a conclusioni simili dopo che i
ricercatori hanno esaminato i livelli di glutamina ematica in nuotatori,
ciclisti, powerlifter agonisti e in soggetti sedentari. I powerlifter avevano i
livelli di glutamina più bassi, cosa che si ascriveva alle loro diete
iperproteiche "croniche". Lo studio ha notato una relazione inversa
tra la glutamina e una dieta iperproteica; vale a dire, diete iperproteiche che
tendono ad indurre livelli di glutamina più bassi. Questo è consistente con
l'aumento dell'acidità associata ad una maggiore assunzione proteica, l'effetto
di tamponamento renale e minori
particolarmente importante nelle diete povere di carboidrati
in quanto promuovono una riduzione del 25%
dei livelli corporei di glutamina.
Un punto importante qui è che l'esercizio ad elevata intensità
protratto per tempi lunghi può esaurire la glutamina muscolare, in maniera
simile a quanto accade con l'acidosi. Livelli minori di glutamina potrebbero
pertanto predisporre una persona ad infezioni e al catabolismo muscolare. Uno
studio recente, in ogni caso, non ha riscontrato alcun effetto dell'integrazione
orale di glutamina sulle reazioni del sistema immunitario conseguenti
l'esercizio.
Che dire dell'impiego della glutamina come aiuto ergogenico diretto per
aumentare la prestazione atletica? L'idea è realizzabile in base al ruolo della
glutamina nella regolazione dell'equilibrio acido-base durante l'attività
fisica; cioè, nell'aiutare il corpo a sbarazzarsi da solo dei sottoprodotti
acidi del metabolismo dell'esercizio fisico. Questo aspetto è stato esaminato
in uno studio riportato sul Journal of Sports Medicine and Physical Fitness
(38:240-44; 1998).
Dieci ciclisti di sesso maschile e allenati hanno eseguito cinque
sessioni ad elevata intensità in bicicletta, con le prima quattro della durata
di 60 secondi mentre l'ultima è stata portata ad esaurimento muscolare. Ogni
sessione ha previsto un minuto di riposo, in tal modo ha imitato il ritmo di una
tipica sessione di allenamento con i pesi ad elevata intensità. I soggetti
hanno svolto le proprie sessioni di esercizi 90 minuti dopo avere assunto o 0,03
g di glutamina per chilogrammo di peso corporeo o un placebo. I risultati hanno
mostrato che il tempo per arrivare all'affaticamento non era significativamente
diverso tra i due gruppi; in ogni caso, la quantità di glutamina apportata, che
ammontava a circa due grammi per un atleta del peso di 90,5 kg, non era
probabilmente sufficiente a dare un qualche effetto valido.
Un altro aspetto da considerare è che la glutamina può apportare
prontamente carbonio per la sintesi di glicogeno e di glucosio a livello
epatico. Assumerne quantità sufficienti prima dell'esercizio può servire a
risparmiare le riserve di glutamina muscolare, aiutando in tal maniera il
recupero muscolare mentre previene un eccessivo catabolismo delle proteine
muscolari o un rilascio, indotto dall'attività fisica, delle glutamina
contenuta nelle riserve intramuscolari che avverrebbe altrimenti.
Solo due grammi di glutamina orale hanno alzato in misura notevole i
valori dell'ormone della crescita, secondo un recente studio, che ha anche visto
che un'assunzione superiore ai due grammi portava ad un aumento della
scomposizione della glutamina nel fegato. E la glutamina può aumentare la
sintesi del testosterone, promuovendo il rilascio della gonadotropina, un
ormone, da parte dell'ipotalamo, nel cervello. Un altro studio ha trovato che
iniezioni di ormone della crescita sopprimevano la sintesi della glutamina nella
muscolatura, cosa che indica la necessità di integrarla per coloro che sono
sottoposti ad una terapia con l'ormone della crescita e in coloro che usano il
GH o per contrastare l'invecchiamento o per il potenziamento atletico.
Integrare
la glutamina
Gli studi effettuati su pazienti clinici indicano che anche a dosi
massicce la glutamina è molto sicura. La dose quotidiana necessaria per un
bilancio azotato positivo in quei pazienti, comunque, variava mediamente dai 0,2
ai 0,6 grammi per chilogrammo di peso corporeo. Quindi un atleta di 90,5 kg
dovrebbe assumerne dai 18,2 ai 54 grammi al giorno. Il corpo sintetizza dai 50
ai 120 grammi di glutamina ogni giorno, ma considerando che la maggior parte
della glutamina orale viene "rapita" dalle cellule dell'intestino e
che quasi tutta quella che rimane è degradata nel fegato, è ovvio che sussiste
il problema di un assorbimento adeguato.
Alcune ditte hanno tentato di superare il problema connesso
all'assorbimento orale aggiungendo un ingrediente chiamato lisofosfatidilcolina.
L'idea è che la lisocolina in un qualche modo "distenda" le cellule
che rivestono le pareti dell'intestino, permettendo un maggiore assorbimento di
glutamina da parte di tutto il corpo. L'effetto non è mai stato documentato in
alcun studio clinico, però, e risulta in gran parte una mera congettura.
D'altra parte, negli animali, grosse quantità di lisocolina sono correlate ad
ulcere duodenali e all'aterosclerosi.
Altri integratori, soprattutto varie proteine in polvere, pubblicizzano
la "glutamina a legame peptidico". È vero che quando la glutamina è
legata ad altri aminoacidi, come l'alanina o la glicina, il dipeptide risultante
è di gran lunga più stabile in soluzione che con la glutamina libera. Quel
tipo di glutamina è usata nelle preparazioni da somministrare endovena per la
maggiore stabilità. La glutamina libera, in un liquido, si degrada rapidamente
in piroglutamato e ammoniaca.
Il problema è che la maggioranza degli integratori proteici che si pensa
contengano glutamina a legame peptidico non utilizzino vera
Secondo Mauro Di Pasquale, M.D., si può avere un'idea approssimata del
contenuto di glutamina di un integratore con proteine di origine animali
guardando il contenuto di acido glutamico riportato in etichetta. Quasi metà
della quantità elencata sarà glutamina. Nelle proteine di origine vegetale la
cifra può arrivare perfino all'80%. Addirittura, il cosiddetto ingrediente
attivo segreto di uno dei primi pasti sostitutivi sul mercato erano dosi
sostanziose di glutamina - nove grammi a porzione.
Un'altra possibilità è combinare la glutamina con i suoi precursori
nutrizionali. Ad esempio, potete assumere piccole dosi di glutamina, per esempio
dai due ai quattro grammi, svariate volte nel corso della giornata. Oppure
potete prendere sostanze nutritive che il corpo trasforma in glutamina,
superando i rilevanti problemi
degli integratori orali di glutamina. Tali sostanze nutritive annoverano gli
aminoacidi ramificati, l'alfa-chetoglutarato e l'ornitina alfa-chetoglutarato.
Non solamente agiscono da precursori della sintesi della glutamina ma aiutano
anche a preservare il contenuto di glutamina nella muscolatura.
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